Quando una blogger freelance viene assunta in un’agenzia

Quando una blogger freelance viene assunta in un’agenzia

Cosa cambia nella sua vita quando una blogger freelance viene assunta in una grande agenzia di comunicazione?

Non basterebbe un infinito foglio di wordpress per raccontarvi le mille e una avventure di questa piccola social media manager che un giorno varca la porta scorrevole a vetro trasparente di un immenso edificio a vetri trasparente di un gigantesco centro direzionale a vetri, pronta ad iniziare la sua esperienza in una storica agenzia di digital marketing internazionale.

Dritti al sodo, vi racconto un pezzo della mia storia degli ultimi quattro mesi (poi voi mi aggiornate sulla vostra?!)

1. Aggiornare il blog diventa una sorta di miraggio. Uno di quei buoni propositi che dopo il primo mese di false speranze capisci che rimarrà tale. Non preoccupatevi, non sono diventata pigra nè meno smaniosa di comunicare (i miei account social sempre in fermento lo dimostrano). Ma ho sempre sostenuto che futurap è il mio spazio di riflessione e di approfondimento. E, credeteci, di tempo per riflettere e approfondire fuori dalle non mura dell’open space/ufficio in questi mesi ne ho avuto davvero pochissimo.

2. Bruciare tutte le energie per fare bene. Ho capito una cosa. Nel mondo ci sono due categorie di persone: quelle che tengono a bada l’entusiasmo, riescono a dosare le energie e sembra che nulla li possa scalfire emotivante. Per capirci una sorta di pacato ed elegante levriero afgano dal lungo pelo curato. E poi ci sono gli altri. Quelli che vivono di entusiasmi, che si lasciano travolgere dalle passioni e che danno tutto, proprio tutto, se sono “presi bene” da qualcosa. Per capirci, un cagnone border collie allegro che ti salta addosso, ti fa le feste e non vede l’ora di correre verso e riportartela mille volte, quella pallina. Ecco. Io faccio parte di questa seconda categoria di esseri umani/cani. Ho iniziato il mio nuovo lavoro con la grinta di una moderna Giovanna d’Arco, con la conseguente stanchezza di una combattente a fine battaglia. Ogni giorno, passate quelle titaniche otto ore di nuove sfide da affrontare e mille cose da imparare, me ne sono tornata mesta e con un positivo caos nella testa alla mia umile dimora, desiderosa solo di relax, vino e divano.

3. I Gantt, i time sheet e le responsabilitá. Organizzare il lavoro da freelance era ardua impresa. I clienti sono esigenti e spesso per loro il “free” é sinonimo di “posso lavorare 12h no stop e tu puoi chimarmi chiedendomi un report di tutta la nostra attività più quelle dei competitor anche alle due di notte se é necessario”. La classica obiezione al mio sommo sbigottimento era “ma come, non é compreso tra i mille servizi da preventivo di 600 euro al mese?”. Ecco, data questa premessa, ovvero la normalità per me negli ultimi 3 anni, l’arrivo nella mia vita di gantt, lavoro in team e agende di lavoro giornaliere organizzate con tanto di calendario condiviso è stato un’epifania a cui mi sono abiutata senza particolare difficoltà. Non pensate che i report e gli imprevisti dell’ultimo momento non ci siano, nè che le richieste di un cliente non debbano essere affrontate con una giusta dose di flessibilità. Ma avere un team strutturato e qualcuno con cui dividere responsabilità, gioie, oneri e onori mi da quella sensazione che da bambina mi davano le rotelle della prima bici. Quando una stradina sconnessa in discesa può sembrare un pericolo insormontabile. Ecco, vivere in una realtá di ruoli e responsabilitá suddivisi è una cosa importantissima, e che mi mancava tanto.

4 La vita impossibile di un freelance in Italia. Sono costretta ad allungare oltre modo questo post raccontandovi l’ennesima testimonianza di una giovane italiana che, in barba al sistema, decide di aprire una partita IVA come libera professionista, provando a suo modo a fare impresa, a dettare le regole del gioco e a ricavarsi un piccolo spazio nel mondo consulenziale della comunicazione. Sorvolerò sulle titaniche imprese della nostra giovinetta che supera senza non poche difficoltà la ritrosia del cliente medio che ha sentito dire che é utile stare su Facebook, ma di preciso non capisce proprio perché dovrebbe farlo e soprattutto perché dovrebbe pagarla per questo. Il tutto aggravato dalla giovane età dell’aspirante consulente, dal suo essere donna con un certo carattere assertivo e per di più non di sgradevole aspetto. Un disincentivo dopo l’altro, per capirci. Ma nonostante tutto la nostra ha continuato per la sua strada, apre un blog, inizia a far sentire la sua voce, cresce, impara. Migliora. Ma ecco che a rovinare questa bella favola tutta italiana arriva la strega cattiva: la dichiarazione dei redditi. Ed è qui che la giovane professionista si trova a soccombere sotto una mole indicibile di tasse e aggravi fiscali, che mangiano avidamente un quarto del sudato guadagno. Per non parlare degli insoluti, quelle fatture mai evase intrise di nottate insonni e rabbia somatizzata. Ed è anche per questo che oggi la giovane freelance ha deciso senza timore di diventare una dipendente d’agenzia, con uno stipendio a fine mese modesto ma dignitoso e, soprattutto, in qualche modo velatamente rassicurante.

Vi lascio con una riflessione da fare, sotto l’ombrellone o distesi sul divano con ventilatore acceso. Qualsiasi lavoro facciate o qualsiasi attività vogliate intraprendere, vi sentite (dentro, nell’anima) più freelance impavidi o dipendenti d’agenzia appagati?
Io sto cercando di scoprirlo, ma credo di essere sulla buona strada :). A presto per altri aggiornamenti.

Futurap

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