Poche ore fa su Facebook scrivevo:
“Vedete, i guru non esistono, ve li create voi quando demandate a qualcun altro la capacità che con un po’ di sforzo potreste sviluppare da soli.”
Ho letto e riletto questo status, per capire se il messaggio, in fondo, fosse stato espresso nella maniera corretta. Mi sento di aggiungere qualcosa, qualche riflessione di questi giorni in cui leggo tanti interventi, più o meno a fuoco, sull’importanza dei blogger e del peso che l’opinione di un “utente qualsiasi” può avere nel dibattito culturale e nella formazione delle coscienze.
Una cosa che amo dei social network è che propongono un nuovo format di democrazia. Alternativo ad altri sistemi esistenti, dove in qualche modo si è finalmente abbattuto il grado di separazione tra la voce emergente e quella di chi la ascolta. Finalmente riusciamo a dare un peso realmente meritocratico alla nostra presenza sociale. La possibilità di pubblicare e diffondere opinioni, siano esse autorevoli o meno, non è più solo appannaggio di pochi detentori di spazi elitari.
Non dobbiamo conquistarci a tutti i costi la colonna dell’editoriale di un giornale, cartaceo o virtuale, per farci leggere. Così come ci basta aprire Twitter o Facebook per parlare con i lettori e confrontarci sui contenuti che proponiamo: raccogliere feedback, fiutare notizie, scovare i trend, ascoltare “le fonti”. I contenuti e la capacità di co-crearli con altri sembrano assurgere un’importanza rilevante. Quasi sostanziale.
Sta nascendo un nuovo modo di fare giornalismo, informazione e dibattito, svincolato dal professionismo (non dalla professionalità) e ancorato sempre di più alla capacità di raggiungere, cogliere e interpretare gli umori di un humus umano che emerge in forme nuove. Persone comuni che riempiono spazi forti e potenti di espressione. Sono loro, con una nuova presa di coscienza e attivismo disordinato, entropico, fuori controllo, a fare notizia.
Prendete la storia recente del politico di turno, Gasparri, che da dello “sfigato” su Twitter a @DanieleTermite1 scrivendogli: “seguito da 48 persone, imbarazzante…”. Bene, me lo immagino Gasparri prima di scrivere quel tweet. Lui di avere un’interazione così diretta con l’elettorato -priva di tribuna elettorale, telecamera, comizio come rassicuranti spazi di separazione- non se lo sarebbe mai sognato. Se non ci fosse stata la “sfiga” di questa “moda” dei social network anche tra i politici. E non abituato a provocazioni se non quelle costruite, composte e retoriche lanciate dai banchi del Parlamento e alle telecamere dei telegiornali, davanti ad un vero confronto, quello diretto, concreto e senza “reverenzialità” di un suo pari, non trova altra soluzione dialogica se non quella di aggrapparsi al celodurismo in formato social. Il numero dei follower.
Amo questo genere di casi. Perché vi intravedo una presa di coscienza. Quella che ci permette di prendere i Gasparri, i Red Ronnie, le Paola Ferrari e i Guru di qualsivoglia disciplina e movimento e di osservarli in una dimensione dove riflettori, ceroni, inquadrature, reddito, altezza non sono metri di valutazione e non fanno la differenza.
Ecco quindi, che i social network diventano un misuratore di umanità. Al quale non possiamo sottrarci, se decidiamo di esserci. E quei 140 caratteri di Twitter ci permettono di valutare tanti aspetti, come, ad esempio, il grado di ironia, di umiltà, di pazienza, di critica, di riflessione, di empatia, di dialogo, di preparazione. La capacità, non ultima, di reggere un confronto con un uditorio non scelto e pubblico. Un nuovo agorà meritocratico. 140 caratteri ciascuno e null’altro, privi di ogni sovrastruttura se non quella che ci vorremmo autoimporre come feticcio di superiorità, quella numerica.
Iniziamo ad apprezzare questa opportunità: l’uso dei social network non come spazi anonimi per lo sfogatoio di frustrazioni personali, megafono dell’ego, appannaggio di “forconi” digitali.
Ma lenti colorate per vedere il Re nudo. O denudarlo.
(a proposito della vicenda #Gasparri, leggete anche il post di Rudy Bandiera, illuminante)
Futurap
Post Correlati:
- Pinterest tra difficoltà e opportunità: quale futuro per il social dei pin? Da prima dell’estate Pinterest, il social network delle immagini su...
- A #Twitter (love) story: #TTT05, quando radio e tv incontrano Twitter Come promesso eccovi il mio Storify della quinta edizione del...
- Il Social Network sta divorando il Web? alias come rivedere il marketing mix in ottica 3.0 Il mitico Tagliaerbe quest’oggi ci da uno spunto di riflessione...
- Il consumatore non è uno sciocco, il consumatore è tua moglie. Su Groupalia e i community managers Eccoci qua, ho un paio di cose da dirvi sulla...
- Googleplus: le 5 intuizioni che renderanno grande il social di Big G Happy birthday Google Plus. Pochi erano pronti a scommettere un...


Confesso che di tutta la faccenda l’aspetto che più mi ha colpito è il passaggio da 48 a oltre 2000 follower di @DanieleTermite1, perché, cosa ha fatto per meritare di essere seguito da tutte queste persone, ma soprattutto lo seguiranno o hanno scambiato il follow con il mi piace di FB. Il senatore che misura le persone dal numero di followers rivaluterà il valore di Daniele? Ultimo e più inquietante aspetto, perché Gasparri non ha perso followers? Strana la rete!
aggiungo: il tizio ora ha 2598 follower. Quando si dice marketing virale..
La cosa inquietante è che il personaggio in questione (Daniele) non è certo una personcina a modo, leggendo i suoi tweet si limita ad insultare pesantemente e in maniera molto vogare VIP e politici su Twitter… insomma Gasparri è stato pessimo, ma altrettanto pessimo è il suo interlocutore, non per il numero di follower ma per quello che scrive, ulteriore conferma che il valore di un utente Twitter non si misura in quanti lo seguono ma da che contenuti condivide.