Sono una blogger, e mi diverto un sacco

Sono una blogger, e mi diverto un sacco

Si, lo so, starete pensando che questa storia del post notturno ormai va avanti da qualche giorno. Lo ammetto, sto soffrendo la sindrome da jet-lag da blog: arrivato un certo orario, soprattutto a fine giornata, la testa inizia a frullare di pensieri ed idee e arriva l’urgenza di trasformare tutto in un post, di comunicarvela. Starò diventando una vera blogger?
Essere blogger, appunto di questo volevo parlarvi. Molta gente pensa che più che persone siamo delle “categorie dello spirito”, immersi in un mondo duepuntozero fatato, sempre pronti al raduno sociale, alla twittata facile, con un sorriso smagliante per le nostre instagrammate, con un’idea sfornata sul momento da comunicare per ogni argomento.
No, non è proprio così. Non solo, almeno.
Scrivere o non scrivere, questo il dilemma. aprirsi al pubblico con opinioni, sentimenti, idee. Mettere a nudo un pezzo di sé stessi e le proprie convinzioni, in pubblica piazza digitale. E qualcuno di voi sa quanto la rete incute una certa soggezione a volte, altro che tutta quella gente ai concerti e tu sei sul palco pronto a suonare il tuo assolo.
Fare ricerca, studiare, informarsi e formarsi, cercare di essere condivisi e condivisibili, ma allo stesso tempo onesti intellettualmente. Allenarsi alla resilienza, ad essere in armonia con sé stessi, ma anche pronti a confessare la più intima inquietudine. Accettare le critiche, ma non cedere alla polemica. Questo si avvicina di più all’idea che ho io di essere blogger.
Ma anche dare retta, con garbo, all’ansia da post, quella che viene dal lettore che lo aspetta, quella che viene da dentro, che a volte urla pure. Ascoltare le conversazione online, trovare il coraggio di fottertene delle analytics e anche quello di proporti e di accettare di essere ignorato. Per me tutto questo è diventata una specie di bella sfida giornaliera, un dictat fondamentale.
Ascoltare anche chi parla di te in terza persona, lo fa male, lo fa troppo o senza sensibilità. Farsi un’idea dell’idea che hanno di te, pur non conoscendoti, e solo semplicemente leggendoti. Magari neanche quello.
Avere sempre presente che tu sarai quello che scrivi, e se non hai il coraggio di accettarlo, beh, c’è una strada più comoda che ti aspetta.

Cercare di essere portatori e anticipatori di idee e osservatori dei fenomeni per un blogger, è una cosa fondamentale. C’è chi si aspetta che tu ci veda lungo e prima degli altri, c’è chi ti chiede dei consigli su come fare un mestiere che poi in realtà anche tu impari giorno dopo giorno, e questo ti inorgoglisce, ma anche un po’ ti spaventa.
Beh insomma, essere blogger è un’attitudine, lo avrete capito. Gioie e dolori. Ma soprattutto gioie.
Perchè quando mi sveglio la mattina e leggo su Twitter che qualcuno è lì che legge il mio post mentre sorseggia il caffè, e pensare che io, insomma, fino a qualche anno fa a colazione leggevo solo il Corriere della Sera… beh mi prende un tuffo al cuore.
si, lo so, sono una blogger emotiva.
Ma sempre di più mi infervoro nel rispondere ai vostri commenti, come se fossimo al bar davanti a delle birre e alzassimo anche un po’ la voce. Come in quei dibattiti in cui ci si scalda e si diventa anche un po’ rossi, ma poi alla fine si torna a sorridere. Perchè sento una specie di rigore sano e anche limpido nel cercare di trovare il modo migliore di spiegarvi quello che penso e anche una specie di piacere morale nell’immaginare chi c’è dietro all’alterego di twitter e all’avatar che posta nel blog.
Sto imparando ad ignorare chi ancora non ha ben capito o forse non ha intenzione di capire quello che faccio e per cosa lo faccio. Non credo finalmente che si debba piacere a tutti, perchè in fondo, si sa, la popolarità è l’oppio dei social (chi l’ha detta questa?) e a chi mi crede una influencer sorrido un po’ imbarazzata. Penso che in fondo forse oggi “influenzi” molto di più la versione smart della casalinga di Voghera, smanettona con il suo Android di ultima generazione e il suo network di mammesostenibili, che io che, con tutto lo sforzo e la democraticità di cui sono capace, vado a fondo della complessità e sono quanto meno contraria al populismo e alle soluzioni facili.
Sto imparando anche che per noi, quelli che ci “fissiamo” col digitale e siamo i pionieri di un nuovo continente della comunicazione ancora inesplorato, non è facile avere riconosciuta una professionalità. E se dici che scrivi, la domanda sarà, ma allora sei un giornalista? no, sono una blogger e mi occupo di strategie digitali. Si, ok, ma con cosa paghi le bollette?
Si, certe volte passa anche la voglia di sorridere, ma poi ti arrivano certi tweet, messaggi, post, commenti che ti gonfiano il cuore… come questa:

Ciao @futurap. Come va?
Ti scrivo per dirti che uso twitter davvero da poco e forse non lo so
ancora maneggiare come si deve. Insomma, mi fa ancora un po’ paura. In
realtà volevo dirti che seguendo te ho capito che gap incolmabile
incombe sulla mia testa.
E poi, quando l’altro giorno ho scoperto che mi hai inserita nelle tue
cerchie di g+ mi è preso male. Io quello lo capisco ancora di meno (e
si vede). Mi sento male a sapere che il tuo occhio si posa sulla mia
scarna paginetta!

Futura, ho 42 anni e ho scoperto solo adesso le enormi potenzialità
che i social network offrono, ma ti sembra possibile? A me sembra
scemo, perché scema sono stata io a considerare il social con
sufficienza. Pensavo di poterne fare a meno. Ma non è così. Una che si
occupa di scrittura (di lavoro, non creativa) deve andare dove la
scrittura vive, cambia, si trasforma. E invece io ho guardato
dall’altra parte.

Ammetto che twitter mi ha lasciata senza fiato: è una fonte di stimoli
senza pari. E tu sei forse la mia fonte di stimoli più interessante Faccia sorridente (nera e bianca)
Avrei bisogno di qualche lezione privata per capire e usare al meglio
le opportunità che i vari social network offrono.
Se in futuro farai qualcosa del genere da qualche parte, mi farai un fischio?

E poi: io abito a Torino. Se capiti da queste parti, sarò stra-felice
di incontrarti.
Grazie, cara. Per tutto.
A.

grazie a te, cara, grazie a voi,
per tutto

Futurap

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