Poco tempo fa un tizio, durante un acceso dibattito “social” cercò di mettermi “professionalmente” in difficoltà chiedendomi: “mi sapresti spiegare in termini numerici cosa intendi per influencer?”.
Devo confessarvi che la domanda, resa ancora più buffa dalla sgradevole goffagine del soggetto, mi ha fatto ridere parecchio. Da dove dovrei prendertela una definizione “numerica”, pensai, dal Bignami del social network? Se parliamo di influenza online di un account si tratta anche di analizzare comportamenti di persone, con tutte le mille variabili che la meravigliosa complessità umana si porta dietro. O no?
Suggestioni da algoritmo. Dare un ordine ai fenomeni e ai dati della rete è un’ansia umana tutta nuova. Siamo talmente tanto insicuri nel nostro approccio ai social media da dover incasellare tutto con definizioni e calcoli? Lo capisco quando qualsiasi dato, anche il più irrilevante, è oggi misurato con un tool o delle analytics. Il monitoraggio delle piattaforme social da uno strumento strategico sta diventando una vera e propria ossessione. E il Re di questa tendenza è l’ossessione da Klout score.
Per chi non lo sapesse Klout è una piattaforma web che nasce con l’intenzione di dare un numero all’influenza online di un account. Risponde alla domanda: quanto è influente Futura Pagano online? Pretende di farlo con un algoritmo che analizza i vari profili presenti sui social network (i comuni Facebook, Twitter e Instagram, ma anche l’account di WordPress). Di questi valuta i contenuti postati, il sentiment del proprio network e l’importanza dimostrata in una certa categoria.
Lo sapete, a me piace parlare della mia esperienza. E basta gettare uno sguardo al mio profilo Klout perchè le idiosincrasie e le falle risultino banalmente evidenti. Il problema sembra essere sia nel sistema che nel metodo: mi fiderei di un algoritmo se fosse autonomo e se non facesse scegliere a me quanti account aggiungere al profilo. Quindi quali e quanti dati includere nell’analisi. La mia fiducia di analista sarebbe maggiore se non ci fossero le “votazioni” degli utenti, che possono far guadagnare punti al mio account spinti da propositi più “sentimentali” che “logici”. Altro problema,strettamente legato al precedente, la libertà di votarmi come influente anche in categorie che poco collimano con i miei reali settori di azione. Ecco come succede che io sia influente in “Los Angeles” senza che io abbia mai scritto o lavorato o gestito nessun progetto che avesse a che fare con gli Stati Uniti.
Credo che questo genere di problematiche abbia portato non pochi colleghi a scherzare, ironizzare e fondamentalmente bypassare il Klout come una piattaforma di cui tener conto fedelmente nel lavoro della social media analisi. Il contrario succede, ad esempio, per alcune agenzie d’oltre Oceano, dove sembra che basti avere un Klout superiore a 50 per essere inseriti in programmi di pr e sponsorizzazioni.
Di qualche giorno fa la notizia che avrà gettato non poco scompiglio tra i fan delle metriche dell’influenza. Klout cambia l’algoritmo. Alcuni punteggi infatti (tranne il mio?!) sono variati radicalmente, aggiungendo un po’ di confusione tra i report e le classifiche di ranking delle agenzie di pr.
Sembra che le novità riguardino grosso modo due fattori.
Aumento del numero dei “segnali”: prima il numero dei dati analizzati per account era “meno” di 100, oggi aumenta fino a 400. Si arricchisce anche la tipologia di dati in esame: conteranno anche e soprattutto le interazioni con un account social: retweet, commenti, share, più e like. Anche il team di Klout ha scoperto che numero di fan, follower e amici non sono gli unici indici di “popolarità” di un account social. Ma aggiungere anche il numero delle interazioni credete che basti? Non dovremmo analizzare anche “la qualità” di quelle interazioni? Se un commento abbia un contenuto positivo o negativo, ad esempio. Ma anche lo status di chi interagisce: ha veramente tanta importanza se è a sua volta un “influencer”? Questa sembra essere un’altra novità introdotta, ma poi influencer secondo chi, lo stesso Klout? E’ come dire che nel mio caso di blogger di social media marketing, conta di più un commento di Mantellini che 100 dei miei lettori comuni. E qui arriviamo anche ad un’altra confusione non di poco conto, che riguarda il concetto di influencer: è ben diverso essere influenti per una piccola nicchia di addetti al settore dall’esserlo nei confronti di una comunità di consumatori agendo sulle loro scelte d’acquisto.
Avvicinamento all’influenza nella vita offline: e qui francamente mi sono persa sul serio. Perchè sembra che l’algoritmo di Klout ora tenga conto anche di dati “qualitativi” -come le segnalazioni, i click e i link di entrata ed uscita su Wikipedia- per cercare di avvicinarsi ad un punteggio vicino alla popolarità “reale”, quindi anche offline, di un personaggio. Per spiegare il cambiamento è stato fatto l’esempio del Presidente Obama,che finalmente avrebbe un Klout score superiore a Justin Bieber, il noto cantante teenager reginetto del “flame” network. Adesso, ammesso e non concesso che il Presidente degli Stati Uniti d’America possa essere anche solo analizzato nello stesso campo di azione di una Pop Star in piena pubertà, mettere in relazione di causa effetto la popolarità offline con quella online è quanto meno approssimativo e ancora prematuro. Perché non è sempre e per forza detto che un personaggio che sappia ben comunicare -e sottolineo il bene, che non è sinonimo di tanto- in una piazza sappia farlo sui social network, e viceversa. Per avere un dato attendibile ed esaustivo dovremmo analizzare ed incrociare tutti i fattori che concorrono a creare una reputazione. E questo per citare un amico esperto di Seo credo riuscirebbe a farlo solo l’algoritmo del “Padre Eterno”.
Si, perché credo nella fallibilità dei numeri e delle metriche, soprattutto quando parliamo di concetti non scientifici, ma profondamente umani, come la reputazione di qualcuno o di qualcosa. Sono così tante le variabili che concorrono che solo un’analisi qualitativa e quantitativa ragionata di un vasto numero di fattori può darci delle risposte attendibili.
Ecco quindi che un tool o un algoritmo non possono, non devono bastare. Perché personalmente non mi fiderei mai dei freddi dati ottenuti dai tool, senza il supporto di un sapiente analista in grado di dargli una lucida interpretazione unitaria, valutando approfonditamente un contesto. Voglio dire che parametri come il Klout score dovrebbero essere soltanto il corollario di analisi approfondite che tengono conto non solo della presenza “numerica” di un personaggio in rete, ma anche del sentiment del suo network, del valore generato dall’interazione, dei risultati professionali nel settore di riferimento, della presenza offline ad eventi rilevanti, ma a anche e soprattutto dei contenuti prodotti e del dibattito che questi creano. Detto in soldoni: quanto e come siamo e interagiamo online, quante e quali persone raggiungiamo, quante e quali interagiscono con noi, come lo fanno e quanto fanno parte del nostro settore di riferimento. Non dimentichiamoci del contesto: non solo devono essere analizzati gli ecosistemi chiusi dei nostri account social (come fa Klout), ma monitorati tutti gli ambienti di rete. Avete presente quanto lavoro, quanta capacità e quante figure professionali possono e devono concorrere a report di questo genere? Per questo, prendere Klout score e affini come dati scientifici a supporto di scelte strategiche è come affidarsi ad un dolore al petto per procedere con un’operazione a cuore aperto.
Futurap, klout score 64

e voi, “quanto c’avete di Klout?”
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Sarò breve e concisa. Per me Klout – al quale mi sono iscritta per mera curiosità – è una minchiata. Quindi, carissima, mi trovo d’accordo con te soprattutto per quella frasetta che hai messo in bold: monitorare tutti gli ambienti di rete. Questo è il punto.
Vale, quanto vorrei avere la tua capacità di sintesi da copy!
Il Klout è semplicemente un indicatore del prezzo medio dell’influenza al chilo.
Oggi per esempio al mercato cittadino di Messina puoi comprare dell’ottima influenza fresca a 63 al chilo. Dalla parte opposta dell’Italia, a Pordenone, il Klout indica 70 pertanto l’insalata di influenza ve la mangiate un altro giorno.
Già… il punto è proprio questo, utilizzai proprio questo esempio per spiegarlo, relativamente a questione ormai passate!
http://ow.ly/d4upg
tra chili di +k e bot follower possiamo dire che il miglior ambiente del social networking non è in rete, ma è al mercato
Vado controtendenza e dico che Klout è utilissimo per certi versi.
Certamente Klout, come tutte le cose che vogliono dare un peso alle qualità delle persone, è una grossa presa in giro (Valentina l’ha espresso però in modo più efficace
).
Inoltre è un ulteriore fattore che aumenta l’ansia da prestazione.
Però io lo trovo comodo e utile nel lavoro.
Se segui più di qualche cliente e i loro “profili social” (intesi come profili crossmediale) non puoi metterti a leggere tutti i loro messaggi su tutti i social, vedere le risposte che ricevono, e tutte le loro interazioni.
Ecco che Klout e gli altri servizi analoghi ti danno immediatamente il quadro della situazione e capisci se il tuo cliente sta lavorando bene oppure no.
Di sicuro non si mettono a sfruttare i bug della piattaforma o a fare la gare a chi c’è l’ha più grosso.
Più che le novità all’algoritmo appena presentate quindi, trovo più utili le funzioni che saranno disponibili a breve, ovvero i “momenti” per capire quali sono i post che hanno “girato” di più (preferisco questo termine a post di più successo o post che hanno fatto guadagnare più klout).
Una delle pecche di Klout in questo contesto è la tematizzazione, cioè l’analizzare tutto insieme e non per categorie. Per questo trovo migliore Peerindex, nuovamente, solo come cruscotto dove dare una rapida occhiata per capire dove si sta andando e a quale velocità.
Il discorso sull’influenza è tutt’altra cosa, è importante ma sicuramente oggi non la misura né Klout aggiornato né gli altri servizi.
C’è spazio per un’idea nuova?
Valerio Notarfrancesco