Il fidanzato della blogger

Il fidanzato della blogger

Ahimè, è dura essere il fidanzato di una blogger. Dico blogger, ma leggete pure “chiunque abbia una vita online con un numero di interazioni “social” superiori alla media”.

Me ne sono accorta da quando sono una blogger, e da quando ho una relazione con un potenziale di stabilità anch’io.

Essere blogger, se il tuo target di riferimento sentimentale è quello di un uomo “normale” (*non sociopatico o depresso o maniaco ossessivo compulsivo) può essere un deterrente verso l’avvio di una relazione, o anche rispetto al concretizzarsi di un’attrazione “a pelle”.

Quelli che credi preconcetti ingiusti di cui chiamarti vittima, che ti dipingono come una donna impegnativa e in qualche modo difficile da “gestire”, come se non bastasse il carattere duro, la sensibilità estrema e la stabilità emotiva di Ally Mc Beal, si rivelano dure verità con cui l’altro, quell’altro il cui punto di vista ti interessa incredibilmente più o al pari del tuo, ti porta a fare i conti.

Il fidanzato di una blogger dovrà conquistarsi uno spazio nella tua vita, uno spazio fisico, intendo, non solo quello nel tuo cuore. La vita di una blogger è una vita crossmediale, in cui i gradi di separazione tra il qui e lo scibile umano digitale sono dettati dalle ore di sonno e dal digital divide.

Lui dovrà fare i conti con uno smartphone con le lucine intermittenti, con i selfie e con i livetwitting durante la tv sul divano, con la gelosia della prima ora verso “quegli ennemila uomini” che interagiscono con te . Con gli eventi “social” e i blogtour in cui tutti conoscono te e di lui sanno quello che tu hai deciso di condividere.

Ha avuto la “fortuna” di avere una ragazza il cui lavoro potenzialmente non finisce mai, non si chiude con le 8 ore in ufficio. “Ogni volta che rispondi a qualcuno sui social”, mi ha detto una volta, “tu stai lavorando”. E chiunque sappia cosa significa “personal branding” può capire quanto abbia ragione.

Essere il fidanzato di una blogger non è semplice, se il malcapitato in questione decide di non uniformare la propria vita a quella ingombrante dell’altra.

Poi capisci che il tuo rapporto inizia ad essere “serio” quando lui smette di rispondere ai goffi tentativi di interazione su Twitter, costringendoti a scegliere se destinare a voi uno spazio alternativo, solo vostro, dove sareste potuti essere coppia senza scendere a patti con qualcos’altro che in un certo qual modo fosse esclusivamente tuo.

Capisci che ne sei capace, e, tra una serie di battaglie interiori e furiose fughe “notturne” verso il tuo spazio di autonomia da “trentenne che si basta da sola”, ti scopri  una compagna a tratti piacevole e generosa, oltre che una blogger.

Cene drasticamente offline, weekend passati sul divano senza quell’ansia di stare in qualche modo perdendo il tempo “prezioso”. Curare l’altro e non prendersi troppo sul serio, senza lasciar prevaricare lo spirito stakanovista a cui ti sei abituata, da animaletto competitivo quale sei.

E poi instagrammi tutte le cene a 2, ma magari non proprio tutte tutte. Rinunci a trascinarlo ad un evento che interessa solo a te, cercando di venderlo come “facciamo qualcosa di diverso questo weekend?”. E disciplini la tua disponibilità verso il lavoro “3.0”.

E ti metti a scrivere un post, mentre lui dorme con un po’ di febbre, dopo averlo accudito peggio di una mamma chioccia.

 

[E adesso che si è svegliato, vi saluto]

Futurap

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