“Ma tu, di preciso, che lavoro fai?“. Quanti di voi che lavorate nel web sono stati letteralmente perseguitati da questa domanda? Vedo tante mani alzate. Con buona pace degli ingegneri informatici, che, beati loro, appartengono ad una categoria riconosciuta dalla società civile, tutto il resto delle professioni legate al mondo dell’informatica applicata al web e della comunicazione applicata alla rete vive in un limbo di indeterminatezza, una terra franca in cui semplificazione, paradossi, luoghi comuni e inventiva fanno spesso a pugni con un bisogno di professionismo, richieste del mercato, retribuzioni salariali e frilencitudine. Questo il succo della riflessione che oggi andrò a sciorinarvi, ma è d’obbligo una
Premessa
Mi ritrovo in un momento particolare della mia carriera. Quello in cui, abbandonata la scrivania dell’ufficio di una immensa organizzazione politica e dedicato qualche mese a formazione, personal branding e personal care (si, dovevo riprendermi da anni di disconnessione con il mondo), mi sto nuovamente guardando attorno alla ricerca di una bella sfida lavorativa da intraprendere.
Ho fatto troppo tempo la freelance, abbastanza per capire che accettare piccoli progetti di respiro corto perché l’Inps bussa alla porta, di notte sogno il commercialista e come sport pratico l’inseguimento del cliente insolvente, non è vita per me. Detto questo però la ricerca di lavoro per una digital strategist non è poi così una passeggiata di salute, e vi spiego perchè.
Ma io chi sono? E che faccio? E dove sto andando?
Ho la fortuna di lavorare in uno dei pochi settori che, nonostante la recessione, non conosce grande crisi. Il mondo della comunicazione online sta vivendo una serie di rivoluzioni, profondi cambiamenti tecnologici ed una affermazione della cultura digitale. I pro: finalmente essere in rete non è un corollario, ma è diventato un passaggio centrale di una strategia di comunicazione e, concedetemelo, necessario, per chiunque voglia in qualche modo “esistere” sul mercato. I contro: mi rivolgo agli addetti al settore, quanto tempo c’è voluto per far comprendere ai clienti che a fronte di mille piccole azioni di comunicazione solitarie e contingenti andava pensata una strategia di lungo respiro che prevedesse ricerca, ascolto, analisi, riorganizzazione interna, formazione, azioni di marketing mix e multicanale, monitoraggio, verifiche, condivisione dei risultati? Bene, sono sicura che molti di voi credono che il metodo sia un miraggio, e, soprattutto se freelance, abbiano abbandonato già da tempo questa crociata.
Con la comunicazione online il problema del metodo e della strategia si ripresenta, più forte, pressante. Progettare un sito web, aprire e gestire dei profili sui social network, editare un blog aziendale, sono tutte azioni che spesso vengono viste come distaccate da una strategia di comunicazione più ampia, che riguarda la presenza del cliente nella rete, la sua identità e reputazione e purtroppo contingenti: piccole campagne e a temporanei obiettivi strategici da raggiungere. Con le conseguenti aberrazioni, scivoloni ed epicfail a cui purtroppo assistiamo giornalmente.
A questo si aggiunge una sostanziale confusione: i social network nel sentire comune fanno parte di quella sfera di “cose” al confine tra ufficiale e informale, tra il ludico e il professionale, sono strumenti accessibili che chiunque è in grado di usare, ergo tutti possono gestire una pagina Facebook, un account Twitter, un blog aziendale. Meglio ancora se lo stagista di turno. Lo so che avete i brividi, ma il luogo comune che chi passa il proprio tempo in rete non lavora ma, detto alla francese, cazzeggia è tutt’altro che sfatato. Le cose si complicano per chi, come me, non fa nulla di “manuale” di “visibile”, di “concreto”, ma sta dietro una scrivania e ….. pensa.

Digital strategist vs community manager, seo specialist, content editor.
Si, io sono quella che pensa. E far percepire che dietro alla mia professione c’è un valore dato da una necessità, anche agli addetti al settore, non è poi così facile e scontato. Il motivo è un po’ quello che vi dicevo prima. Se diamo per assodato che comunicare online sia parte di un processo strategico, vien da sè che si dovrà pensare ad una strategia. Pensare non significa solo riflettere aspettando che le idee arrivino con una sorta di epifania, ma vuol dire studiare, confrontarsi con ricerche di mercato, aggiornarsi sulle novità, entrare nei meandri più nascosti della storia e dell’identità aziendale, scardinare i processi sedimentati di cattiva organizzazione e preparare e gestire il processo della presenza online in tutte le sue forme, confrontandosi con gli altri reparti e in sinergia con azioni di marketing, pubblicità e promozione più tradizionali. Ecco cosa fa un responsabile della comunicazione web, per gli amici ed i più fighi altrimenti detto digital strategist. Di solito, nel più fortunato dei casi, lavoro con un team, dove coordino professionisti specializzati in specifici compiti: community manager, content editor-copy, seo specialist, project manager, web designer, sviluppatori, digital pr. Ovviamente tutte queste figure conoscono le regole basilari del lavoro dell’altro e lavorano in sinergia. Come team leader sono chiamata ad avere un’ottima conoscenza delle specifiche competenze di ogni risorsa ed eventualmente a cercarne altre più specifiche in fornitori esterni. Questo nella migliore delle ipotesi, ma cosa succede spesso nella realtà?
Comunicazione web: il tuttofare
Quella di cui vi ho parlato è una situazione idilliaca. La verità è che non tutte le organizzazioni e non tutte le aziende possono permettersi un team interno che si occupa di comunicazione online. Questo nella migliore delle ipotesi. Nella peggiore non credono che avere un team interno generi valore e giustifichi un investimento e declinano singole azioni di comunicazione a tanti fornitori o ad agenzie specializzate. Non siamo ancora agli estremi, perchè esiste un’ipotesi ben più pericolosa ma molto diffusa, in cui tutte quelle competenze del team di cui sopra vengono richieste ad una sola persona. Ed è forse questo uno dei motivi alla base di un paradosso. L’esigenza di vendersi sul mercato e di trovare clienti ha in qualche modo creato una nuova figura nel mondo della comunicazione online: quella del tuttofare. Un fantomatico professionista metà sociologo metà smanettone in grado di fare mediamente bene tutte le attività di cui sopra, ma realmente specializzato in una di queste, o, peggio mi sento, in nessuna. C’è chi la chiama trasversalità, io lo indico come un compromesso necessario che spesso mi sono trovata a dover accettare per esigenze lavorative. Quindi in passato mi sono educata a nascondere dietro ad un sorriso la smorfia di delusione quando ad un colloquio come social media specialist mi hanno chiesto “saresti in grado di posizionare il nostro sito nella prima pagina di Google?“. In questo genere di domande ho imparato a riconoscere la confusione del cliente, che si aspetta che io sia specializzata in ognuna delle sue esigenze di comunicazione online, che vadano dal maneggiare il codice html alla risoluzione della crisi sui social media. Atteggiamento non tanto diverso da quello della vicina di casa di mia madre che, intuendo dai racconti leggendari che io “lavoro coi computer”, mi chiede ogni volta di liberare il suo pc dai virus e, ultima novità, sistemarle i canali del digitale terrestre.
Epilogo
Quindi, da che parte state? La trasversalità è un’esigenza ma anche un’opportunità per sopravvivere o la specializzazione è un valore e una condizione necessaria che può regolamentare un settore un po’ entropico e far emergere il buon professionismo? Fino a quando queste due tendenze che mi sembra si evincano, convivranno insieme sarà difficile trovare uno spiraglio di luce. Perché per ogni digital strategist che si rifiuta di fare anche il seo specialist -e anche tutta una serie di cose che in realtà non gli competerebbero-, ne esisteranno altri dieci pronti a farlo.
Io credo nella specializzazione. Credo nel lavoro in team di professionisti che mettono insieme eccellenze ed idee per raggiungere ottimi risultati. Credo nel metodo e nella strategia di lungo respiro, credo che nel settore della comunicazione web ci sia bisogno di scientificità, studio e creatività. E tutto ciò è antitetico all’approssimazione e alla contingenza. Mi rendo conto che vendere questo approccio nel mercato del lavoro è una sfida e un rischio, e me ne prendo tutti gli oneri ma anche gli onori per il mio futuro lavorativo. Conosco un sacco di professionisti eccellenti nel proprio ambito d’azione, e sta alle aziende e alle agenzie riconoscerli e metterli in condizione di fare bene e crescere nel proprio specifico ruolo, affiancandoli ad altrettanti specialisti per creare casi di successo.
E voi, di preciso, che lavoro fate?
Piccolo gioco, esperimento, suggeritomi da Pennamontata: raccontatemi in non più di 4 righe la vostra professione nel web dandogli un nome (evitate i troppi inglesismi, sarà anche questo uno dei motivi di cunfusione?) e una piccola descrizione. Sarà divertente fare un piccolo censimento.
Futurap
p.s. questo post è dedicato a @ales_maffei, @Ggferrara, @Dyd0107, @OttaviaOttavia, @wondy77, @checcao, @RondoneR, @Aewdes, GiulioXhaet, Massimo Melica, Michele Mannucci, Asi Claypool, Marco Fiocchi, Francesco Mortara, Valerio Notarfrancesco, Nicola Bano, Pennamontata, Michele Brami e a tutti coloro che ieri su Twitter, Facebook, Google+ hanno dibattutto sull’argomento. Un grazie preventivo a chi vorrà commentare e alimentare il confronto. Ringrazio anche Clara Favilla per avermi suggerito il video, super sul pezzo, che vi allego qui sotto.
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Ciao Futura e grazie per aver subito colto la mia “sfida”.
Come ti dicevo nella fanpage di Facebook, credo che la difficoltà che noi giovani professionisti del web incontriamo quando raccontiamo del nostro lavoro è una: cercare di trovare un termine comprensibile in italiano.
Copywriter, SEO, Personal Branding Strategist, Digital Communication Specialist…
Adesso ci troviamo a svolgere lavori dai nomi stranieri e strani. Prima c’erano i giornalisti, i pubblicitari, i manager. Stop.
Cioè, voglio dire, ci sono ancora, solo che il 2.0 ci ha un tantinello complicato le cose. Io, tuttora, mi trovo a essere definita “copyright” (il 90% delle volte) o “copri writer” (ebbene sì, sono il plaid degli scrittori). Al che, simpaticamente, mi epiteto ormai come “copriwater”.
Troviamo un termine analogo al copywriter in italiano? Scrittrice pubblicitaria? Mumble…
Cara Vale, grazie mille per il tuo commento e per le tue idee sempre stimolanti. Come puoi vedere dai commenti che sono arrivati l’esperimento è super riuscito. Vero anche però che pochi che hanno raccontato quello che fanno hanno usato dei termini in inglese. Non credo che sia solo una questione di terminologia, ma piuttosto che il proliferare di tanti termini diversi per indicare poche specializzazioni rifletta una più sostanziale confusione che sta vivendo il settore professionale della comunicazione web.
Detto questo, ti prego, copri water mi fa troppo ridere. Non trovare un sostituto! xD
Versione basic
“Faccio pubblicità su internet.”
Versione advanced
“Cerco di aiutare le marche a parlare con le persone, senza che la comunicazione interrompa ciò di cui stanno discutendo. Insomma, prendere parte, e non interrompere: il contrario della pubblicità tradizionale.”
insomma, sei un pubblicitario discreto. Uno ci crede, fino a quando non ti conosce di persona o non legge questo post, caro il mio LUCO. http://www.futurap.com/2012/06/social-intervista/
Un’interessantissimo articolo, come non condividere la tua opinione, benché purtroppo le realtà aziendali solite (srl sopratutto) siano tutt’altra roba. Il team di professionisti è un miraggio formato da coloro che son stati aggregati sulla base di una comprovata attitudine piuttosto che di una specifica competenza.
Me in 4 righe?
Accetto la sfida, giusto perché nel web mi ci hanno trascinato a forza.
Di base sono un Sistemista, nel senso proprio che sistemo server, applicazioni, bug software e qualsiasi cosa abbia un hardware munito di una qualsivoglia intelligenza. Si son poi accorti che me la cavo col Seo, Php, Css, Html… ecc. E, alla buona, a scrivere degli argomenti di mio interesse sotto forma di guide e tutorial.
Avrai capito che per tutte le aziende in cui mi trovo, il “tutto fare” mi fa il baffo… purtroppo è così, parlando “racconto” (erroneamente) che mi piace far qualcosa e mi piazzano a “sistemarla” perché piace “il Modo con cui ne parlo” appassionato, dicono… che fai, dici no? … la risposta è (quasi) ovvia! Anche perché alla fine, lavorando impari, e io amo imparare.
Credo di aver sforato. Ma mi andava di far due chiacchiere!
Siamo praticamente colleghi. Ho spaziato dal Sistemista allo sviluppatore c/c++, dal DBA alla system integration per poi approdare allo sviluppo web (in maniera fortuita). A causa del mio passato, in genere mi danno un server in mano e mi dicono “mettilo su”, anche se il più delle volte non sanno che vuol dire fare attività di system administration, installazione e configurazione database (oracle), installazione e configurazione di un web server, prima di vedere un “Hello World!” su un browser
oddio, cosa diavolo significa c/c++?
Ehm… diciamo che sono la base della programmazione a basso livello (dopo assembler). C è una programmazione strutturata, c++ programmazione ad oggetti. (quanto sono noiso…
)
Giuseppe, dal tuo “sfogo” ho capito un paio di cose: 1. sei uno bravo “storyteller”, 2. sai fare personal branding. Che l’effetto lavorativo a queste due cose ti piaccia o meno è un particolare secondario.
L’autoanalisi mi porta a pensare che son solo troppo disponibile (fesso?) a mettere in ballo qualche “attitudine” concretamente alimentata da un sano studio… ma mi fido molto di te, quindi faccio tesoro della tua opinione!
Ciò che il cliente non vuole più fare, è di scartabellarsi files e database e compiere operazioni manuali, quindi quale miglior modo di condividere dati e interagire se non sul web? (raggiungibile facilmente da chiunque in azienda). Con un piccolo portale, ho fatto risparmiare tempo prezioso. Ufficialmente sono un “Solution Architect”. =)
Nel tempo libero ho anche deciso di voler fare qualcosa di mio, rilasciando pochi mesi fa un nuovo social network.
No dai, penso che tu sia più in gamba, io non creo progetti così ambiziosi!
Il punto è: quant’è difficile far capire che il sistemista non è il jolly?
Futura ha detto bene, un Social Media Strategist non dovrebbe trovarsi a subir richieste di qualsiasi genere… ma forse non sapete che un sistemista, quand’è in azienda viene trattato come Dio sceso in terra perché si presume che riesca praticamente a coprire ogni ruolo…
Una posizione davvero scomoda… credetemi.
A mio avviso può risultare comoda e scomoda allo stesso tempo. Il poter essere versatile, ti dà la possibilità di essere piazzato ovunque. Questo in una grande azienda come quella in cui lavoro, è sicuramente un bene. Ti dà inoltre la possibilità di vivere un progetto a 360 gradi e di capire le necessità dei gruppi con cui collabori. Ti dà spesso la possibilità di aiutare altri colleghi e sentirti utile (specie quando ti chiamano per dirti “è caduto un server”). =) Come contro… beh… spesso ti scontri con dei commerciali che si sono fermati alla tecnologia preistorica e a volte capita di fare un lavoro non proprio entusiasmante
Su questo non ci piove, difatti la nostra figura è quella più longeva.
Ho visto sviluppatori ed esperti web andare e venire in azienda (anche in pochi mesi) noi sistemisti eravamo sempre quei due, notevoli conoscitori di quell’infrastruttura e adeguati per le consulenze.
Andiamo, non fare il modesto, non ti fanno sentire utile, ti senti proprio il padre eterno!
Se avete bisogno di una carica di autostima, dovete fare i sistemisti, lo dico a tutti, perché qualsiasi cosa fate, non riceverete mai e poi mai tutti quei “Grazie” …..
Mi rivedo molto in te, penso che tu sia Un po’ più giovane, ma un giorno ho deciso che dovevo specializzarmi in qualcosa, ma il bagaglio acquisito in anni, ma che dico, ANNI di tuttofare rimangono e spesso tornano fuori.
Ma solo io sono rimasto in quattro righe?
“Utilizzo strategie, paradigmi e strumenti del web 2.0 (CMS, CRM, Cloud e Social Media) per risolvere problemi di analisi, gestione e comunicazione in scenari complessi (Progetti Europei, ricerca, business e governance). Community analyst & manager? Ma parla come magni!;)
fino al community qualcosa era tutto chiaro.
Grazie Michele per il tuo contributo!
Onorato per tale dedica mi affretto a rispondere in chiave autarchica come da richiesta:
Nasco poeta (e tale morirò), studio da filosofo, ma per “sbracare il lunario” ho fatto un po’ di tutto intorno al mondo dell’informazione. Provengo dalla stampa cartace(r)a-una-volta. Divento ‘blogger fai da te’, mentre ora sono “Main Blogger” (una sorta di capo redattore) per Blogo.it e sempre per Blogo-Populis sono anche Social Media Strategist (curo le strategie dei vari canali che abbiamo sui social network). Tanto resto sedotto e abbottonato al mondo social che di recente mi sono anche lanciato in privato con esperimenti creativi di applicazioni ambiziose come http://www.ipremier.it.
Mi definisco un Web abbastanza Content di essere Editor
RondoneR
bellissima bio/descrizione professionale. Molto creativa e varia nelle competenze. Una tuttologia, la tua, molto interessante. Approfondirò!
Cara Futura,
grazie per averci fatto sentire meno soli! Dunque la frustrazione che provo io, quando scandaglio il web in cerca di posizioni che corrispondano alle mie esperienze professionali, è la stessa di tanti altri?
Cosa faccio io: capo redattore del magazine aziendale dedicato ai dipendenti, gestisco anche i contenuti del sito web e del magazine dedicato ai clienti. Scrivo comunicati stampa, collaboro con l’agenzia di pr, se c’è da mettere giù l’intervento di uno dei nostri Executive per un evento…beh faccio anche quello. Da qualche tempo, sono anche Responsabile dell’implementazione della Social Media Strategy sui canali social italiani.
Detto ciò: non riesco ad inviare CV come Content Editor/Manager perchè: richiedono conoscenze di HTML (ok, so usare alcuni tag ma non sono una programmatrice e nel mio CV c’è scritto basic knowledge), di Photoshop (ora che c’entra questo con i contenuti è davvero un mistero della fede), mi chiedono SEO…e chi più ne ha più ne metta.
Non so se questo commento/sfogo sarà di utilità per qualcuno ma, cara Futura, grazie per aver scritto questo bellissimo articolo: comunicatori di tutto il mondo unitevi???
Non credo tanto ne “L’unione fa la forza”, più nella capacità e nella grint del singolo. Quindi, cara Francesca, io credo che questa empasse dettata dalla confusione di un settore che vive profonde evoluzioni e cambiamenti passerà col tempo, emergerà l’eccellenza e i clienti prenderanno delle belle “musate”
Spesso mi definisco un “web totum”.
In team con altri freelance, sviluppiamo siti e software web e mobile, web design e search marketing che comprende l’indicizzazione del sito, le campagne pubblicitarie online, il posizionamento e la presenza nei social network.
Prima di tutto grazie per la dedica
Vi rendo partecipi delle mie crisi d’identità professionale: pur essendo ancora “giovane” (sono dell’88), ho iniziato come grafico nel lontano 2001, poi ho cominciato a capirci qualcosa di hardware e software, e poi ho iniziato a tradurre serie tv dall’inglese, mi sono quasi laureato in marketing e sono arrivati i blog/social network forzandomi ad imparare qualcosina di comunicazione, SEO e anche web design (più un’infarinatura di codice). Insomma, sono un po’ art, un po’ copy, un po’ SMM/CM, senza contare traduttore (e molto scemo
). Mi catalogo tra i “varie ed eventuali manager” e non so mai cosa rispondere quando mi chiedono cosa so fare… specialista di nulla, ma ne capisco di tutto un po’.
Bella l’espressione “web totum” di Stefano…
Lavoro per una web agency e come firma nella mail aziendale, dopo ore di disquisizioni, mi hanno assegnato “SEO & social media specialist”: è vero, mi occupo di SEO per diversi clienti della nostra web agency, gestisco le pagine aziendali su tutti i canali social (quelli dei clienti e quelli dell’azienda stessa), mi documento e sto organizzando un corso di formazione sui social network. Ma gran parte del tempo lo passo ad aggiornare i siti dei clienti tramite, a dare una mano alla sviluppatrice-grafica smanettando con HTML, CSS, ASP e photoshop, a dare assistenza tecnica telefonica ai clienti (configurazione email, utilizzo nostri applicativi ecc). Quando capita gestisco anche qualche campagna su Adwords. Ah, e cerco di tenere aggiornato il blog aziendale. Il bello di tutto ciò è che di ogni progetto ho sempre una visione a tutto tondo.
No, va bene la sintesi ma in 4 righe non ce la potevo proprio fare.
I make things happen (o almeno ci provo)
wow XD, sa molto di divino.
- Sono un manutentore elettromeccanico trasfertista.
- Di notte smanettone del pc, web, codici web e non, grafica (ps, gimp, blender 3d….)
- Credo nei professionisti specializzati ma preferisco gli smanettoni
- Basta! hai detto 4 righe. Ciao a tutti!
Luca, mi becchi ignorante in materia. Cosa fa di preciso un manutentore elettromeccanico trasfertista? °__°
-Sono una mamma
-Sono una studentessa in comunicazione
-Amo scrivere, creare, parlare, ascoltare, dare spazio alla mia creatività e ho trovato nei social e nei blog lo sfogo di queste mie passioni.
-Sto ancora cercando la mia dimensione lavorativa ma sono certa che la troverò.
Sei stata molto chiara sul post, ed è stato un piacere leggerlo, trovo nelle tue righe la realtà che vivo tutti i giorni, ovvero: poche le persone che riconoscono il ruolo svolto nei social.
Troppi vorrebbero l’opzione “social & co” in un pacchetto più ampio, ad esempio assieme a basi di programmazione, SEO ecc.
Vogliono tutto in una persona sola al costo di perdere in qualità del risultato.
Troppi nemmeno riconoscono queste professioni come tali, le considerano una sottospecie di qualcosa, e, provato sulla mia pelle, quasi si fanno due risate quando glielo spieghi.
Aiuto le aziende a promuoversi sul web: Ascolto le persone. Indago esigenze e obiettivi e li traduco in progetti. Faccio tradurre i progetti in soluzioni. Propongo le soluzioni. Imposto il progetto e coordino. Contribuisco alle strategie di web marketing e SEO senza toccare il codice. Analizzo i risultati. Studio e sperimento. Ascolto le persone…
Come firma nella mia email aziendale cosa mettereste?
Innanzi tutto grazie per avermi citato nel post
mi fa piacere…
Ora provo a dare una veloce definizione del mio lavoro, come lo descriverei a mia zia (tipo che se al TG dicono che ci sono virus informatici, chiama mia mamma per dirle di stare attenta e se è il caso di andare dal medico…)
Io faccio siti internet (non siti web, che poi dovrei spiegarle cos’è il web), che facciano quello che vuole il cliente, e mi consentano di mangiare un piatto di pasta tutti i giorni. Tipo “Will code HTML for Food”, ma senza andare per strada col cartello…
Tornando in topic, come ti accennavo su facebook, la cosa che del web 2.0 mi lascia perplesso (relativamente) è il fiorire di nuovi termini per definire quello che è sempre esistito ma con un nome figo… ma soprattutto il fatto che nel sentire comune questo metodo funziona.
Se devi fare affari con una azienda neo costituita, un po’ non ti fidi, ma se è una startup eh.. sono cose…
Io sono più per la preparazione trasversale, che soprattutto per un team leader o un project manager è importante anche per gestire e controllare il lavoro altrui, poi ci possono essere casi in cui ci siano figure ultra specialistiche dedicate a compiti particolari. E un caso è proprio il tuo… ma, saresti in grado al 100% di verificare il tuo lavoro se non avessi delle basi in cose che magari non fai tutti i giorni?
le 4 righe: estrapolo ai brand le esigenze spesso represse di comunicazione, rispondo proponendo strategie e creatività di siti, minisiti, applicazioni social e mobile, ne coordino lo sviluppo tecnico sporcandomi quando serve anche le mani di codice che traduca i miei png.
Il team è fatto di 12 tuttologi così, non perchè non serva specializzarsi in questo campo, ma perchè serve soprattutto superare il limite del “io arrivo fin qui” per poter cooperare al meglio con quelli che stanno al tuo confine.
A mia nonna dico che faccio “le cose dell’internet”, a mia figlia dico che disegno le cose sul computer, ai clienti dico che anche se sembra strano, anche sul web serve buon senso.
Grazie del bell’articolo, si legge volentieri, lo si condivide ancora più volentieri.
Le persone non sanno come dirlo e dove. Io credo di saperlo.
Creo contenuti, li gestisco e ve li tiro dietro.
Web content social specialist strategist curation manager. Ovvero: “Tutto ciò c’é facciamo dice di chi siamo.”
Io sono quella “sola persona” dentro l’azienda… E non è il progetto di #forkidsforlife.
a.
Cara Futura
il tuo post è ricco di osservazioni e fa trasparire anche la ricchezza del tuo percorso professionale. Ti lascio alcune osservazioni, che sono legate alla mia esperienza ormai decennale – anche , seppur non esclusivamente – come “digital strategist”
1. La figura del digital strategist è sostanzialmente una figura junior in azienda: stipendio basso, poca responsabilità, nessun ruolo manageriale. La parola è bella, l’idea che si possa venire pagati per “pensare” è qualcosa di utopisticamente bello. Però nelle aziende medio/piccole è più spesso il marketing manager che pensa. Nelle web company è il product manager che decide.
Nelle agenzie il digital strategist ha un pochino più spazio e occasioni di crescita. Lavora con il cliente ed è colui che dal draft tira fuori un progetto di comunicazione. Ma a meno che l’agenzia non sia “top”, gli stipendi restano comunque molto bassi. E con loro le condizioni lavorative, i contratti, etc.
2. Se ti sposti un pochino più in là. Dalla comunicazione digitale al marketing, per esempio. Le cose cambiano. Le figure che si occupano di SEO, SEM, Online Advertising. Soprattutto in azienda, quando gestiscono budget importanti, hanno un ruolo più importante. Non sono pagate per pensare, ma per trovare keywords in grado di generare fatturato. Ma gli stipendi sono più rilevanti. Un SEM specialist o SEM manager di un azienda che investe 1M di eur in adv online, può avere un RAL lorda di 60000 con un contratto a tempo indeterminato.
3. Libero professionista o dipendente? Beh dipende. Ci sono molti elementi da considerare. Se vuoi avere un’entrata fissa, sicura. E ti accontenti di uno stipendio minore. Allora devi cercare un posto in un’azienda. Imparare a convivere con un potere decisionale limitato e a pensare che ci vorranno anni – parecchi – prima che tu possa venire pagata per “pensare”.
4. Nel tuo caso, considerando la popolarità e la reputazione che ti sei costruita credo ci siano le condizioni per capitalizzare su di esse. Però attenzione alla trappola del digital strategist. Nessuno paga affinchè tu possa pensare. Il concetto di fornitura in Italia è legato a quello di “fare qualcosa”. Forse l’ambito della formazione ha più potenzialità di quello della strategist. In ogni caso e per ogni cambiamento, in bocca al lupo!
In generale
Vuoi la mia?
Il tuo commento è illuminante! E traspare decisamente un’esperienza non di poco conto. Sono confronti come questo che accrescono la professionalità altrui.
Ho girato più di quanto racconto, e una stima così chiara delle dinamiche aziendali (secondo il modello nostrano) te la fanno davvero in pochi! Grazie.
Caro Pierluigi, grazie del tuo commento, davvero illuminante ed esaustivo, che mi dà l’occasione per arricchire il confronto sul tema che ho proposto.
Vedi, quando scrivi che “La figura del digital strategist è sostanzialmente una figura junior in azienda: stipendio basso, poca responsabilità, nessun ruolo manageriale. La parola è bella, l’idea che si possa venire pagati per “pensare” è qualcosa di utopisticamente bello.” scrivi una sostanziale ma non totale verità. Per digital strategist non intendo una figura junior che si cimenta nell’aprire profili social. Ovviamente no. Per digital stretegist intendo il detentore dallo studio, al concept, alla gestione, al monitoraggio, al feedback, di tutta la presenza online di un brand e azienda. Dentro ci possono stare milioni di cose, e parli con una persona che a livello formativo viene dal “vecchio mondo” del marketing pubblicitario, e che crede del marketing mix, nella multicanalità e nell’integrazione tra online e offline, tra comunicazione interna ed esterna. Poi mi viene anche da pensare, al netto di ormai numerosi casi di “epicfail” e crisi manageriali, con successive enormi perdite di reputation e fatturato, se la scelta di delegare questi lavori a risorse junior sia una cattiva prassi che col tempo non debba in qualche modo essere “estirpata” dalle strategie di communication management virtuosi. Qui ci addentriamo in un discorso profondamente complesso. Che riguarda il ROI e gli investimenti generati e fatti in azioni di marketing che danno più sicurezza, risultati di breve periodo e più visibili, ma che restano quelle piccole pillole di “campagne” legate a singole azioni di mercato, se non incastrate in quel disegno strategico di comunicazione di cui parlavo nel post. Quanto valore in termine di fidelizzazione, fiducia, reputazione, o per dirla in un termine del marketing tradizionale “awareness” generano? Investire in “1M di eur in adv online”, come tu dici nel post, può essere una mossa vincente come una colossale panacea per un male momentaneo. Costruire una solida reputation e una community di consumatori legati al brand e co-partecipanti e co-creatori del valore del brand è una sfida ben più intrigante, e può portare risultati, anche a lungo termine, più solidi, duraturi e gratificanti, che si riversano non solo nell’ecosistema digitale, ma in tutti i settori che riguardano la comunicazione esterna di un progetto di business, e non di un marchio.
Detto ciò, credo di essermi dilungata molto. Un ultimo commento a questa frase: “Nel tuo caso, considerando la popolarità e la reputazione che ti sei costruita credo ci siano le condizioni per capitalizzare su di esse. Però attenzione alla trappola del digital strategist. Nessuno paga affinchè tu possa pensare.”. Ti ringrazio per la fiducia e per la stima, in ogni modo ricambiata. Quella che tu chiami popolarità non è altro che un valore aggiunto alla mia figura di comunicatrice, che ho cercato di costruire anche e soprattutto grazie ad un approccio di condivisione, comunità, trasversalità e dialogo con gli utenti e le marche. Una specie di marchio di fabbrica che, ti assicuro, non tanti, ma alcuni cercano nei propri collaboratori. Nel mio blog non ci sono Ad, nè inviti a richiedere preventivi, non ho mai creato un annuncio di adsense per il mio lavoro. Nè l’ho mai spinto promozionalmente spingendo su “Con me otterrai dei risultati”. Nonostante questo approccio ho sempre lavorato e sono sempre cresciuta di livello. Grazie anche al confronto e alla stima di professionisti come te. Un bacio, buone vacanze.
Buongiorno Lavoratori nel Web,
non desidero limitare le Vs speranza, tuttavia vi chiedo di guardare alle nuove professioni con un po’ più di distacco.
I sogni legati al web e alla Società dell’Informazione si stanno scontrando con un capitalismo digitale in cui le risorse vengono sempre più concentrate in pochi operatori o poche piattaforme, in sottile contrasto tra loro.
Temo che guardare ad attività professionali che leghino l’economia tradizionale con quella digitale sia ancora oggi la migliore strategia per sviluppare l’indispensabile fatturato.
I prossimi mesi saranno di profonda recessione.
Buon lavoro a tutti
Prendo appunti su taccuini e spero che prima o poi si trasferiscano tutti in un romanzo, anche perché l’ho promesso a papà. Redattrice web e copywriter junior, fervida credente nella specializzazione, nelle specialità e nelle infarinature.
La specializzazione è un valore e crea valore e lavoro.
ma tu, giovane pulzella (se quell’86 non mente), sei la creatura di Pennamontata? Da quello che leggo la Vale sta facendo un buon lavoro
grazie del tuo commento.
E sì, sono la pupilla della @valefalci, come amorevolmente mi appella la mia capowriter! Non potevo desiderare mecenati migliori di lei e Valerio Notarfrancesco che mi hanno presa dalla vita analogica e catapultata in quella digitale.
Complimenti per i tuoi post, sempre degnissimi di essere letti, condivisi e commentati.
In tutti gli interventi vedo un assente: la formazione personale e il grado di approfondimento.
Solo uno ha avuto il coraggio di dire che non conosce l’html.
Da dieci anni studio php, javascript, jquery, mysql, apache, flash, css, html, seo, c++; sui contenuti studio sentenze, leggi, prassi di diritto all’estero, contratti del web.
Quello che studio lo catalogo sui siti sviluppati con mie tecnologie e sono indipendente per software e dati e analitiche.
Quello che studio e realizzo ogni giorno lo segnalo su twitter.
Le nostre professioni sono giustamente interdisciplinari, e il mancato lavoro con le attivita’ tradizionali viene dal mancato credito riconosciutoci. Ora per fortuna qualcosa sta cambiando.
Io sono certo che qualcuno di voi potrebbe essermi di utilita’, ma non so dove trovare i vs curricula. Questo e’ un problema per tutti noi.
Ho sviluppato un metodo per aggregare tweet e utenti twitter attorno ad argomenti specifici per trovare persone competenti e discutere insieme: si chiama http://www.gloxa.com ed e’ usata con successo per ora da pochi, ma e’ sufficiente gia’ pe ravere buoni risultati. Ha naturalmente margini di crescita, e io non chiedo che collaborare. Possibile che poi non ci si unisca per realizzare lavori piu’ impegnativi ? Io ci sto riuscndo con alcuni professionsiti, trovati con fatica. Insomma, il fatturato ne risente positivamente “..
Ti ringrazio Futura per la tua dedica.
Vediamo di rispodere di preciso a che lavoro faccio sul web, in non più di 4 righe ed evitando gli inglesismi.
Dunque, io faccio l’allenatore (come tutti gli italiani del resto):
)
Io alleno i siti internet e li preparo per arrivare prima di quelli dei suoi concorrenti (senza ovviamente doparli
A parte gli scherzi, non mi è mai piaciuto il metodo americano di presentarsi con una breve frase.
C’è l’idraulico, l’elettricista, il dottore, l’avvocato e c’è il Digital Strategist e c’è il SEO.
Del resto il mercato in cui i nostri clienti vogliono mettersi in competizione, il web, ha le sue regole, le sue dinamiche e le sue figure professionali.
Detto in un altro modo, se oggi ti si rompe l’auto, andresti a cercare un maniscalco oppure un meccanico?
Hai imparato che ti serve un meccanico.
Ovviamente poi ci sono le eccezioni come i termini “vuoti” ma molto cool come ad esempio engagement dove ogni singolo abitante del pianeta ha una sua definizione e quindi non andrebbero usati.
Per quanto riguarda la specializzazione ci credo molto anch’io e te l’avevo anche scritto su Google Plus, però mi piace mettere in discussione ciò in cui credo quindi adesso provo a fare un ragionamento contrario.
La considerazione che sto per fare si può estendere a tutte le figure professionali del web ma faccio un esempio per quello che conosco meglio.
Tra noi addetti ai lavori, dire faccio il SEO è qualcosa di vago. Che SEO sei?
Perché se devi lavorare su un progetto piccolo allora ci sta che un singolo professionista Seo possa fare tutto, ma se il progetto è complesso ti serve il Seo sistemista, il Seo Link builder, il Seo che studia le parole chiave ecc. ecc e speriamo che ti serva anche un Social Seo e un Seo project manager.
Ora, se dal punto di vista degli addetti ai lavori queste sono distinzioni nette e necessarie per grandi progetti, dal punto di vista del cliente non hanno senso.
Lui cerca un Seo (e ricordiamoci che già gli abbiamo fatto imparare un nuovo termine) e dal suo punto di vista è ridicola la distinzione che ho fatto io.
Ecco quindi che mi sto contraddicendo.
Sta a noi, quando ci arrivano certe richieste, essere onesti e sinceri, prima con noi stessi e poi col cliente, e cercare aiuto in un team che ci affinchi per risolvere i problemi che noi da soli non potremmo affrontare.
Insomma avere il coraggio di tirarsi indietro per andare avanti.
A questo punto mi fermo altrimenti iniziamo una puntata di Ciao Darwin dal titolo: “Freelance” contro “agenzie”.
Valerio
Consulente di marketing digitale: ci danno dei soldi per fare più soldi utilizzando gli strumenti disponibili sul web. Riassumendo e banalizzando – ma nemmeno troppo.
Tre appunti sul tuo ottimo intervento:
1. Il web è un magma in perpetuo movimento ed eterno divenire: porre dei confini rigidi alle figure professionali è impresa complessa e forse addirittura deleteria. Web content curation, digital pr e SEO da un certo punto di vista sono tre facce dello stesso cubo, se vuoi. Categorie che oggi sono attuali, domani saranno vetuste. Sono più propenso alla trasversalità che alla settorializzazione;
2. Le competenze è necessario che siano effettivamente verificate e verificabili: il web italiano ama parlarsi addosso e vivere di aperitivi, autoreferenzialità e onanismo. Troppi guru autoproclamatisi tali minano la credibilità del settore. Parlare di numeri non è solo compito dei ragionieri: le supercazzole da cv esigo che portino risultati tangibili e quantificabili;
3. Lo scenario da te prospettato (team di lavoro composto da tot figure professionali, etc.) presuppone uno stato di maturità del settore che il nostro Paese è lungi dal raggiungere. Gli addetti ai lavori hanno una prospettiva molto diversa, se vuoi più avanzata, rispetto alle aziende ed alla cultura di cui molte di queste sono portatrici. Vedo peró diversi esempi virtuosi in cui brand importanti traslano da un’attività “one shot” ad un orizzonte strategico di lungo respiro. Chi lavora nel digital dev’essere in primo luogo educatore ad una nuova attitudine e mentalità. Si arrivera, e si sta arrivando, a realtà più strutturate: tutti i principali centri media ed agenzie hanno un reparto strategico in progressiva definizione.
Competenze specifiche che portino un concreto valore aggiunto; flessibilità, curiosità e voglia di “sporcarsi le mani” smontando il giocattolo per capire cosa c’è dentro. Credo possano essere alcuni ingredienti per combinare qualcosa di buono
Grazie per gli ottimi spunti,
Federico
Ne’ Strategist. Ne’ Analist. Ne’ Expert. Ne’ Manager.
Explorer*. Perche’ il web ora e’ cosi’. Tra due ore chissa’.
*(definizione valida sia per me che per i miei collaboratori).
Tutto quello che scrivi è giusto; io mi sono sempre rifiutato di usare qualsivoglia programma di grafica a lavoro proprio per rimanere “duro e puro”. Ma la realtà è che una piccola impresa non può permettersi un team di specialisti, a questo punto le opzioni sono poche
- non lavori con i piccoli che però sono la maggioranza in italia
- punti sulla quantità per garantire a tutto il team stipendi decenti
- allochi solo parti del team a seconda del budget del cliente (tipo “con questo prezzo ti do strategist e content manager”), ma il cliente cercherà e trovare il tuttofare.
p.s. “il web italiano ama parlarsi addosso e vivere di aperitivi, autoreferenzialità e onanismo. Troppi guru autoproclamatisi tali minano la credibilità del settore.” Finalmente qualcuno lo ha detto grazie Federico
Buongiorno Futura,
nel Gruppo Web Skills Profiles (del quale sono responsabile e coordinatore) in questi giorni stiamo predisponendo, primi in Europa, i profili di terza generazione in base al documento European ICT Professional Profiles (CWA 16458:2012), pubblicato dal CEN nel maggio del 2012.
In tale documento vengono specificati 23 profili ICT europei, che funzionano da “skeleton” per i nuovi profili Generation 3.
Il punto di partenza sono i profili del Gruppo Web Skills pubblicati nel luglio del 2010.
Questi nuovi profili permetteranno a tutti i professionisti del Web, alle organizzazioni formative, e alle aziende, di avere dei punti di riferimento standard ed europei.
Per maggiori informazioni e per partecipare ai lavori del Gruppo:
info@skillprofiles.eu
pasquale.popolizio@gmail.com
Inoltre:
prima stable release del doc sui profili professionali – luglio 2010
http://www.skillprofiles.eu/stable/profili_professionali_web_stable.pdf
pagina del CEN con tutti i documenti fin qui pubblicati
http://www.cen.eu/cen/Sectors/Sectors/ISSS/CWAdownload/Pages/ICT-Skills.aspx
documento del CEN con la mappatura dei profili Web Skills Profiles
ftp://ftp.cen.eu/CEN/Sectors/List/ICT/CWAs/CWA%2016458.pdf
Complimenti per il lavoro, in diverse occasioni mi sono imbattuto in questi documenti… avanti così. Prima o poi lo adotteranno tutti gli enti interessati e non solo noi “operatori del settore”.
Berti
Che lavoro fai? mi procuro da vivere giocando al mio gioco preferito dovrebbe essere la risposta giusta secondo me. Se possibile ogni giorno ad un gioco diverso come fanno i bambini creativi
In quale categoria stai? quale il nome del tuo lavoro? non credo abbia poi molta importanza, nè il nome nè la catalogazione esatta dei suoi contenuti. Importante è invece fornire le utilità che servono all’altro. Chi saprà farlo vivrà per sempre adattandosi alle circostanze, magari cambiando “lavoro” in continuazione.
Se sa fare tutto ancora meglio, e meglio ancora se sapesse addirittura stimolare la nascita di ulteriori utilità non ancora percepite dal suo interlocutore, nel senso che si realizzerà di più.
Alcuni amano soddisfare il bisogno di tranquillità e fanno spettacoli, altri realizzano oggetti utili altri ancora risolvono complessi problemi di produzione o delicati interventi chirurgici mettendo a frutto anni di studio, altri ancora fanno disegni sul web, tutti in fondo non fanno un lavoro ma cercano la propri autostima.
Eppure è facile raggiungerla, basta seguire la propria indole e il proprio istinto senza piegarlo a schemi sociali precostituiti o ai desideri di mamma e papà.
Che vuole dire ? non so. Forse è tempo che logica lasci il posto all’istinto, alla immaginazione.
Forse é il caos la prossima frontiere del saper fare che contrasterà la mera ragionevolezza e la logica matematica.
L’adattamento ai desideri del tuo interlocutore per fornirgli ciò che gli serve in quel momento per ricevere ciò che serve a te in quel momento. Troppo complicato? troppo instabile? in una società futura ove si produrrà più di quanto serve no. Oggi forse si.
Ciao Futura,
anche se non posso vantare la conoscenza diretta spero mi sia concesso il saluto informale in quanto internet mi suggerisce un approccio giovanile e diretto.
Bazzico le acque e di conseguenza sono finito nelle varie reti della Rete più volte dal 1996. Prima la timida conoscenza con l’email, il fascino del mistero usenet, il pulsare dei siti dinamici, il culto delle aste on-line, la scimmia dell’e-commerce, poi tutti quei SEO/SEM/SMM/… quando un giorno, dopo quasi 15 anni, scopro che devi essere uno specialista per contare. Un pò come i responsabili degli ’80. Ok, mi adeguo: specializzando in tuttologia. Tie! XD
Non me ne abbiano i colleghi se eviterò di definirmi “qualcosa”, preferisco spiegare di “cosa” mi occupo oggi. E’ più divertente cogliere l’attenzione dei presenti semplificando i concetti dei Location-Based Services (LBS) e del Web Semantico. Fico, neh?!
Scusami se non ho avuto tempo per scrivere meno (cit.)
Berti
Ciao Futura!
ma io sono un anno più piccola di te. E ricordo anche che in Spagna ti hanno rubato la borsa e abbiamo fatto una colletta per condividere la gita al meglio…visto quante cose ricordo?
Prima di parlare di questo post ti devo dire due cose:
1)che tu confermi la mia teoria secondo la quale se hai un nome importante nella vita fai grandi cose. E lo fai perché in questo mare di concorrenti hai una possibilità in più d’essere ricordata, come un brand insomma…
2) che questa teoria è talmente vera che sto cercando di convincere il mio ragazzo che, se mai avremo figli, li chiameremo Atena e Anakin (seguendo i miei gusti personali in fatto di mitologia e fantascienza). Beh, non era questa la seconda cosa che volevo dirti alla fine… In realtà ti dovevo dire che questa mia teoria è talmente esatta che grazie al tuo nome mi ricordo di te. Frequentavamo lo stesso liceo classico, sezione B
Al di là dei miei ricordi che possono interessare o meno, mettere a disagio o meno (bbboccaccia che mi ritrovo…), condivido a pieno il tuo post, anche perché rientro nella categoria dei tuttofare della comunicazione sul web. Tu hai espresso in maniera lineare quello che io in genere spiego con una storiella dal sapore agrodolce per via di questa mia naturale tendenza a raccontare ciò che mi affligge in maniera sarcastica. Ma il succo è quello. Perciò, tra un lavoro e l’altro, ora sul web faccio quello che faccio nella mia vita reale: la zia. Niente stress.Saggezza popolare e un misto di pessimismo realistico in un blog di pura riflessione e puro diletto. Visto che ci siamo ritrovate (io ho ritrovato te almeno) ti aspetto quando vuoi nel mio salotto qui http://www.paroladiziacin.blogspot.it
Ora me lo leggo per bene… ma non stentoa credere che dica esattamente le cose come stanno. Nessuno capisce cosa facciamo e noi non riusciamo a spiegarglielo
Eppure lo facciamo…
Da neo-freelance la cosa che mi ha inquietato di più in questo post è stata la parte sull’inseguimento del cliente insolvente. Ho paura di non avere il fisico. Lanciamo un social ad hoc per piazzare i freelance più delicati di salute ai clienti più onesti? Una cosa con i controlli pre e post-affido, come si fa con i cuccioli abbandonati…