19 comments

  1. Perchè Groupalia ha dato per scontato che uno stagista sia più inesperto del suo manager nella comunicazione sui social media? In teoria lo stagista dovrebbe saperli usare meglio, dovrebbe conoscere la netiquette meglio del dirigente over 35.

    Qui era una questione di buon senso, anche per uno che non sa nemmeno entrare su Facebook sarebbe mai passato in mente di scrivere una frase del genere. Inesperto o meno.

    Secondo me è una menzogna bella e buona, ed è più probabile che sia stata la malsana idea di un dirigente, che poi si, lo ha fatto scrivere allo stagista.

    • futurap said…

      Grazie Simone del commento.come dico nell’articolo, non credo che l’importante sia chi ha scritto quel tweet. anche perchè francamente l’account manager ha dimostrato poca scaltrezza anche lui in scuse approssimative, di circostanza, a mò di laviamoci la coscienza.
      il buon gusto e, come dici tu, il buon senso spesso non sono una questione di senority, ma di signorilità. e quella non si conquista con gli anni di esperienza lavorativa.
      :)

  2. La tua sintesi del tutto – e che condivido in toto – è nella frase “Quel tweet l’ha scritto Groupalia”. Punto e stop. Per la mia sintesi del tutto – che spero tu condivida in toto – rimando ad un saggio adagio veneto che recita “L’è peso el tacon del buso” ovvero è (stato)peggio la pezza del buco. ;-) ciao!

    • futurap said…

      ciao Alberto, e grazie del commento! eheheh, ho vissuto due anni in Veneto, ma non conoscevo il detto. Devo dire che ci sta perfetto ;)

  3. Davide said…

    “..Devi avere sensibilità, trasparenza, intelligenza, umorismo, buon gusto, curiosità nei confronti del mondo e delle persone, dentro e fuori la rete queste siano…”
    Se mai mi capiterà di cercare una figura di community manager saranno questi gli skills che dovrà avere il mio candidato..

    Posso aggiungere un mio personalissimo punto di vista?

    Il buon comunicatore,inoltre, non dovrebbe mai dimenticare che la Rete, il Web non sono un altro mondo in cui tutto è lecito, tutto si può dire o fare solamente perchè risulta “virtualizzato”…
    Forse banalizzo?

    • futurap said…

      Non credo tu banalizzi, anzi, quoto il tuo ragionamento e aggiungo, non è per niente banale saper “stare” in rete. Perchè a dispetto di chi crede ancora che il web sia un mondo anarchico senza regole e autoregolamentazioni, netiquette e codici comportamentali, succedono poi questo genere di fatti, dove una mancanza di tatto e un’incapacità reale di buongusto e savoir faire vengono stigmatizzati e severamente puniti. Ma non da organismi di controllo nè da codici deontologici prestabiliti, ma dagli stessi utenti che commentando e viralizzando, unendosi, possono decretare il successo e l’insuccesso di un brand, azienda, personaggio pubblico.
      Con questo non sto inneggiando nè al buonismo nè all’eccessiva critica, ci vuole anche una buona dose d’ironia per capire che non tutto va preso poi sul serio, altrimenti rischiamo di diventare i paladini dell’etica a tutti i costi. non credi?

      • Davide said…

        Assolutamente si!!

  4. Riporto esattamente ciò che ho scritto altrove, sempre a proposito di questo post:

    Il consumatore non è tua moglie. Il consumatore sei tu, se è vero che il marketing è l’arte di creare valore per il mercato. E un buon markettaro deve avere esattamente le stesse doti del buon comunicatore che tu hai individuato nel tuo post. Altrimenti col cavolo che riesce a creare valore per il mercato…

    Te lo dice una che lavora nel marketing da anni.
    Gran bel pezzo, alla prossima
    Stefania

    • futurap said…

      grazie Stefania per il tuo commento. Come ho scritto già altrove, in effetti credo che tu abbia centrato la questione: riuscire a creare valore, così ne giova il mercato e la società tutta.

  5. said…

    Ottimo articolo, davvero. Anche io ho strabuzzato gli occhi a quell’uscita su Twitter di Groupalia!
    E’ interessante prendere atto di quanto siamo soggetti a certe dinamiche e a quanto il webmarketing sia ormai importante per le aziende. Sarebbe bello che in Italia se ne rendessero conto, visto e considerato che tutto il resto del mondo l’ha fatto da tempo.

    • futurap said…

      Io credo che i tempi stiano cambiando; non tanto nel management delle grandi aziende, quanto nell’uso che le persone fanno del web. E la cosa bella che per una volta sono i consumatori e la loro intelligenza, sia essa indivuale o collettiva, che spingono i brands a rinnovarsi.

  6. Mauro said…

    Bello,ottimo articolo.L’utilizzo dei social media per fare business e’ un lavoro e richiede etica e professionalita’. Ma soprattutto: chiunque scriva, stagista, uomo delle pulizie, amministratore delegato, rappresenta l’azienda. Sempre. Ecco perché sarebbe il caso che chiunque voglia occuparsi di ciò facesse molta attenzione al proprio profilo personale. Perché la rete e’ sempre accesa e tu sei sempre in scena.

    • futurap said…

      Si, hai ragione… ci sono molti casi che ci raccontano “pezzi grossi” del management di grandi aziende abbiano sottovalutato la propria presenza pubblica online. Così come anche piccoli dipendenti che più che usando i social network più come un gioco che come una “pubblica vetrina e scambio di valore” hanno messo in seri guai l’azienda. Tutto sta nel non sottovalutare la potenzialità del mezzo,essere trasparenti e magari affidarsi a dei bravi ed etici professionisti.

  7. Andrea said…

    Bell’articolo ma solo a me sorge questo dubbio:

    Groupalia, dopo il tweed, passa da 104,098 iscritti alla Fan Page a 104, 760. (+500 in un giorno)
    La maggior parte di essi esclusivamente per vedere cosa sta accadendo ed essere aggiornato sui fatti.

    Quanti, nei giorni successivi, cioè al termine della bufera, si sono disiscritti ? Quanti ora riceveranno le offerte Groupalia diventando dei potenziali clienti ?

    Il mio dubbio è questo: errore dettato dalla superficialità di uno stagista o incredibile, per quanto subdolo, stratagemma di marketing ?

  8. Achille said…

    è risultato subito evidente,che il danno fatto all’azienda non è casuale e la replica del “pinco pallino” dell’azienda conferma la gaffe,intanto perchè se diffondo un messaggio devo essere competente oltre che rappresentativo dell’azienda e poi,perchè, se chi dovrebbe porre rimedio al danno,finisce per palesare l’incompetenza nel scegliere i collaboratori oltre che smentire se stesso,perchè in un gruppo,ogni soggetto è parte integrante del gruppo stesso,quindi screditarne uno vuol dire screditare tutto il gruppo…..una sorta di doppio danno.

  9. eliana said…

    Un community manager con due/tre anni di anzianità? Non è un po’ pochino per grandi realtà/aziende?

  10. said…

    E se i clienti persi a seguito di quel tweet fossero inferioro ai nuovi potenziali acquisiti grazie alla viralita con cui e si e diffusa la notizia finendo al tg per un paio di giorni?

  11. said…

    Provengo da un commercio (vendita) autodidatta, singolare, è sintetizzabile. Ossia lo puoi paragonare a chi stava inventando il motore a vapore, e s’è ritrovato col motore a scoppio davanti al muso. Il corpo di cui parlo, è il corpo di chi inventa. Da poco tempo le cose sono cambiate, senza rievocare le parole “di settore”, quelle complicate che sembrano non interessare, a cui fai la faccia seria, perché non le sai e te ne freghi di sapere; sono cambiate per chi inventa, e il mercato, come si sa deve inventare per vendere meglio, come gruppo e corpo cognitivo di persone, perché s’è ridotto il tempo tra un aggiornamento e un altro. Dunque sono giunto ad una conclusione: meglio improvvisare razionalmente il mercato che fai, che produci, che diffondi, perché il mercato non esiste nel corpo se non vuoi che esista.

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