Community vs nicchia: “small is the next big”

Ieri tra i commenti al post sui social eventi di Luglio, Matteo, aka @IbridoDigitale, mi chiedeva:

“Non hai la sensazione che i partecipanti a questo tipo di appuntamenti appartengano ad una schiera troppo circoscritta? Non parlo solo dei talkers, mi riferisco anche al pubblico, gente sempre molto competente, che lavora nel settore direttamente o a latere.”

Lo stesso giorno un caro blogger, Giuseppe di @geektrending mi inserisce tra i suo quattro contatti più “influenti” del web e spiega il perchè:

“ci sono degli esperti web che si preoccupano più di essere umani una volta tanto più che dei Sell Bot … e questo li premia in maniera incredibile.”

Questi due “fatti” mi hanno portato a riflette su come cambiano i concetti di community e di nicchia quando questi due modi di aggregazione nascono nei social network e nella rete.

Il concetto di community non nasce con il web: da sempre individui uniti da una ragione, probabilmente la condivisione di un pensiero, si aggregano in esperienze comuni. Pensiamo alle comunità religiose, ai fan di un gruppo musicale, o, rimanendo nel nostro ambiente, la comunità geek, o quella dei blogger. La nicchia è qualcosa di più: un gruppo ristretto dove i fattori di comunione, condivisione, vicinanza rispondono ad un maggiore bisogno di prossimità: nella nicchia vogliamo sentirci più vicini. Tra i componenti si stabilisce quasi un rapporto empatico, perchè il grado di conoscenza ed interesse verso il fattore che ci accomuna probabilmente è più stretto, o la capacità di stabilire un dialogo è più frequente.

Nei social media le cose cambiano: community e nicchie sono degli ecosistemi aperti. Quando abbiamo una conversazione con altri della “nostra” community su un blog, su Twitter o su Youtube, siamo potenzialmente sotto lo sguardo di milioni di persone che ci leggono e ci seguono senza “parlare”, senza entrare nel thread ma in qualche modo fruendone. Se qualcuno di loro tenta di “entrare” e di rompere la barriera della “nicchia”, facendo una domanda o semplicemente una battuta ad effetto qual’è la nostra reazione? Ci sentiamo infastiditi, in qualche modo violati nella nostra intimità di gruppo? A volte si, altre no, forse dipende dalla modalità di “intromissione” all’interno delle conversazioni. Ma è così anche nei rapporti faccia a faccia, non credete?

L’uomo da sempre è portato a fare gruppo. Senza dover scomodare concetti psicologici come “l’altro da sè”, siamo alla continua ricerca del prossimo in cui specchiarci per notare comunanze e diversità, per  scoprire noi stessi. Questo succede anche nei social, dove le comunità spesso sono persone che vogliono razionalizzare l’entropia dei contatti possibili nel world wide web.

Il web è entropico per eccellenza e l’uomo di default ha bisogno di razionalizzare l’entropia. Per questo sono arrivati i social network: pensateci, cosa sono se non un modo efficace e divertente di aggregare persone per interessi e comunanze, per treadh e topics. Quando la mole di utenti è cresciuta talmente tanto in grandi ambienti social come Twitter e Facebook, allora al loro interno sono nate le nicchie: piccoli gruppi dove sentirsi ancora più riconoscibili ed influenti, una “cerchia” di googliano retrogusto, abbastanza ristretta dove siamo rassicurati da una maggiore riconoscibilità e ascolto.

Nei social network, che facilitano le connessioni, possiamo facilmente trovare persone come noi, in modo da poterci connettere e costruire relazioni. Pensiamo a Futurap, che a suo modo e nel suo piccolo è un network: siamo qui, io a scrivere e voi a leggere probabilmente (e voi spero scriverete dei commenti, e sarò io a leggere voi) perchè abbiamo una forte passione per uno degli argomenti di cui parliamo. Ma anche perchè tra noi si è instaurato, spero, un rapporto costruito sulla fiducia. Noi siamo una nicchia: ci sentiamo connessi  su un livello più profondo di quanto non lo siamo tra utenti di una grande community.

“Small is the next big”. Seth Godin dice che “il segreto per essere migliori è quello di rendere il mondo più piccolo“. In un certo senso nel piccolo (la nicchia) che nasce nel grande (la community del social network), generato a sua volta dall’immenso (il web), noi abbiamo la nostra piccola comunità rassicurante e di riferimento riguardo agli argomenti di cui parliamo. Condividiamo insieme un terreno comune e abbiamo obiettivi e valori simili. La quantità delle informazioni e delle conversazioni che facciamo “circolare” è minore e possiamo più facilmente controllarne la provenienza e curarne la qualità. Con alcuni di voi si è instaurato un rapporto forte, che ci porta ad interagire giornalmente o quasi. Il linguaggio della micronicchia è intimo, perchè condividiamo un lessico, abbiamo un nostro modo di comunicare e riusciamo a capirci abbattendo i gradi di separazione del “primo approccio” o della “timidezza digitale”. Forse è per questo che, rispondendo al commento di Matteo, quando  ci ritroviamo e dibattiamo anche “live” di “socialcose” e argomenti “digitali”, non sentiamo il dovere “morale” di dover essere particolarmente esplicativi o elementari nei concetti. Siamo una nicchia, e condividiamo, chi più chi meno, dei codici. Forse questo rapporto, nella sua accezione “esclusiva” e non in quella “elitaria”, è bello e fa parte delle regole del gioco. Sentirsi parte di un gruppo perchè se ne condividono i paradigmi.

E qui entra in ballo il concetto di influencer. Sembra essere una categoria epica, tanto che troppo spesso viene accostata ad appellativi tanto divertenti quanto grotteschi come “web star” o “guru”. Bene, la maggior parte delle persone che ho sentito “tacciare” di “influenza” altro non sono che “importanti” della nicchia. Come ho avuto modo di spiegare anche parlando del concetto di blogger, ci sono all’interno dei piccoli network individui che hanno una particolare funzione e capacità: quelle di ascoltare, osservare, comprendere, analizzare e rendere questo lavoro fruibile ed utile per tutta la comunità di riferimento. Dire quindi Futura Pagano è “influente” per la rete, è quindi una parziale verità. Probabilmente perchè attraverso futurap e il network che gira attorno al blog, decidendo di espormi e di scrivere i miei pensieri,  sono riuscita ad aggregare una piccola community di persone che ha interesse a leggere e dibattere. Queste persone (si cari, sto parlando di voi) sono influenzate (nel senso di incuriosite) dalle mie opinioni su un ristretto numero di argomenti che nascono nel web, che si rifanno al socialnetworking e alla comunicazione online.

A me sembra, quindi, che non ci sia nulla di così paradossale e complesso nei rapporti in rete se cerchiamo, come intuisce Giuseppe, un modo di guardare i fenomeni dal punto di vista “umano”. I social network sono delle piazze e le nicchie sono gruppi di persone che finalmente sono vicine per qualcosa di diverso dalla “distanza fisica”. Gli influencer hanno carisma (e chi ha carisma e si espone, si sa, può essere amato ma anche molto invidiato) e sanno guardare con lenti critiche il mondo in cui la propria comunità di riferimento vive. Ciò che regola tutto questo, il fil rouge che unisce questi fattori e che li rende rivoluzionari sono le idee. La passione che spinge un individuo nel comunicarle e la curiosità nel cercare di conoscere quelle degli altri.

Grazie a Giuseppe, Matteo, Luca che mi hanno ispirato e tutti i follower che mi hanno consigliato di scrivere questo post!

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  • http://www.ibridodigitale.com Matteo Piselli

    Ok, sono ufficialmente impressionato. Ci sono, ma devo raccogliere le idee prima di commentare.

  • http://www.geektrends.it Giuseppe D’Elia

    Ottimo, noto con piacere che sei riuscita a non trascurar nulla della questione! Anche rispondendo a chi taccia (troppo spesso) le nicchie come gruppi d’élite solo perché riesce difficilmente a entrarci.

    Le tue parole sulla nicchia sono quasi enciclopediche, anche aiutate dalla più che azzeccata cit. di Seth Godin che in effetti coglie l’esigenza di tutti noi di creare sottogruppi che si incontrano per interessi specifici e competenze più che simili.

    Poi alla fine concludi con un concetto che considero essenziale, ci proponiamo in rete con tanti nomi, ma siamo sempre persone che si confrontano in modo sano, forse leggermente diverso dalle abitudini non-virtuali, ma con modi e atteggiamenti delineati dalla stessa coerenza.

    Lascio la parola ad altri, che coglieranno sicuramente altri spunti utili!

    ps: sono felice di esser finito su futurap, ti rinrgazio! :)

  • http://dottorblaster.it Bl@ster

    Ti segnalo Simone Cicero – http://meedabyte.com/2012/03/04/the-co-operation-advantage-and-the-new-theory-of-niches/
    Lo troverai sicuramente interessante ;)

  • http://www.ibridodigitale.com Matteo Piselli

    La nicchia non è solamente un gruppo ristretto di persone con uno o più interessi comuni, è un gruppo che appartiene ad un livello superiore, il bello è questo, il solo commentare un tuo post mi costringe a tenere un livello d’attenzione maledettamente elevato, perché mi sto confrontando con persone di livello alto e non mi riferisco solo al livello di preparazione o culturale, qui si tratta di utilizzo delle proprie possibilità di ragionamento. Non c’è nulla di elitario, entrare nella nicchia è “democraticamente” difficile, dipende dall’uso che facciamo del cervello. Io credo che confrontarci con persone più giovani e preparate ci stimoli molto a migliorare e capire qual’è il nostro ruolo nella community.
    Hai citato un intero periodo del mio commento, ti rendi conto di quanto questo mi renda felice? Cercherò di essere sempre all’altezza, perché lo stimolo è grande.!

  • Davide

    Sarà una coincidenza ma la prima reazione nel leggere questo post è stata la stessa di Matteo ovvero “It’s all very impressive!”
    La seconda però è stata questa: “Si ok però dov’è la novità?”
    Mi spiego con un confronto/domanda (sicuramente stra-abusato): qual’è la differenza con quanto succedeva nell’agorà ellenica o nel foro romano ?
    Quello che succede nel web con le community, gli influencer, etc succede da sempre (come ben detto nel post) perchè da sempre l’uomo è portato a socializzare e fare gruppo. Ovvero ad identificarsi in uno o più leader che sono coloro che meglio di altri sintetizzano i concetti e le idee in cui più ci riconosciamo…
    Di conseguenza quello che voglio dire è che trovo perfettamente normale che una community sia fatta in larga percentuale di gente molto competente in uno specifico settore.
    Se però un determinato evento o community raccoglie un sempre maggior consenso o interesse anche da chi fino a quel momento ne era estraneo vuol dire che quella community funziona, che è “viva” perchè ha le capacità di rinnovarsi di volta in volta ..
    Viceversa chi rimane chiuso nel suo “circolo”, senza aprirsi al confronto, è destinato inevitabilmente ad esaurirsi…

    Concludo dicendo a Matteo che è sempre difficile confrontarsi con ciò che non di conosce o padroneggia…ma fino ad ora non ho trovato niente di più stimolante !

  • Olivier

    Sempre puntuale ed esauriente.

    Alla fine, il web non cambia la natura umana. Ci si aggregga per tanti diversi motivi e li hai censiti tutti.
    Però, la belleza del pensiero di Seth Godin prende la sua propria dimensione nel fatto che senza il web, chi avrebbe mai potutto conoscere gente cosi vicina (simile) e al contempo cosi lontana (geo.)?

    Continuerò a leggerVi!

  • http://contamin-azioni.blogspot.it/ Alessia

    Condivido pienamente i commenti di Davide e Matteo. E, in merito al tuo articolo ed alla parte in cui citi Seth Godin, anche io, nel mio piccolo avevo fatto una riflessione simile!

    http://contamin-azioni.blogspot.it/2012/05/ci-dovremmo-fermare-facebook.html

  • Elisabetta

    Penso che tu abbia delineato in modo chiaro e condivisibile il tuo pensiero di persona che fa parte effettivamente di questa nicchia o elité. Premetto anche che condivido il pensiero di Davide, cioè che da sempre l’essere umano, essendo animale sociale, è stato portato a creare gruppi e ad eleggere i propri leader, quindi la stessa cosa si ripete sul web con le stesse dinamiche. Chi è più attivo, chi si mette più in gioco e propone idee viene “seguito” e diventa influencer. Su questo termine per primo vorrei soffermarmi. Influenzatore è colui che è capace di condizionare un pensiero o un comportamento. Per quanto riguarda gli influencer del web questo è vero? Forse sì. Se sento parlare male di un’app non la utilizzerò mai, se mi vengono dati 10 consigli per far crescere i miei follower li seguo, ma se mi viene chiesto di cambiare idea politica o comprare qualcosa o modificare le mie abitudini certo che no. Ho banalizzato un po’ solo per dire che sì, condivido il termine influencer, ma strettamente al campo di interesse. Questo secondo me è un punto che spesso non viene chiarito. Per me (dico in generale, non mi riferisco a te in particolare) sei influente ma solo ed esclusivamente sul campo di cui ti occupi. E perchè ho scelto te? Perchè conosci il settore, sai come muoverti, hai i contatti giusti, sai approfondire, scrivi cose interessanti e usi un approccio molto personale che mi piace, grazie a te riesco a tenermi aggiornata tra le mille cose che tutti i giorni devo fare. Tutto il resto è vita. Ognuno di noi ha delle specializzazioni e magari è influencer per qualcos’altro e qualcun’altro. Quindi, come a volte all’influencer dà fastidio l’intromissione, al non influencer dà fastidio essere preso come un numero capace solo di ragionare a seguito della lettura di un articolo, perchè, e scusa se mi ripeto, la vita è anche tanto altro. Non è che voglio essere drastica o pesante. Magari i commenti non sono all’altezza dell’argomento e le domande neanche, ma non tutti ovviamente siamo allo stesso livello sugli stessi argomenti quindi se io ti ho designato come mio influencer vuol dire che penso che tu ne sappia gran lunga più di me e ti interpello, come si fa a lezione con il proprio professore.
    Un’altra questione di cui vorrei parlare dal punto di vista di non influencer e la conoscenza reciproca. Se divento follower di una persona, leggo suoi articoli, conversazioni pubbliche, vedo sue foto, vedo le sue immagini nelle boards di Pinterest, la sento parlare agli eventi, leggo interviste….alla fine la conosco. Ovvio che non una conoscenza profonda ma neanche una conoscenza superficiale. So come ragiona, so dove va, so dove lavora, so come si veste, so cosa beve, so cosa ama, so tutto…..io penso proprio di conoscerla. Quindi se sei un influencer devi sapere che ci sono 3.000 – 4.000 o più persone che ti conoscono più di quanto tu immagini forse. Tu invece conosci queste persone? Sicuramente non tanto quanto loro conoscono te. E come per le aziende tra queste persone ci saranno i fan, gli amici, i conoscenti, gli ostili e gli indemoniati con diverse modalità di approccio e che, secondo me, meritano trattamenti diversi anche da parte dell’influencer.
    E’ questa pseudo conoscenza che spinge il follower ad interfacciarsi con l’influencer come se fosse un amico. Perchè a volte ci si sente tali senza ragionare sul fatto che dall’altra parte non c’è la stessa conoscenza della persona. Non c’è equilibrio nel rapporto.
    Concludo dicendo che è giusto che un influencer si senta tale e se la tiri anche un po’, ma deve essere chiaro che l’influenza è solo riguardo a determinate e piccole cose, quindi non è il caso di montarsi la testa.