Lo ammetto, sono stata molto combattuta su scrivere o meno questo post. Ho letto tanto, forse anche troppo, sul caso #meetfs, per non essere in qualche modo quasi assuefatta dai commenti a riguardo.
Davanti a cotanto dissertare, mi permetto comunque di dire la mia, non da sedicente influencer ma da partecipante a #meetfs Roma.
Cosa eravamo a fare lì, a scanso di equivoci, lo hanno raccontato in maniera pulita e magistrale altri prima di me, come Giovanni Scrofani e Luca Conti. Ma per dovere di social cronaca vi consiglio uno Storify che aggrega contenuti di quella giornata in cui siamo stati invitati ad un tour alla scoperta del “dietro le quinte” degli impianti della sede romana di Trenitalia.
Mi preme aggiungere solo delle brevi riflessioni, guidate da alcuni aforismi del saggio Hemingway, che poi sono gli stessi consigli che ho seguito in questi giorni di riflessione e che consegno ai meno cauti “contestatori di pancia”.
Before you act, listen: una cosa che ho imparato a fare da quando ho deciso di rendere pubblica la mia voce è “sentire tutte le campane”, soprattutto approcciandomi ad un argomento di pubblico interesse ed anche parecchio controverso. E’ con questo spirito che ho deciso di partecipare a #meetfs, armata di tutte le mie convinzioni di pendolare la cui vita è in qualche modo condizionata dalla performance di Trenitalia. Con lo stesso spirito ho ascoltato professionisti spiegare il funzionamento dei treni, la manutenzione delle carrozze rovinate dal vandalismo, la storia di un colosso aziendale che nasce da figli di ferrovieri e le sfide per un presente di nuove aperture al mercato. Una giornata di confronto, dall’incontro con il responsabile della sala controllo traffico regionale e quello conclusivo con l’amministratore delegato Moretti, in cui da entrambe le parti c’è stata apertura al dibattito ed esortazione a stressare alcune evidenti criticità, più che ad esaltare le virtuosità. Un’esperienza che in qualche modo mi ha arricchita, aiutandomi ad avere dei dati in più per conoscere, interpretare, aprire la mente e farmi un’idea il più razionale possibile.
Before you react, think: massimo rispetto per i pendolari che subiscono disagi quindi, ma la deriva che vorrei non prendesse piede e che troppo spesso invece ha la maggiore, è quella di reagire con impeto quasi irrazionale sui social network a troppo facili provocazioni: chi critica ha sempre ragione? la polemica in 140 caratteri è sempre la strada giusta in ogni occasione? E noi, sedicenti esperti della comunicazione sui social media, non cediamo forse troppo alla tentazione di analizzare con leggerezza le conversazioni? Sforziamoci di ricordare che dietro ad un hashtag e ad una “twitonda” si nascondono pensieri e reazioni molto diversi tra loro: dalla critica costruttiva, all’insulto gratuito, alla domanda inattesa e focalizzata. Appiattire questa diversità di vedute interpretandola come un’ unica massa portatrice di dissenso è pericoloso e semplicistico, nonchè mi ricorda il triste sensazionalismo interpretativo di un certo giornalismo dei media tradizionali.
Before you spend, earn: o per dirla più semplicemente, si fa presto a fare i paladini dell’etica con i social degli altri. Ho letto le più svariate dissertazioni su come Trenitalia debba gestire la propria presenza online e la propria social media strategy. La verità è che aprirsi al confronto e buttarsi sulla pubblica piazza digitale per un’azienda a partecipazione pubblica è un’operazione senza dubbio necessaria, ma tutt’altro che banale. Presuppone un grande coraggio, una buona componente di conoscenza della propria storia, una capacità non da poco di umiltà e di autocritica e voglia di rischiare. E tutti i giorni incontro e mi scontro con realtà che preferiscono ignorare l’esistenza di una reputazione online piuttosto che affrontarne le “rogne”. Nel caso Trenitalia essere online significa accettare una sfida: aprire un canale preferenziale per aspre critiche, ma farlo nonostante tutto, e cercare di sfruttarlo al massimo per migliorare con l’ascolto il customer care deficitario, con attività come @fsnews e @lefrecce.
Before you criticize, wait: il fastidio che ho avuto in questi giorni deriva soprattutto da un’impressione, neanche tanto velata: che tutto questo epicfail, come lo ha definito qualcuno, sia stato montato ad arte. Gli stessi che hanno accusato dei professionisti di essere manovratori prezzolati alla mercè delle strategie di marketing di Trenitalia, non hanno esitato ad usare la propria voce da “influencer” per manipolare il disagio dei cittadini e dei consumatori, senza verificare le proprie congetture, analizzando solo una parte della storia. Gente che dal caldo ambiente rassicurante del proprio blog e della propria testata si è arrogata il diritto di ergersi a paladino della difesa dei pendolari, di portavoce dei tweet forconi e di mettere alla berlina un intero social team, ma no che dire, un’intera azienda tra i maggiori colossi del mercato italiano, ma no, di più, un intero modus operandi che vede i brand aprirsi al mondo dei social network e della rete. Siete così sicuri della bontà del vostro punto di vista – e al contrario della malafede della controparte- a tal punto da esprimerlo in pubblica piazza senza aspettare di avere un confronto e un dibattito con i protagonisti? Beh, allora forse i veri influencer siete voi!
Before you pray, forgive: durante il dibattito con l’amministratore delegato Moretti ho twittato “La differenza tra un giornalista e un blogger? In un dibattito con un AD il blogger non fa solo domande, ma propone soluzioni e racconta sogni”. E con questo rispondo a chi ha chiesto perchè Trenitalia ascoltasse i blogger e non i consumatori a #meetfs. Si è trattata di una fase, perchè una strategia di comunicazione è fatta di step. E il primo step può essere anche il confronto tra il brand e alcune persone ritenuti in grado di essere portatori delle istanze e della voce di molti, poichè capaci di interpretarne in chiave strategica e ragionata il sentiment, riuscendo a translare dati e dibattito in un giudizio di merito da portare ai propri lettori e alla propria community. Chiamateli filtri, lenti di ingrandimento, reporter con un proprio punto di vista o esperti dell’uso di canali comunicativi in rete, non etichettateli semplicemente “influencer”.
Before you quit, try: quello che mi auguro, è che Trenitalia come molti altri brand che danno un servizio importante al pubblico e ai cittadini, continuino a testare strade di confronto e di ascolto diretto della propria comunità, anche attraverso i social network. Spero che si rendano conto che l’autoreferenzialità nella comunicazione non paga, ma che può essere più appagante e gratificante dare al cittadino le informazioni per comprendere ed interpretare i motivi dei disagi, le difficoltà della gestione, i problemi logistici. Mi auguro che diano voce alle storie che ho scoperto dietro ad un servizio: le giornate del ferroviere, le ore del manutentore che lava le carrozze, l’entusiasmo dell’ingegnere che testa nuovi sistemi di sicurezza. Ma anche alle istanze dei passeggeri dando loro modo di avere dei canali per raccontare in modo virtuoso le loro esperienze di viaggio. Co-creazione di un servizio più puntuale mettendo le basi per un rapporto più paritario, perchè il brand non è solo dell’azienda, ma anche di chi lo usa.
Futurap
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Prendi questo mio spunto come fatto da uno che ha 5 ore da dormire e invece sta qui a scrivere. Poi dormo.
Il punto è duplice. Gli influencer, presi di peso da quelli americani, si credono influencer.
La differenza tra quelli americani e quelli italiani è che quelli Usa si sono “meritati” sul campo il loro ruolo, non lo hanno avuto solo dal numero di follower. Sono quelli che twittavano da luoghi di guerra, quelli che twittavano verità contro la Cia. Quelli che mettevano la loro vita sulla bilancia della verità.
Quelli italiani? Con tutto il rispetto, dal primo all’ultimo, li rispetto, ma non possono influenzare la mia opinione neanche se pregano in cinese.
Il brand si fa nei social. Bella litania che da un pò fa il giro del marketing italiano.
Il brand. Ok.
Il brand di Trenitalia contro chi si scontra (scusa il gioco di parole)?
Se non prendi un Trenitalia che fai? Voli? Vai in taxi?
I pendolari (io ne ho fatto parte tempo fa) sono delle grandi persone (non io non sono pendolare), sono delle persone che dovrebbero avere un premio, si fanno un c… tutti i giorni, ma loro vanno avanti anche se quei treni dovrebbero farli a pezzi con una mazza. Perchè loro DEVONO andare avanti, per loro e le loro famiglie.
Perciò tutto questo gioco al brand, all’influencer, al social, scusami, fa pena.
Fa rabbia. Perchè Il sig. dott. ing dirigente di Trenitalia se ne fotte di quello che i pendolari pensano perchè sa che il giorno dopo il pendolare è costretto ad usare quella carrozza sporca, vecchia e calda.
E lui in ufficio giocherà al grande manager social.
Tutto inutile.
Prendi questo mio spunto come una che ha incontrato persone che lavorano nei cantieri di un’azienda, lavano treni sporchi e lottano contro 3 milioni di euro di atti di vandalismo al mese solo per la regione Lazio (dillo a loro magari che i pendolari dovrebbero “spaccare con le mazze i treni”) . Trenitalia non è solo questo, ma non è nemmeno solo il suo Amministratore Delegato. Che non credo ami giocare a fare i social (a meno che abbia un particolare tendenza masochista) come dici tu, che gli riversano contro insulti, offese e gli appioppano il malessere e il disagio di un apparato che essendo a compartecipazione pubblica risente del malfunzionamento di tanti sistemi messi insieme. Non sono qui a prendere le parti di nessuno, non è il mio ruolo e nemmeno me la sento, non mi piacciono gli aut aut, ma le sfumature. Cerco solo di analizzare i fenomeni da varie angolazioni, quello che ho cercato di fare quel giorno a Trenitalia, consigliando loro di ascoltare il punto di vista dei consumatori rendendoli partecipi della comunicazione.
Futura, non voglio polemizzare con te, non sentirti attaccata. Non sei Trenitalia. Giusto?
Bene, partiamo dal presupposto che Trenitalia sono decine di anni che, da un Ad all’altro spreca milioni di euro, (non 3 per lavare due carrozze). Buttano miliardi di lire negli anni del boom. Buttano miliardi di lire negli anni 70/80/90/ sempre.
Ora, era bello vedere il tuo Storify. Bellissimo. Ma manca una cosa. Obiettività.
Dove sono i commenti degli utenti? Sembrava di vedere Biancaneve Moretti con i sette nani. Una favola che non esiste.
Moretti è una persona con i controc… sa bene che due blogger non fanno nulla al suo marchio, sa bene che era pubblicità gratuita ai suoi (loro) punti futuri in Borsa.
Gli operai che lavorano per lavare le carrozze. Ok un brutto lavoro e allora? E’ colpa dei viaggiatori che loro fanno i lavacarrozze? (o merito così hanno lavoro)
Che discorso è?
Trenitalia ha milioni di euro da spendere, invece di fare branding sui social, facessero sforzare voi influencer per dire: “come faccio a non far sedere una persona che PAGA UN BIGLIETTO tra una zecca e uno sputo?”
No eh? non si fa così… si fa branding, nel social, nel meet, del seek.
Futura, non so quanti hanni hai, ma la gente qua nella realtà è stufa.
Stufa marcia.
Senza polemica, capisco il vostro punto di vista, capisco che siate influencer, star,webstar, comunque vi vogliate chiamare ma non capisco questa difesa a oltranza di un brand che, come tanti altri,
e stato e viene criticato costantemente sui social. L’unica differenza tra trenitalia e gli altri brand(che non vengono difesi ma anzi massacrati peggio) e che trenitalia ha invitato alcuni influencer alla sua press,
quindi sembra evidente che il loro sistema funziona, e ora ci si trova con mezza italia a criticarli come al solito, ma con la differenza che ora ci sono gli influencer a difendere il brand, e non e poco.
Mi chiedo solo se il tag fosse nato spontaneamente e Moretti non vi avesse invitato alla conferenza cosa sarebbe successo. Probabilmente voi sareste i primi a criticarli aspramente, aspettando una loro chiamata per cambiare idea.
Aspettatevi nuovi inviti, magari il prossimo sara groupon italia
Mi preme prima di tutto puntualizzarti una cosa. Quando dici “siete influencer, star, web star” con il voi a chi ti riferisci? Mi stai dando del voi? Oppure intendi una categoria non ben identificata fatta di persone diverse, con pensieri e attitudini proprie? Perché sai, io di essere mescolata nel calderone dei tuoi luoghi comuni proprio non ci sto, come non ci sto a sentirmi dire che sono una web star, che sto difendendo un brand, nè che uso o userei i social per criticare qualcuno. Detto questo non hai colto, forse non era del tutto chiaro? che il post ironizza sul concetto stesso di influencer e non mira a fare una diatriba pro-contro Trenitalia. Ribadisco a te e ad Alex che non è questo il mio intento, nè voglio entrare in questa polemica. Il senso di quello che ho scritto è che c’è una differenza tra curiosità e marchetting, tra storytelling e autopromozione, tra reporting ed endorsement, tra cercare di ascoltare più voci del coro o interpretare i fatti per partito preso. Detto questo, sulla questione groupon, magari vatti a leggere il mio post sulla vicenda groupalia e i community manager, magari ti fai un’idea su come la pensi a riguardo. Voi follower, tutti uguali
benvenuto su futurap
Vedi Futura, tu fai ciò che Fs voleva. Hai visto il video che ha postato Claudio Gagliardini? Moretti è come un lupo in mezzo a tanti filetti di vitello. Non avete capito che li eravate già in trappola.
Noi tutti di qua diciamo peste e corna alle Fs, voi che eravate la, dovete per forza, per difendere voi stessi dire bene di Fs.
Siete diventati loro avvocati senza neanche compenso.
Moretti è un genio.
da un tuo tweet di pochi minuti fa: “AlexTorre @alextorre13:
lascio posto ai commenti “autentici” come dici tu, not your personal crusade here, please, thank’s
Sto passando da tutti i big della rete a contestare #meetfs. Penso che fra poco sarò bannato da internet. Vi ho voluto bene, tornerò…” a parte che questa ossessione dei “big” che hai nella testa mi fa molto ridere (credi di essere a Sanremo?), se ti stai divertendo fa pure, ma qui sarai ignorato
Scusate se mi intrometto, ma ci tengo a dire la mia.
Tra questi commenti vedo uno spaccato di italiano medio che mi fa accapponare la pelle. Dunque Trenitalia non comunica con i suoi clienti ed è una azienda di m** per questo. Trenitalia usa il web e lo fa bene, senza pagare nessuno, semplicemente invitando persone influenti (ed è vero, alcuni personaggi invitati sono veramente influenti) per far capire all’italiano medio che non è tutta e solo m**, che c’è qualcosa di buono dietro. E non va bene lo stesso.
Sono stata molti anni una pendolare e conosco perfettamente il disagio di chi tutti i giorni prende il treno e lotta con ritardi e sporcizia. Ma conosco anche le tante persone che si soffiano il naso e lasciano sul seggiolino il fazzoletto sporco, giovani e meno giovani che imbrattano con le bombolette i finestrini la notte, ubriachi che pisciano ad ogni angolo, anche di giorno, e l’ho visti con i miei occhi. Insomma… la colpa è di Trenitalia o è anche nostra? Della nostra maleducazione?
La verità sta nel mezzo, come sempre.
P:S. Prima che qualcuno mi additi, io non sono stata invitata al #meetfs, parlo solo come semplice cittadina italiana ex pendolare
Allora, due risposte, una a Futura e una a Francesca.
Futura. Ti sbagli, io dico la mia su un fatto accaduto, se poi tu sei parte di questo fatto io non ho colpa. Se tu sei andata all’incontro con le Fs e io contesto il modo di fare delle Fs, non contesto te. Poi, se vuoi prendere giornalisticamente una mia frase e legarla a te, fai pure. Se un tweet di scherzo (ti offendi sempre agli scherzi però) lo hai preso male, non ci posso fare nulla. Non è problema mio
Francesca, non capisco perchè mi dai dell’”italiano medio” in modo dispregiativo, non penso di meritare un aggettivo simile solo perchè contesto un’azienda statale che fa male a se e all’Italia. Le opinioni sono sulle cose non sulle persone. Ho mai offeso nessuno qui? Perchè dovrei ricevere invece offese?
Se Trenitalia ha i treni sporchi probabilmente è anche colpa dei viaggiatori, ma se i treni hanno ore di ritardo, se non hanno riscaldamento, se non hanno i bagni, se non ce ne sono abbastanza per tutti di chi è la colpa?
Se Trenitalia spende miliardi di euro e non aumenta la capacità delle tratte e non aumenta il numero carrozze ne diminuisce i prezzi dei biglietti ma i aumenta è colpa dei viaggiatori?
Se Moretti ha fatto quell’incontro per mettere in buca molti, ma per fortuna non tutti, e far passare per buona un’azienda statale che licenzia invece di assumere e fa milioni di euro di incassi e invece mette in cassa integrazione i lavoratori della manutenzione treni a me questa azienda fa schifo. E io lo dirò sempre io “italiano medio” odio chi specula sul lavoro altrui.
Ciao, sono un meno cauto contestatore di pancia.
Devi sapere cher anni mi sono recato al lavoro, distante un’ora di treno da casa mia, in una città dove gli affitti sono carissimi rispetto a dove vivo. Ho avuto una vita difficile, non lo nego, ma il lavoro è sempre stato la mia ancora di salvezza. Purtroppo anche a causa di trenitalia e dei suoi continui ritardi e problemi, sono caduto in depressione, e quando ho iniziato a prendere in considerazione il suicidio, mi sono licenziato per cercare di cambiare qualcosa nella mia vita e soprattutto per smettere di essere costretto a prendere un treno ogni giorno.
Premesso questo, leggo il tuo post e mi viene solo da mandarti a quel paese.
Fallo pure. Se ti può far stare meglio. F
ciao Futura, una volta mi hai scritto che ero una con le palle…e ora me le gioco qui.
piccola premessa: sono [ahimè] una pendolare, e sono una di quelle che quel giorno ha usato #meetFS per invettive a 140 caratteri.
sto leggendo qua e la in rete post e commenti,ma non ho nè la pazienza né il tempo di Alex per commentare a tutti. commento te perché sai come la penso sul web e su alcune persone del web, e sai che con te non parto prevenuta.
ma vengo al punto: Trenitalia è un’azienda, e il suo prodotto è il suo servizio, e il suo servizio pendolari fa schifo. Punto. sono d’accordo sull’inciviltà di alcuni utenti, ma se le carrozze fossero sempre pulite e profumate credo che anche l’utente medio ne avrebbe rispetto. se i ritardi fossero rari, il pendolare penserebbe anche ai poverini che stanno facendo bene il loro lavoro e hanno avuto un problema.
se Barilla [faccio un nome a caso] mettesse sugli scaffali dei pacchi di pasta un po’ rotti e sbiaditi, tu la compreresti? e se i pacchi di pasta continuassero sempre ad essere così, anzi peggiorassero ad ogni carico, e chiedendo spiegazioni Mister Barilla si giustificasse dicendo che è colpa del camionista che non ne ha avuto cura, o dei commessi dei negozi che non li trattano nel giusto modo, cosa penseresti? cambia camionisti, scegli negozi con commessi migliori. ma in fondo sai che puoi scegliere altra pasta.
il problema dei treni pendolari è che si addossa la colpa ad altri di un sevizio lasciato a se stesso, o a manager strapagati che se ne fregano. e noi pendolari più che lamentarci non possiamo altro, perché non c’è alternativa, non c’è concorrenza, e io sono costretta su un carro bestiame, stracolmo, sporco, maleodorante e senza aria condizionata almeno 4 giorni su 5…questo non è un servizio, è un supplizio. Marlene
Ciao a tutti …contestatori di Trenitalia e altri.
Non è che si possa fare tanto per diffendere Trenitalia. Investimenti tardivi sull’altavelocità (hanno aspettato di avere il fiatto sul collo da Italo per svegliarsi …) senza parlare del giochino di “rifaciamo i piani che abbiamo sbagliato i conti, tracciati ecc…” sul versante Aostano che dura dal …1993, senza investimenti significativi per migliorare la puntalità (cacchio, solo loro in occidente non sanno fare arrivare i treni quando sono previsti!!!) ne il comfort a bordo.
Certo che si stanno prendendo il rischio immenso del più grosso boomerang da quando esiste la funzione del Social nella Comunicazione aziendale.
Io, da modesto esterno, mi chiedo, ma come si fa a prendere una strada cosi complicata e sicuramente riservata alle aziende eccellenti (o almeno la cui eccellenza sia ineceppibile da qualche parte) anzichè partire su un sistema molto meglio conosciuto come le ricerche di mercato quantitative e qualitative per sapere dove andare a parare?
Il bluff sta per essere sgammato. Senza reale volontà di creare un legame diretto con la propria clientela, tale progetto è destinato ad un feroce rigetto. Sa di presa in giro. Te compresa Futura, nel senso: diventi ostaggio della tua lealtà. Ti senti in dovere di relazionarci sul progetto FS, mentre c’è chi sbaglia a pie pari confondendo il tuo dovere di cronaca con un’eventuale presa di parte…nonostante il sempre attuale Hemingway!
Clienti insoddisafatti delle FS, continuate a farvi sentire dai diretti interessati, anche se non sono per niente interessati a saperlo!
Io, appena posso, continuo ad usare la macchina e a maledire la mia prossima obbligata esperienza in treno.