Ciao Luca, ciao Stefano,
siete qui, l’uno contro l’altro per rispondere alle domande della community di Futurap sull’argomento “social network e brand, come cambia il modo di comunicare?”.
Vi ricordo le regole di #socialintervistadoppia: avete 280 caratteri a testa per rispondere a 4 domande, 2 mie e 2 dei follower. Avete poi a disposizione una domanda a testa da porvi a vicenda.
Ma iniziamo facile: 140 caratteri per presentarvi e altri 140 per presentare il vostro compagno.
@Luca2D: Mi spiace per il tuo Klout: non sono un influencer, sono uno che si diverte a fare il suo lavoro e a osservare i comportamenti delle persone.
Ho conosciuto @Stequad davanti ad una botte, ed ho capito che era uno in gamba (al 93% #cit). Da come impugnava il suo bel flut di prosecco.
@Stequad: Ciao, sono digital PR @KeyTag3 (social media agency di Milano) e non riesco a smettere di scrivere cazzate su twitter (nel tempo libero ;D)
Lui è Luca Della Dora aka @luca2D, personaggio social a 360°. Pare trascorra tutta la notte a studiare l’algoritmo del Klout e a twittare con Brian Solis (a detta sua)…
I follower sono stati buoni con voi, ma io non lo sarò. Nuovo cliente. Ha da poco subito un danno di immagine causato dalla mala gestione della strategia social e delle relazioni in rete. La reputazione del brand è ai minimi storici, così come la fedeltà dei consumatori, che non si sentono ascoltati e presi in giro. Si rivolge a voi per risanare la brand awareness attraverso una campagna sul web e sui social network. Qual è il vostro primo passo?
@Luca2D: Un’attività di monitoraggio e ascolto permette di capire se il danno di reputazione è circoscritto o se è realmente esteso, permettendo di individuare i temi che influenzano il giudizio negativo della rete e gli eventuali detrattori. Questo è il punto da cui partire.
@Stequad: Prima di tutto occorre fare un’analisi in profondità della brand reputation e delle conversazioni on line sul brand e da lì capire quali sono i punti di debolezza più evidenti. Poi (magari) proporrei una campagna che fa leva proprio sull’ascolto dei consumatori.
Quali sono secondo voi i tre social network che danno più possibilità al brand di interagire e dialogare con con gli utenti e perchè?
@Luca2D: FB: é quello con cui le persone hanno più familiarità, dove interagiscono per essere ascoltate
Twitter: permette di individuare criticità/opportunità in realtime
G+: consente le interazioni più diversificate, sfruttando la potenza di fuoco di G e l’integrazione con i suoi prodotti
@Stequad: Facebook, in primis. È stato ed è ancora il primo social che permette di avere più visibilità (per il brand e per l’utente) e più possibilità di instaurare un dialogo. Twitter: conversazione pura, meno mainstream di Facebook, ma 100% 2.0. Il terzo contendente… metto Foursquare per la geo-social-conversation (questa l’ho inventata io).
Passiamo ora alle domande della community. Difficile sceglierne due! Partiamo da
@bnolli che vi chiede: come spieghereste in 280 caratteri ad un’azienda che trasparenza non vuol dire nudità?
@Luca2D: C’è maggior stimolo all’acquisto di un pdt di cui si conosce il processo produttivo, per il quale si può avere assistenza o per uno sigillato nella sua scatola, priva di segni di riconoscimento e per cui non c’è assistenza post vendita? Trasparenza significa verità, niente più.
@Stequad: La trasparenza nella comunicazione deve essere coerente con la unique selling proposition del prodotto/servizio che vendi/offri. Tutto il resto, è #fuffa.
@miccign chiede qual’è la logica per individuare l’agent provocateur ideale per una social strategy di successo?
@Luca2D:La logica per qualsiasi strategia – social o non social – è la stessa: conoscere il brand, conoscere i suoi consumatori attuali, conoscere quelli con cui si desidera entrare/rimanere in contatto. Individuare le migliori modalità per farlo, a seconda del contesto.
@Stequad: Divertire, coinvolgere ed essere disruptive (quando è possibile). Utilizzare i social solo come semplici vetrine non paga mai. Poi, tutto dipende dalla qualità del prodotto/servizio che offri.
E ora tu Luca, cosa vuoi chiedere a Stefano?
@Luca2D: io sono fermamente convinto che un approccio etico (vedi Womma) sia l’unico che paghi, in molti sembrano vederla diversamente. Non abbiamo mai affrontato questo discorso io e te Stefano: facciamolo. Il discorso dico…
@Stequad: Bisognerebbe prima rivedere il discorso “etica”, poi ne riparliamo…
Soprattutto in Italia, la “Marketta” batte ancora l’Etica (purtroppo).
e tu Stefano, rilancia con una domanda per Luca!
@Stequad: Luca, sei ancora convinto che Foursquare possa cambiare le modalità di “mobile engagement”? E con quali aspettative di business per i brand?
@Luca2D: Sono convinto che la geolocalizzazione lo possa fare, anzi che l’abbia già fatto. Foursquare è stato solo uno strumento utile a far parlare di un trend che inevitabilmente sarebbe emerso nel giro di poco.
Grazie Luca e grazie Stefano, siete stati bravissimi:) E grazie a tutti per aver inviato le domande per #socialintervistadoppia.
I protagonisti di questa #socialintervistadoppia:
Luca della Dora, aka @Luca2D, blogger e social media strategist, da un suo ultimo tweet: “Ed è quando per spiegare dov’é California Bakery e dici Socialbakers che ti accorgi che c’è qualcosa che non va.“. Leggi la sua bio qui
Stefano Quadraro, aka @Stequad, blogger e digitalpr, da un suo ultimo tweet: “Ho guardato un attimo Paola Ferrari in tv e ora sono abbronzatissimo.“. Leggi la sua bio qui
I follower e lettori di Futurap che hanno inviato le domande:
@bnolli,@miccign,@amisaba, @proposte_, @ApprendistaGeek, @annalisag, @cla_gagliardini, @acidorsa, @dottorblaster, @rosagiuffrè, @pinterestitaly
Vuoi entrare a far parte della squadra degli intervistati e degli intervistanti? Sei sprezzante del pericolo e il rischio social non ti spaventa? Proponiti, proponi un compagno di intervista, una domanda o un argomento!!! Ricordati di usare sempre l’hashtag #socialintervistadoppia
a presto
Futurap
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heylà gente folle.
chi sono? bah, una che osserva e cerca di capire.
non sono un’esperta di SM, ma sto vivendo e utilizzando alcuni canali per individuarne dinamiche e capire quanto siano proficui nella strategia di comunicazione di un’industria italiana. per ora non sono riuscita ad arrivare ad una risposta esaustiva tantomeno convincente…
le domande, insomma?
- quanto i social network sono realmente efficaci per il B2B di media dimensione?
- avete case histories nel settore manifatturiero (italiano)?
ehm, grazie ai due SocialSgarzolini e a futurap che ospita con le unghie pittate di rosa corallo.
a.
grazie annalisag per le tue domande
bacissimi e a presto
Eccomi qua. C’ho pensato e per me che sto vivendo in pieno il passaggio dalla comunicazione “tradizionale” a quella social, le domande sono sull’impostazione e sulla gestione dei brand big spender che spesso hanno i budget da investire ma pretendono di farlo seguendo dinamiche inadatte ai nuovi canali.
Come gestite queste richieste?
Vi è capitato di rinunciare ad un budget perché il cliente impone una modalità di intervento contraria alle più elementari regole dei SM?
Come si sta sviluppando l’etica professionale in questo campo?
Ciao, in bocca al lupo e complimenti a Futura per questa bellissima iniziativa…seguirò gli sviluppi dalla spiaggia
grazie Chiara per il tuo contributo
ti aggiorneremo tra un mojito e un campari spritz
…per me Spritz 4ever!
Ehi
La mia domanda è: parliamo tanto di conversational marketing, ma i brand rifiutano categoricamente di “abbassare le penne” e conversare veramente con il cliente. Come vorreste che evolvesse la direzione da questo punto di vista? – Ma soprattutto, vorreste che le cose cambiassero?
Il Social ci rivela per quello che siamo… le aziende hanno paura perchè le magagnesono molte…se capissero che migliorare la qualità, l’efficacia e l’organizzazione interna, dirigendosi sempre verso il cliente è la strada corretta… (ma lo capiranno… piano piano…ma lo capiranno!)
“Pinterest? Tanto rumor per nulla” è il titolo di un post di @pandemia in cui Luca Conti sconsiglia l’utilizzo di Pinterest per una strategia social in Italia. Sicuramente è vero che l’Italia ha ancora tanto da imparare sull’utilizzo dei social media; d’altro canto, se non sono i professionisti del settore a sperimentare e introdurre le novità (col rischio anche di puntare su un cavallo sbagliato) a chi spetta tale compito? Con questo ragionamento non rischiamo di restare sempre uno (anzi dieci) passi indietro?
Cambiare la testa alle persone è difficoltoso: ogni santo giorno mi ritrovo con colleghi della “vecchia” guardia che mi dicono quanto sia “inutile” il mio lavoro…perchè “prima” era tutto bello…”prima” era tutto facile…”prima” sì che il business ti arricchiva… Credo che chi si arrocca su questi pensieri è destinato ad avvizzirsi… un lento declino. Ti consiglio di visitare la pagina Pinterest dell’Azienda “Caffè CArbonelli” (@CaffeCarbonelli), uno dei miei Case History preferiti
per capire quanto l’approccio differente sia fondamentale: non viene prima s tutto il business, ma i contenuti che creano valore… (e qui si aprono porte e portoni in cui Futurap è siuramente più preparata di me…)
a presto!