8 comments

  1. Ok, sono ufficialmente impressionato. Ci sono, ma devo raccogliere le idee prima di commentare.

  2. Ottimo, noto con piacere che sei riuscita a non trascurar nulla della questione! Anche rispondendo a chi taccia (troppo spesso) le nicchie come gruppi d’élite solo perché riesce difficilmente a entrarci.

    Le tue parole sulla nicchia sono quasi enciclopediche, anche aiutate dalla più che azzeccata cit. di Seth Godin che in effetti coglie l’esigenza di tutti noi di creare sottogruppi che si incontrano per interessi specifici e competenze più che simili.

    Poi alla fine concludi con un concetto che considero essenziale, ci proponiamo in rete con tanti nomi, ma siamo sempre persone che si confrontano in modo sano, forse leggermente diverso dalle abitudini non-virtuali, ma con modi e atteggiamenti delineati dalla stessa coerenza.

    Lascio la parola ad altri, che coglieranno sicuramente altri spunti utili!

    ps: sono felice di esser finito su futurap, ti rinrgazio! :)

  3. La nicchia non è solamente un gruppo ristretto di persone con uno o più interessi comuni, è un gruppo che appartiene ad un livello superiore, il bello è questo, il solo commentare un tuo post mi costringe a tenere un livello d’attenzione maledettamente elevato, perché mi sto confrontando con persone di livello alto e non mi riferisco solo al livello di preparazione o culturale, qui si tratta di utilizzo delle proprie possibilità di ragionamento. Non c’è nulla di elitario, entrare nella nicchia è “democraticamente” difficile, dipende dall’uso che facciamo del cervello. Io credo che confrontarci con persone più giovani e preparate ci stimoli molto a migliorare e capire qual’è il nostro ruolo nella community.
    Hai citato un intero periodo del mio commento, ti rendi conto di quanto questo mi renda felice? Cercherò di essere sempre all’altezza, perché lo stimolo è grande.!

  4. Davide said…

    Sarà una coincidenza ma la prima reazione nel leggere questo post è stata la stessa di Matteo ovvero “It’s all very impressive!”
    La seconda però è stata questa: “Si ok però dov’è la novità?”
    Mi spiego con un confronto/domanda (sicuramente stra-abusato): qual’è la differenza con quanto succedeva nell’agorà ellenica o nel foro romano ?
    Quello che succede nel web con le community, gli influencer, etc succede da sempre (come ben detto nel post) perchè da sempre l’uomo è portato a socializzare e fare gruppo. Ovvero ad identificarsi in uno o più leader che sono coloro che meglio di altri sintetizzano i concetti e le idee in cui più ci riconosciamo…
    Di conseguenza quello che voglio dire è che trovo perfettamente normale che una community sia fatta in larga percentuale di gente molto competente in uno specifico settore.
    Se però un determinato evento o community raccoglie un sempre maggior consenso o interesse anche da chi fino a quel momento ne era estraneo vuol dire che quella community funziona, che è “viva” perchè ha le capacità di rinnovarsi di volta in volta ..
    Viceversa chi rimane chiuso nel suo “circolo”, senza aprirsi al confronto, è destinato inevitabilmente ad esaurirsi…

    Concludo dicendo a Matteo che è sempre difficile confrontarsi con ciò che non di conosce o padroneggia…ma fino ad ora non ho trovato niente di più stimolante !

  5. Olivier said…

    Sempre puntuale ed esauriente.

    Alla fine, il web non cambia la natura umana. Ci si aggregga per tanti diversi motivi e li hai censiti tutti.
    Però, la belleza del pensiero di Seth Godin prende la sua propria dimensione nel fatto che senza il web, chi avrebbe mai potutto conoscere gente cosi vicina (simile) e al contempo cosi lontana (geo.)?

    Continuerò a leggerVi!

  6. Elisabetta said…

    Penso che tu abbia delineato in modo chiaro e condivisibile il tuo pensiero di persona che fa parte effettivamente di questa nicchia o elité. Premetto anche che condivido il pensiero di Davide, cioè che da sempre l’essere umano, essendo animale sociale, è stato portato a creare gruppi e ad eleggere i propri leader, quindi la stessa cosa si ripete sul web con le stesse dinamiche. Chi è più attivo, chi si mette più in gioco e propone idee viene “seguito” e diventa influencer. Su questo termine per primo vorrei soffermarmi. Influenzatore è colui che è capace di condizionare un pensiero o un comportamento. Per quanto riguarda gli influencer del web questo è vero? Forse sì. Se sento parlare male di un’app non la utilizzerò mai, se mi vengono dati 10 consigli per far crescere i miei follower li seguo, ma se mi viene chiesto di cambiare idea politica o comprare qualcosa o modificare le mie abitudini certo che no. Ho banalizzato un po’ solo per dire che sì, condivido il termine influencer, ma strettamente al campo di interesse. Questo secondo me è un punto che spesso non viene chiarito. Per me (dico in generale, non mi riferisco a te in particolare) sei influente ma solo ed esclusivamente sul campo di cui ti occupi. E perchè ho scelto te? Perchè conosci il settore, sai come muoverti, hai i contatti giusti, sai approfondire, scrivi cose interessanti e usi un approccio molto personale che mi piace, grazie a te riesco a tenermi aggiornata tra le mille cose che tutti i giorni devo fare. Tutto il resto è vita. Ognuno di noi ha delle specializzazioni e magari è influencer per qualcos’altro e qualcun’altro. Quindi, come a volte all’influencer dà fastidio l’intromissione, al non influencer dà fastidio essere preso come un numero capace solo di ragionare a seguito della lettura di un articolo, perchè, e scusa se mi ripeto, la vita è anche tanto altro. Non è che voglio essere drastica o pesante. Magari i commenti non sono all’altezza dell’argomento e le domande neanche, ma non tutti ovviamente siamo allo stesso livello sugli stessi argomenti quindi se io ti ho designato come mio influencer vuol dire che penso che tu ne sappia gran lunga più di me e ti interpello, come si fa a lezione con il proprio professore.
    Un’altra questione di cui vorrei parlare dal punto di vista di non influencer e la conoscenza reciproca. Se divento follower di una persona, leggo suoi articoli, conversazioni pubbliche, vedo sue foto, vedo le sue immagini nelle boards di Pinterest, la sento parlare agli eventi, leggo interviste….alla fine la conosco. Ovvio che non una conoscenza profonda ma neanche una conoscenza superficiale. So come ragiona, so dove va, so dove lavora, so come si veste, so cosa beve, so cosa ama, so tutto…..io penso proprio di conoscerla. Quindi se sei un influencer devi sapere che ci sono 3.000 – 4.000 o più persone che ti conoscono più di quanto tu immagini forse. Tu invece conosci queste persone? Sicuramente non tanto quanto loro conoscono te. E come per le aziende tra queste persone ci saranno i fan, gli amici, i conoscenti, gli ostili e gli indemoniati con diverse modalità di approccio e che, secondo me, meritano trattamenti diversi anche da parte dell’influencer.
    E’ questa pseudo conoscenza che spinge il follower ad interfacciarsi con l’influencer come se fosse un amico. Perchè a volte ci si sente tali senza ragionare sul fatto che dall’altra parte non c’è la stessa conoscenza della persona. Non c’è equilibrio nel rapporto.
    Concludo dicendo che è giusto che un influencer si senta tale e se la tiri anche un po’, ma deve essere chiaro che l’influenza è solo riguardo a determinate e piccole cose, quindi non è il caso di montarsi la testa.

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