Il blog come medium, la deriva social della comunicazione e altre storie

Il blog come medium, la deriva social della comunicazione e altre storie

Rieccomi qui. Dopo quasi tre mesi ritorno sul mio blog.
Cosa è successo, perchè questa strana e prolungata assenza? Si tratta in realtà di un’assenza fittizia. Perché altrove, sui miei micro-blog, ci sono stata, eccome. Ho semplicemente scelto di testare nuovi approcci comunicativi. E proprio di questo voglio parlarvi oggi, dei risultati di questa scelta, che ne presuppongono subito un’altra.
Tante cose si sono avvicendate: ho iniziato a scrivere per un network di blogger, che ho già abbandonato (che ci volete fare, sono un battitore libero, io), ho startuppato (NdLOL) nuovi progetti a cui mi sono dedicata cuore e anima, come la “mia” Shoesme App che si prepara a Marzo a conquistare i cuori delle geek fashion, ho continuato a scrivere il mio ebook su Twitter, a cui mancano solo le interviste e le infografiche, e poi sarà online.
Ho fatto anche un trasloco e Roma finally è diventata la mia città, ho una casetta nuova e finalmente sono finite quelle lunghe traversate in treno che chi mi segue sui social ha imparato ad amare perchè foriere di aneddoti esilaranti…
Detto questo vi chiederete, e allora?! Ecco, solo per dirvi che questa “pausa” dal blog non è stata solo contingente, tutt’altro.
Ho riflettuto molto sul futuro di futurap.com (non mi scuso per il gioco di parole, perché ne ho dovuti sopportare svariati e coloriti in questi trent’anni) e l’idea di diminuire il flusso dei post e di aumentare la qualità dei contenuti mi ha convinto definitivamente.
Ci sono tre ragioni che mi spingono a farlo, e cerco di esporvele qui in maniera concisa, così magari mi dite anche voi, sia blogger che lettori, cosa ne pensate:

1. Considerare un blog come un “pezzo” della mia comunicazione. Quando faccio i corsi di formazione e parlo del ruolo del “blogger” nella “social media era” cerco di far passare il concetto della funzione del blog come “medium” di un processo circolare (vedo gli amici di Pennamontata che fanno “si, si, con la capoccetta”): sono sempre più convinta che si può e si deve essere blogger su diverse piattaforme. Scrivo sul blog quando voglio approfondire, quando osservo e ho voglia di tirare le fila del discorso. Per le interazioni “live” con il mio network preferisco sempre di più usare i social network. Come? Vi confesso che, pur rimanendo il mio amore per Twitter come strumento di condivisione di news e dialogo real time, autentico e inviolato, ho riscoperto la bellezza di Facebook come “diario”, dove l’anteprima dei contenuti così vari e presentati cronologicamente ha davvero il plus di comunicare il racconto, aumenta l’empatia, la “comunanza” (cit), mi permette di comunicare meglio i miei gusti, le mie avventure. Davanti all’esigenza di fare liveblogging ho trovato WordPress impreparato e invece vincente l’idea di usare Storify per i report e di aprire un nuovo blog su Overblog, My social reporter, che integra i flussi di conversazione con l’hashtag prescelto. Per non parlare poi di Instagram, la vera novità del 2012, il network della passione e dello storytelling fatto da immagine (che come dissi tempo fa, comunica più di un tweet). Less is more, but different is better!

2. Svincolare il blog dalla Seo e dalla quotidianità. Ecco, ho fatto una scelta. Quella di sottrarmi dalle logiche di traffico. Il rischio di quando scrivevo tanto, a volte anche tre/quattro volte a settimana, era quello di cedere all’allettante compiacimento di aver sempre qualcosa da dire di intelligente e “vitale” su tutto. Ecco, non è proprio così. Se voglio commentare un fatto, o un post, a volte credo basti un tweet, e che lunghe dissertazioni filosofiche possano risultare rindondanti e populiste. Cavalcare i trend, questo un altro rischio a cui ho deciso di sottrarmi: scrivere dell’ultimo argomento di tendenza perché in fondo so che sarà foriero di visite, like e retweet. Non vi tedierò con l’ennesimo post sulle elezioni e i social e sulla social tv perchè ho letto troppo, e a volte solo dati con poche convincenti interpretazioni.

3. E veniamo al dunque, le interpretazioni sono una parte del mio mestiere di bloggera e futurap.com sarà la loro casa. Tempo fa in un post parlavo dei dieci “tipi” umani di blogger, tutti a mio avviso ugualmente importanti e necessari, soprattutto nel mondo della comunicazione online. Ma c’è una funzione, un’identità, a cui io sono affezionata più che alle altre, e rispecchia un po’ lo spirito con cui avevo aperto questo blog, per qualche tempo perso per strada. Quella del blogger come “lente di ingrandimento”. Davanti al proliferare di prassi a volte millantatorie e di sciacallaggio mediatico (vedi l’esponenziale aumento dei profili dei politici su Twitter durante la campagna elettorale) mi sono volutamente sottratta nel mio angolino ad osservare. Cosa sta succedendo? Il mondo della comunicazione sta davvero subendo un cambio di rotta con i social network? O spesso siamo di fronte a vecchi paradigmi comunicativi mascherati con abiti smart? Ecco, per tentare di dare una risposta, o almeno la mia interpretazione, a queste domande, mi sono presa del tempo. Perchè credo che serva e sia necessario ad una buona comprensione a volte far “decantare” i fenomeni, utile soprattutto ad evitare di prendere abbagli.

Ecco quindi che i prossimi post saranno il sudato frutto di questa riflessione e “militanza” su altre piattaforme con forme e modalità nuove.

Cosa è successo negli ultimi tre mesi nella comunicazione social? In arrivo la mia analisi.

Intanto ben trovati, amici.
Futurap

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