Digressioni

Instagram e la fotografia: i social uccidono?

IMG 2524 150x150 Instagram e la fotografia: i social uccidono? futurap blogTra i post di ieri che ho condiviso ai follower via Twitter, uno in particolare ha suscitato molto dibattito. Si tratta di un post dal titolo provocatorio “Instagram decreterà la fine dei fotografi professionisti?“. In questo pezzo Skande lancia una provocazione che riassumo in una domanda: con Instagram siamo tutti potenzialmente in grado di fare belle foto di qualità?

E’ vero. I famosi “filtri” riescono a compiere miracoli. Trasformano un gattino spelacchiato in un batuffolo di tenerezza e una sedicenne sovrappeso nella gemella di Kim Kardashan. Ma siamo sicuri che questo impatti negativamente sulla professione del fotografo? Instagram ha abbattuto il grado di separazione tra fotografia amatoriale e di qualità?

La questione è senza dubbio complessa. Instagram è un social network, che, riprendendo una riflessione di Fabio Lalli (Followgram) , ha avuto il merito e l’intuizione di rivoluzionare il mondo della fotografia, fino ad ieri un po’ “di nicchia”, trasformando un’immagine in un elemento di viralità sociale. Voglio soffermarmi non tanto, quindi, sulla componente qualitativa e tecnologica del discorso, ma sposterei la vostra attenzione sul cambiamento “valoriale” in atto.

Oggi una foto condivisa con Tumblr, Instagram, Pinterest, diventa non più una “bella” immagine di cui usufruire, una fonte di ricordi ed emozioni, un’opera d’arte, ma è sempre di più un messaggio, il punto di inizio di una conversazione, la natura stessa della comunicazione uno-molti.

Non solo. La possibilità di interpretazione e di riuso dell’immagine (repinnare, condividere aggingendo commento o una didascalia) inaugura un approccio co-creativo alla fotografia,  arricchita dal crowdsourcing del contenuto da parte della communità.

La grande forza di Instagram è stata senza dubbio la capacità strategica di aggregare persone, unirle attorno ad una passione, dare loro la capacità di raccontarsi, ma soprattutto di interagire, per immagini. Ne sono un esempio gli Igers.

Quindi i social network uccidono o danno una nuova opportunità di riscatto e rinnovamento alla professione del fotografo?

La lotta per la sopravvivenza non riguarda solo il mondo della fotografia, ma sta investendo grosso modo tutti i settori professionali in qualche modo “rivoluzionati” dalla deriva social della comunicazione e della creazione del contenuto. La sfida sta nel capire le potenzialità dei nuovi mezzi, imparare ad usarli bene e sperimentare nuove forme di creazione e comunicazione della propria “arte”. Possiamo conquistare una comunità inaspettatamente appassionata ed entusiasta del “visual”, perchè non provare a sfruttare l’occasione?

Penso infine che la qualità non verrà meno, anzi, in un mondo dove lo standard è dato dalla facilità di applicare dei filtri e banalizzato dal proliferare di gattini, scarpe col tacco e cibo impiattato, la capacità professionale (ma soprattutto artistica) di riconoscere e di raccontare un mondo, una storia, in uno scatto, ha più possibilità di emergere.

La bellezza ci salverà. Anche la capacità di cambiare.

Futurap

 

PinExt Instagram e la fotografia: i social uccidono? futurap blog

Post Correlati:

  1. La popolarità è l’oppio dei social (perchè comprare followers non serve) Ognuno di noi ha il proprio momento della vita in...
  2. Social news: le ultime novità dalla Rete, dai social media e agenda digitale Cosa succede in Rete? Rispondendo ad un’intervista, mi sono trovata...
  3. Social eventi di giugno, part 2: save the info! Eccoci di nuovo qui. Come vi avevo promesso nello scorso...
  4. sul monitoraggio dei Social: farlo bene, cmq e sempre FARLO! Leggo e condivido con piacere un interessante articolo sugli strumenti...
  5. Alcuni consigli per combattere l’influenza dell’influencer. Su #meetfs e la comodità dell’illazione. Lo ammetto, sono stata molto combattuta su scrivere o meno...

, , ,

comments powered by Disqus

24 Responses to “Instagram e la fotografia: i social uccidono?”

  1. Paolo Ottomano 26 giugno 2012 at 11:44 #

    Io credo che instagram, come dici tu, sia solo un social network e che ci sia molta differenza tra chi lo usa per i gattini o le foto a oggetti che vorrebbero essere arte o comunicazione ermetica, ma sono solo foto a oggetti. Il rapporto tra foto di qualità e una buona parte di quello che c’è su instagram (foto allo specchio con la bocca a culo di gallina, giusto per fare di tutta l’erba un fascio) è lo stesso che c’è tra facebook e gli pseudofilosofi che spacciano per metafisica i luoghi comuni più beceri, magari senza nemmeno scrivere le vocali

    • futurap 26 giugno 2012 at 15:58 #

      non credo di avere capito sai?! :)

  2. Alessandro Fontana 26 giugno 2012 at 12:19 #

    I fotografi veri, quelli capaci di creare immagini che abbiano un valore aggiunto, quelli capaci di raccontare una storia attraverso singoli fotogrammi, non vedono instagram come una minaccia. Anzi, può essere per loro un nuovo mezzo per comunicare la loro passione per il lavoro. Conosco fotografi molto bravi che giocano anche con l’iPhone, come facciamo noi tutti, condividendo foto sui social.

    Credo che instagram sia uno strumento potentissimo, ha la capacità di dare a tutti la possibilità di mostrare la realtà attraverso i propri occhi. Tutti noi abbiamo una visione soggettiva della realtà, lo smartphone e la facilità di scatto ci permettono di mostrarla agli altri. Questo è fantastico. Con il mio progetto dedicato al turismo in Sicilia sfruttiamo questa tendenza per mostrare il territorio attraverso gli occhi locali.

    Eppure c’è chi teme questo social, vedo presunti fotografi che giornalmente si lanciano in una critica accanita contro chi scatta foto con l’iPhone. Il motivo di queste aspre critiche va ricercato, secondo me, nell’insicurezza di queste figure professionali.

    Chi riesce a creare immagini di qualità avrà sempre il lavoro, chi invece continua a scattare fotografie banali decantandosi fotografo professonista finirà rapidamente nel dimenticatoio. Tanti saluti. Amen.

    Grazie per lo spunto di riflessione :)

    • futurap 27 giugno 2012 at 14:35 #

      sai Alessandro, hai detto secondo me una grande verità, chi si lancia in aspre critiche per partito preso spesso non si apre alla curiosità di conoscere cose nuove e lo fa per paura di perdere un pezzo del proprio status quo. E’ un po’ lo stesso problema che riscontro quando mi confronto con giornalisti e comunicatori “vecchia scuola” -media tradizionali- che vedono nel web e nei social network una minaccia piuttosto che un’opportunità per il loro lavoro. E’ più facile ignorare che il mondo stia cambiando, piuttosto che sforsarzi di cambiare i propri orizzonti e fare aggiornamento professionale. Detto questo, grazie del tuo commento, e facci sapere di più sul progetto dedicato a instagram e alla Sicilia di cui accenni, sembra molto interessante!! :)

      • Cinzia 28 giugno 2012 at 03:42 #

        Io sono totalmente d’accordo con Alessandro, e te lo dico da appassionata e studiosa di fotografia che si e’ appena iscritta a Instagram. Un saluto e complimenti per il blog :)

        • futurap 29 giugno 2012 at 14:31 #

          grazie Cinzia! e torna a trovarmi, qui ci piacciono i commenti “appassionati!” :)

  3. Matteo Piselli 26 giugno 2012 at 12:22 #

    Molto importante è l’uso che viene fatto dello scatto, instagram permette quasi di tradurre un pensiero con una foto, è un po’ come un convertitore di tweet e generalmentela la vita della foto ha una durata molto breve, come un tweet del resto. Le foto che invece sono fatte per durare, vengono eseguite con strumentazione e soprattutto con una preparazione allo scatto molto diversa. Sono d’accordo con te, l’occhio del fotografo, ma soprattutto l’occhio dell’artista, vengono esaltati dalla mediocrità del mezzo e non il contrario, è molto più facile fare uno scatto fortunato con una reflex che una foto veramente bella con un IPhone.

    • futurap 27 giugno 2012 at 14:41 #

      sai Matteo, non credo che un tweet, come una foto postata su Instagram abbia “vita breve”. Guarda all’aspetto virale della condivisione, e pensa alla possibilità di salvare tra i preferiti un contenuto per poi rileggerlo (ed eventualmente ricondividerlo) in un secondo momento! Credo che la cosa dipenda anche dall’aspetto “temporale” del contenuto stesso. Detto questo, ho visto foto banali scattate con macchine da migliaia di euro, scatti emozionanti e bellissimi su Instagram.
      Credo chela capacità artistica non dipenda tanto dal mezzo ma da una specie di sensibilità e di capacità di cogliere e raccontare la bellezza.
      :) grazie mille del tuo commento, se ti va torna a trovarmi!

      • Matteo Piselli 27 giugno 2012 at 15:27 #

        Grazie a te, che giorno dopo giorno mi stai mostrando l’uso dei Social e del blog per esprimere coralmente e con i tempi giusti un pensiero.
        Ti ringrazio di aver iniziato a seguirmi su twitter, proverò ad esserne degno.

  4. Carlotta 26 giugno 2012 at 14:40 #

    brava, concordo e condivido un mio pensiero molto simile di qualche mese fa:
    http://loscafandro.com/2012/05/04/scatta-e-condividi/

    • futurap 27 giugno 2012 at 14:36 #

      bellissimo post e bellissima iniziativa! :) mi piacciono le storie raccontate con un hashtag! :)

  5. maxfabrizi 26 giugno 2012 at 17:20 #

    ciao Futura,
    cercherò di essere sintetico ma non prometto.

    Credo che i vari social fotografici non stiano uccidendo la fotografia, anzi credo che stiano facendo crescere, evolvere, mutare, il linguaggio fotografico.

    Credo che mai come in questo periodo si sia consumata tanta fotografia rispetto al passato.

    Credo che i fotografi (intendo i professionisti) che hanno paura di queste opportunità siano già bolliti e credo che sia solo questione di tempo.
    Probabilmente non avevano chiara la mission prima, nell’era 1.0, figuriamoci ora dove la critica è sempre aperta.

    Credo che i fotografi (pro) che non hanno ben chiaro che star a parlare ancora di fotocamere full frame ed obiettivi da eoni di euro quando il mondo sta pubblicando foto da 1500 pixel di lato pensando che la qualità sia solo data dal mezzo tecnologico siano già pressoché morti professionalmente.

    Oggi con una fotocamera reflex da 12 mpixel (aps-c) da 600-700 euro e degli obiettivi di buona qualità ci si svolge circa 70% dei lavori professionali, il restante 30% sono lavori particolari dove servono fotocamere particolari e/o obiettivi particolari.

    Oggi, invece, i fotografi pro hanno quasi tutti un full frame e obiettivi da favola (stando nella parte del 30% degli auspicabili lavori, anche di matrimonio) ma spesso non utilizzano appieno la loro attrezzatura, anzi non la utilizzano proprio perché sempre più spesso la foto viene fatta con attrezzature più basic da chi la fotografia la fa per amore e non per professione.

    Quasi tutti i professionisti della fotografia si vergognano di fare foto con una fotocamera da 500 euro, figuriamoci se prendono in mano un cellulare.

    Quando tutti (soprattuto i professionisti) riusciranno a capire che la fotografia si fa con la luce ed il mezzo fotografico è appunto un mezzo e non il fine allora forse qualcosa inizierà a cambiare. Se la categoria non sarà scomparsa prima.

    Quando ammiro un quadro non mi domando se l’artista avesse usato quel pennello o i colori ad olio o l’acquarello mi sarebbe piaciuta di più l’opera, ne godo e basta.

    Quando ammiro una scultura non mi domando se lo scultore avesse usato il gesso, il bronzo, la creta il legno o il marmo forse mi sarebbe piaciuta di più.

    Quando leggo un romanzo di 300/400 pagine in una notte perché mi affascina non mi domando se l’autore l’ha scritto a mano, con la biro, la matita o il computer. E, altra cosa importante, non m’importa il supporto con cui ne usufruisco, se è carta o inkpaper o lcd. L’importante è il coinvolgimento che l’opera ha su di me.

    Se anche i fotografi capiranno questo allora forse avranno uno strumento in più e forse anche parecchie opportunità da cogliere.

    Ecco lo sapevo, ti ho scritto una bugia, sono stato un filino prolisso.

    ciao
    MAX

    • futurap 27 giugno 2012 at 14:43 #

      bellissima riflessione. mi trovo al 100 per cento d’accordo con quello che dici, e quando affermi “Quando ammiro un quadro non mi domando se l’artista avesse usato quel pennello o i colori ad olio o l’acquarello mi sarebbe piaciuta di più l’opera, ne godo e basta.” mi viene in mente lo squarcio di tela di Fontana.
      :) sii meno prolisso più spesso, qui ci piace uguale!

  6. Nicola 26 giugno 2012 at 17:34 #

    Complimenti per il post. Condivido in pieno il tuo pensiero.
    Inoltre da igers e da gestore di @igerspisa voglio tranquillizzare tutti i fotografi che nessuno vuole spodestarli dal loro piedistallo e dalla loro professionalità. Nonostante ciò i tempi cambiano e anche il modo di fare fotografia è cambiato. Chi tra loro se n’è accorto ed ha cambiato mentalità, approdando anche sui social network come Instagram, allora avranno ancora più successo.

    • futurap 27 giugno 2012 at 15:09 #

      grazie Nicola, è vero non si tratta di spodestare qualcuno ma di riuscire ad intergrare i mezzi con le professionalità e stare al passo con i tempi che cambiano! un saluto a tutti gli @igerpisa da futurap!

  7. Fabio Lalli 26 giugno 2012 at 23:02 #

    Ciao Futura.

    Son circa due anni che studio tutto ciò che gira intorno al mondo del photosharing per passione sia verso la fotografia, sia perchè ho sempre pensato fosse una forma di comunicazione potentissima. Ne ho studiato le evoluzioni che sta facendo fare al mondo della fotografia e i cambiamenti che sta generando al modo di fruire delle informazioni fotografiche fino ad arrivare all’utilizzo degli strumenti. Su instagram ho scritto spesso e nel mio blog puoi trovare alcune mie riflessioni (http://fabiolalli.com/tag/instagram/) che vanno dalla sua nascita, quando, tra i primi utenti iscritti scrissi che “generava dipendenza emotiva”, passando per il post sulla “startup perfetta” fino al post di questa mattina sul Photo Discovery come evoluzione del PhotoSharing abbinato al Social Discovery.

    Instagram a mio avviso ha generato un cambiamento nel mondo della foto pari a quello degli Mp3 nella musica: i professionisti ascoltano musica di qualità, ne fruiscono con strumenti di altissimo livello, fanno caso ai particolari e ai dettagli del suono. Il resto degli utenti ascolta musica mp3: livello più basso, con strumenti alla portata di tutti, senza far caso al fruscìo generato da un cavetto di bassa qualità o da una cuffia scadente. Ma la massa ora ascolta musica ovunque, ne ascolta tanta e ne scarica di più di quella che può ascoltare.

    Instagram ha fatto si che la stessa cosa succedesse con le foto.

    L’evoluzione delle foto non è finita ancora. Il discorso del Photo Discovery sarà un passaggio ancora più importante: foto, tag, geolocalizzazione, filtri ed altre preferenze degli utenti permetteranno alle persone di conoscersi ancora di più, di raccontare storie di luoghi e di eventi.

    Immagina che bello navigare un luogo come il Colosseo e vederne la storia, i punti di vista, i cambiamenti e le emozioni delle persone http://followgram.me/v/2999873/Colosseo

    Enjoy
    FL

    Si potrebbe scrivere per ore su questo argomento, sia per quanto mi affascina, sia per l’interesse che ho in questo momento, sia perchè sto seguendo questo trend con molta attenzione proprio per Followgram.

    • futurap 27 giugno 2012 at 14:47 #

      Ciao Fabio, grazie della tua riflessione. Perchè non continuiamo la discussione con un’intervista? sono sicura che ai lettori di futurap interesserebbe molto l’argomento, e conoscere meglio Followgram!

  8. Stefano Vena 30 giugno 2012 at 18:18 #

    Le polemiche verso Instagram mi ricordano la favola della volpe e l’uva.
    E’ successo con gli mp3, i video, i blog, gli ebook e ora con le fotografie.
    Chi sa cavalcare la cresta dell’onda resta a galla gli altri si lamentano.
    Per curiosità : Futura quante riviste hai ammazzato, e tu Fabio quanti fotografi?

    :D

    • futurap 1 luglio 2012 at 14:26 #

      già, la penso perfettamente come te! Personalmente non sopporto i lamentoni, ammiro chi si da da fare e non si sente mai arrivato.
      Ti giuro, non ho mai ammazzato nessuna rivista. Sono una grande estimatrice della crossmedialità perchè credo fortemente che ogni mezzo di comunicazione ha la sua forza e la capacità di mixare forme diverse di comunicazione per un’unica strategia può rivelare forme virali impreviste. Però è vero, ho lavorato e interagito spesso con persone che, quando difendevo la bontà della comunicazione online attraverso il social networking, mi hanno trattato come una pazza pluriomicida. La risposta? Spesso l’attacco è una difesa, se sono convinto della bontà della mia posizione non ho bisogno di impormi alzando la voce :)

  9. RondoneR 10 luglio 2012 at 10:43 #

    Molto interessante. Il vero problema della Fotografia, per altro, secondo me, non è tanto Instagram oaltri geniali filtri web, quanto proprio la facilità del digital photo.

    Oggi anche uno smarphone permette di fare buone post produzioni.

    I fotografi migliori, paradossalmente, oggi tornano ai vecchi obiettivi. Solo che i plugin più cercati e caricati, le app più amate, sanno tutte di nostalgia. La Retrosfera appunto.

    E’ un classico esempio di quello che io definisco Decadentismo Schizofrenico. Si cerca il Passato usando il Futuro.

  10. Patrizia Habarta 3 novembre 2012 at 23:04 #

    Personalmente trovo assurdo il confronto tra instagram e la fotografia “tradizionale”. La funzione degli entrambi è completamente diversa, inoltre il loro utilizzo, soprattutto casuale, non può essere considerato un’arte / una professione. Allo stesso modo tutti abbiamo possibilità di usare diversi social network ma ciò non ci fa diventare un social media specialist. Una pretesa simile risulta evidentemente ridicola quando si verificano i risultati. Chi teme invece che la diffusione di instagram possa mettere a rischio il suo lavoro “professionale”, può ritirarsi immediatamente. Non è l’accessibilità di un mezzo che ci deve spaventare. / @phabarta

Trackbacks/Pingbacks

  1. Tra indigeni digitali e comunicatori dadaisti: la summer agenda dell’Italia che cambia | futurap | Il blog - 16 luglio 2012

    [...] è il primo camp di Indigeni Digitali, e se non sai chi sono devi assolutamente leggere questo post dove Fabio Lalli (autore della foto del post), co fondatore del network, lo spiega bene. Tre giorni [...]

Lascia un Commento