Twitter balla da solo. Diario ragionato delle ultime novità

Twitter balla da solo. Diario ragionato delle ultime novità

Ieri Twitter ha introdotto delle sostanziali novità nella sua piattaforma, solo apparentemente “visive”. Si tratta di alcuni piccoli ma importanti cambiamenti che da un lato sembrano migliorare l’esperienza degli utenti nella piattaforma, rendendola sempre più completa, usabile ed “indipendente”, dall’altro strizzano l’occhio ai brand, definendone la presenza più performante per gli obiettivi di business.
Sono state aggiornate sia la versione “browser” che le applicazioni Apple e Android per  smartphone e tablet.

Ma in sostanza cos’è cambiato?

Ad essere diverse ora sono le visualizzazioni della timeline (più larga e verticalizzata); la testata degli account (grande immagine nello sfondo, con piccola foto del profilo centrale e bio centralizzata con font bianco); i menù (aumento delle voci: in primo piano ora anche “account”, “preferiti” e “liste”).

(screenshot della pagina aggiornata- versione browser)

Il cambiamento forse più evidente è l’importanza maggiore data alla componente visuale, aumentandone l’accezione “identitaria” (con la header stile “copertina” nella testata),  e quella di “storytelling”  (con la gallery delle ultime immagini direttamente in home) per un account.

Dietro a quello che alcuni hanno (incautamente) definito un mero “cambio di look” (orrore) e un tentativo di emulare Facebook (errore), in realtà si cela qualcosa di ben diverso e di molto più complesso.

Si tratta dell’ennesimo traguardo di un progetto molto ambizioso e di un chiaro modello strategico di business che il team di Costolo & Co da mesi ormai intesse in una trama sempre più fitta. Andiamo a scoprirne insieme le caratteristiche creando una timeline della storia recente, nel tentativo di scrivere un diario ragionato delle ultime novità introdotte e annunciate da Twitter.

– Già prima dell’estate Twitter dichiara l’intenzione di chiudere le api e palesa i suoi sforzi per sviluppare applicazioni e servizi interni. Così facendo decreta la morte dei tool alternativi e sancisce la rottura prima con Linkedin e poi con Instagram (nel frattempo acquisita da Facebook). L’ obiettivo sembra chiaro: far controllare gli aggiornamenti di stato direttamente su Twitter e non su altre piattaforme, aumentando la permanenza e il traffico interno degli utenti e massimizzando potenzialmente le entrate pubbiclitarie. E, a proposito di questo…

– Introduzione della pubblicità: ora è possibile a fronte di campagne “pay for” creare dei promoted tweet (possibilità di promuovere singoli tweet), accounts (far comparire il proprio account tra i suggerimenti “da seguire”), e trends (spingere il proprio trend tra i TT). Tutto questo, cosa forse più interessante, targettizzando la campagna in base agli interessi degli utenti. La pubblicità potrà essere così mirata verso un pubblico specifico potenzialmente interessato, mantenendo però una certa trasparenza (la pubblicità è segnalata da icone identificative). Qui Riccardo ne delinea pregi e difetti in un interessante post “user experience”.

– Viene introdotta la possibilità di creare brand pages (guardate quella di Pepsi) segnalate come “profilo verificato”, quindi “ufficiale”, e di ricevere notifiche personalizzate di altri account (possibilità degli utenti di iscriversi come un Feed rss agli aggiornamenti notificati di altri profili)

– Con gli expandend tweets Twitter migliora la visualizzazione di foto e video caricate nei tweet, rendendola interna alla piattaforma. Non si poggia più a piattaforme esterne.

– Twitter rilascia dei codici per creare dei widget. Vere e proprie timeline interattive (si aggiornano automaticamente) dei tweet di un account, di un hashtag, dei preferiti o di singole parole chiave, da inserire nei siti o nei blog. Mossa interessante, che mira a dare una propria identità riconoscibile e un’esperienza più ampia anche al di fuori della piattaforma proprietaria, completando sia la presenza del social network che l’esperienza dell’utente in ambienti “sensibili”.

– Approvazione dei prodotti certificati:  Twitter decide di dichiarare guerra alle centinaia di tool nati per analizzare, monitorare e usufruire della piattaforma. Lo fa alzando la voce e  pubblicando una ristretta lista di 12 partner decretati come “ufficiali” (con tanto di “bollino”) e consigliati per le attività di engagement, data reseller e analytics.

Se mettiamo insieme tutti questi piccoli tasselli verrà fuori un quadro molto nitido: quello dove Twitter sembra dichiarare a gran voce la volontà di “ballare da solo”, ovvero di diventare un vero e proprio medium indipendente e centrale, con una sua strategia per  fidelizzare ed aumentare gli utenti (oggi ben 140 milioni) e un suo modello di business per attrarre i brand e monetizzarne la presenza.

E ora come ora dimostra di avere tutte le carte in regola per riuscire a farlo. Parallelamente alla crescita dei “numeri” (300 mila nuovi visitatori ogni giorno per 750 tweets al secondo) e alla positività delle previsioni (540 milioni di dollari di revenues previste dall’adv nel 2014) mi sembra di intravedere un  rafforzamento esponenziale di tre caratteristiche, a mio avviso fondamentali per la longevità di qualsiasi modello imprenditoriale digitale:

la coerenza, mantenendo intatte e andando a migliorare le caratteristiche identitarie e peculiari originarie del social network e raggiungendo gli obiettivi annunciati.

L’equilibrio: tra ansia di avere dei ricavi, la necessità di renderli “duraturi” e l’attenzione a non snaturare l’esperienza dell’utente.

La cura della comunicazione: il rapporto trasparente e very social (penso al blog) tra il team e la propria community di riferimento.

Questi tre fattori se mantenuti e coniugati con l’indispensabile ricerca, capacità di risk management, possibilità di anticipare e dettare le esigenze della digital experience del futuro (sarebbe intessante capire, ad esempio, gli sviluppi futuri delle hashtag pages nella loro accezione di collante tra l’esperienza di Twitter e quella di altri media), decreteranno a mio avviso la superiorità di questo social network.

Sempre che l’eccessiva chiusura e la politica di “non integrazione” con altre piattaforme e progetti non spinga sviluppatori ed utenti ad abbracciare alternative più “open”.

Ai posteri l’ardua sentenza.

Futurap

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