Quag e iStella, storie di #startup italiane a modo mio

Quag e iStella, storie di #startup italiane a modo mio

Ecco, quindi che faccio a modo mio…

Su Quag e iStella, due startup digitali italiane inaugurate entrambe la scorsa settimana, è stato detto tanto.

E  siccome come vi spiegavo nel post precedente, mi fa molta tristezza il teatrino del flame blogger e dei blogger sciacalli, che si buttano criticamente sulla novità, la trasformano in cadavere e ne celebrando anzitempo il funerale negli anfratti rassicuranti delle pagine del loro blog e profili social, ho deciso di restare un attimo in disparte, prima di dire la mia.

Questi due progetti mi sono sembrati accomunati dallo stesso intento.

Quag e iStella prima di tutto, a mio avviso, si propongono come risposta italiana ai bisogno della community italiana, e nascono dall’idea di due italiani. 

Dire questo mi sembra abbastanza e non mi lascerò andare a dietrologie spicciole e facili, che sono sicura non interessino il lettore medio del mio blog. Vorrei invece arrivare subito al sodo, e raccontarvi cosa ho trovato di interessante in queste due piattaforme. Perchè tornata dalle presentazioni, la mia curiosità da “cavia digitale” mi ha subito portato a testarle, per dare bontà, analisi ed esperienzialità a questo racconto.

Il dover dare per forza delle definizioni (e prima che i tempi siano maturi) a volte non aiuta.
iStella, il progetto sviluppato da Tiscali con il Cnr, si presenta senza dubbio come un motore di ricerca: nell’interfaccia, nella grafica fin troppo di googliana ispirazione, nelle azioni disponibili all’utente. Quello che incuriosisce è l’aggiunta di altre due “call to action” direttamente in home page: partecipa e condividi. La mission ambiziosa di iStella è una sfida che fa il paio con alcune questioni non da poco, in Italia: la condivisione dei dati e del patrimonio culturale italiano in modalità open, l’aggregazione della ricerca con la co-creazione e la costruzione del sapere, la socialità delle micronicchie che nascono online. L’ansia da sensazionalismo, mista a un po’ di “bloggerismo” di bassa lega e probabilmente ad un lancio che non ha brillato di comunicazione strategica del progetto, hanno raccontato iStella ponendolo in antitesi, giudicandolo come alternativa possibile, alla ricerca di Google. Non ci serve andare a spulciare tra i copiosi post usciti all’indomani della presentazione per capire che la questione, messa in questi termini, ha il sapore di un suicidio anunciato e l’espressione di un’italietta imprenditoriale che vuol fare la voce grossa senza avere la stazza per reggere la sfida.

Insomma, di chiunque sia la colpa, io tenterei di andare oltre, e di procedere ad una prima analisi senza cedere a paragoni.

Vedo iStella come un progetto perfettibile, ambizioso e che ha tutte le carte in regola per funzionare. Perché unisce e mette online il patrimonio culturale italiano (fornito da l’Istituto Treccani, l’agenzia di stampa LaPresse, l’Istituto Centrale per gli Archivi del ministero dei Beni Culturali, il Ministero dei Beni Culturali e altri importanti parterns), ma soprattutto lo “dona” alla forza e alla voglia dell’utente di contribuire degli utenti, dando loro la possibilità di arricchire e curare i contenuti. A mio avviso iStella sarà un progetto fortunato se saprà conquistarsi la fiducia di piccole nicchie di utenti legati da interessi comuni, come fece a suo tempo Wikipedia, e di dar loro uno strumento e un ambiente trasparente, usabile e smart per riunirsi e co-creare i propri contenuti di qualità. Se è vero che, come disse Calvino e come recita il motto di iStella, “l’uomo è una enciclopedia“, oggi lo è nel suo (e insieme a) il suo contesto sociale e social di riferimento. Quindi darei più spazio alle azioni condivise, alla formazione di gruppi, community la cui azione collettiva dà un valore aggiunto a quella del singolo.

Anche Quag ha a che fare con la ricerca degli utenti, ma a differenza di iStella non pone un sistema di ricerca alternativo, ma si integra con quello più comune.

Quag è un sistema per condividere curiosità, conoscenze e informazioni, tra utenti accomunati dagli stessi interessi. Lo puoi fare ponendo una domanda, ed è questa l’azione “principe” che la piattaforma ti mette in grado di fare. Hai un interesse, un dubbio? Puoi creare un topic e porre la tua domanda diretta su un determinato argomento. La risposta saranno gli utenti iscritti a Quag a darla, e puoi votarla in base alla “bontà” e all’ “utilità” dell’informazione condivisa.

We search together” è il payoff di Quag, dentro al quale si palesa una mission ambiziosa. Quella di rendere le persone collaborative nel rispondere ad un bisogno di informazione reciproco. Invece di cercare ciò di cui ho bisogno da solo e solo tra i risultati delle serp di Google, puoi direttamente interpellare una community di riferimento che sai interessata e preparata (ed è la comunità che legifera sulla “preparazione” votando le risposte) sul “tuo” argomento. Il contenuto e l’interesse sono gli aggregatori degli utenti di quag, e la loro voglia reciproca di essere utili l’uno per l’altro e di dire la propria.

Quag a mio avviso integra in maniera innovativa tre “azioni”, “status” e “ecosistemi” propri della user experience digitale più interessante di questi ultimi anni: ricerca (e content curation), interazione (data dalla domanda e risposta), networking (dato dalla possibilità di aggiungere gli utenti raggiunti con la domanda ad un proprio grupo di interesse). Lo fa prendendo spunto dal mondo “sociale” dei motori di ricerca, da quello di micronicchie collaborative dei forum, e dai meccanismi di aggregazione, condivisione e ranking dei social network.
Un’idea sicuramente interessante è stata quella di permettere l’integrazione tra Quag e Google, aggiungendo un’estensione alla finestra del browser. Ecco quindi che affiancati ai risultati del motore di ricerca troveremo le domande (e quindi le risposte) su quell’argomento presenti al momento su Quag. Il risultato sarà quindi un affiancamento e commistione tra risultati “ufficiali” e “sociali”, sotto forma di conversazioni e scambio di info utili a cui anch’io potrò facilmente partecipare.

Vi lascio con alcuni screenshot che testimoniano il mio primo viaggio all’interno di Quag. Forse meglio di un post possono testimoniare le possibilità offerte sa questa nuova piattaforma, e lasciarne intravedere gli scenari di crescita e sviluppo. Ve le sottopongo perché vorrei creare insieme a voi un dibattito costruttivo sulle prime impressioni che un primo uso di Quag ci porterà ad avere. Quindi per dirla alla “Quag” maniera, vi faccio una domanda: cosa, dopo un prima user experience, ne pensate di Quag?

Detto questo sono sempre più convinta che le startup siano storie, storie di persone che lavorano ad un sogno e ad un progetto economico, e che come tali meritino il rispetto di essere raccontate. Lo farò continuando qui un esperiemento inziato grazie a Hi-tech Leonardo, dove tenevo una rubrica che, appunto, pubblicava storie di progetti digitali italiani raccontati dai protagonisti.

Per questo, e per tutta le mie convinzioni palesate a mò di manifesto in questo e altri post del mio blog, la prossima puntata di questo viaggio darà la parola ai fautori di Quag: i project, gli sviluppatori, gli imprenditori, i partner.

Chi meglio di loro potrà raccontarci la nascita, la visione e il futuro di questo progetto?

Alla prossima

Futurap

 

Commenti

commenti