Lovers gonna love: l’amore visto da Facebook

Lovers gonna love: l’amore visto da Facebook

Love is in the timeline, volevo intitolare così questo post, perché pensavo di fare una carrellata semiseria su come l’amore, al pari dei forti sentimenti ed emozioni, sia oggi come non mai il vero protagonista del nostro racconto di vita sul più celebre social network, Facebook.
Ci siamo da poco lasciati alle spalle uno tra i San Valentino più condivisi della storia “sociale”, dove la celebrazione della vita di coppia, come anche la sua negazione, ha di fatto occupato le nostre timeline (vite?).

Riflettevo – combattuta tra spirito analitico e narcisista- su come, l’aver contribuito con un post – una citazione di Robert Brezny- sul mio profilo utente Facebook a questa specie di rituale collettivo 2.0 abbia fatto di me un’innamorata sociale, e su quanto possa essere probabile che l’innamoramento, come l’odio, l’ira e altri sentimenti, possano essere in qualche modo filtrati, cambiati e diversamente percepiti, nel momento in cui vengono condivisi con le nostre realtà “virtuali”.

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When You Fall in Love, This Is What Facebook Sees
A riportare pragmaticità a queste controverse riflessioni personali e sociologiche, è arrivato (anche questo, mi preme sottolinearlo, condiviso sulla timeline di Facebook) un post, il cui incipit sembra essere quanto mai opportuno: “When You Fall in Love, This Is What Facebook Sees“. Un gruppo di data scientist, nella settimana di San Valentino, ha pubblicato i risultati di una ricerca condotta analizzando gli status sentimentali di un campione di utenti Facebook, da cui sarebbero emersi dei dati interessanti sull'”amore” e le “coppie” ai tempi dell’intimità condivisa sulla timeline.

Il corteggiamento
Il primo riguarda il rapporto tra periodo del corteggiamento e posting su Facebook. Durante questa importante fase che di solito precedere alla nascita di una coppia, l’attività sul social del nostro campione di utenti sembra incredibilmente aumentare. Infatti la ricerca dimostra come nei 100 giorni che precedono al cambiamento dello status sentimentale, i post condivisi sulla timeline dal partner aumentino gradualmente, per poi iniziare a decrescere a partire dal “giorno 0“, ovvero quello in cui inizia “ufficialmente” (o “socialmente”?) la relazione.

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Se il secondo dato (quello della decrescita) fa pensare ad un naturale abbandono della vita online per dedicarsi in modo più “fisico” al rapporto appena nato, come può essere interpretato il lento ma costante aumento della condivisione nel periodo del corteggiamento?

Per capirlo mi sono guardata attorno, prima che dentro, e ho pensato a quanto del nostro io narcisistico e bisognoso di alterità mettiamo giornalmente nel nostro postare sui social: é come un continuo mostrarsi al mondo per riempire uno spazio di vita degli altri (anche quello dell’altro che si vorrebbe avere accanto?), spingendoli ad interessarsi in qualche modo a una rappresentazione di noi, a condividere un nostro momento, un nostro stato d’animo, a far parte della nostra vita. Il corteggiamento è un momento di forti emozioni, come di bisogno di riconoscimento e di rassicurazione: che rendere pubblico un momento topico della nostra vita possa in qualche modo inconscio aiutarci ad esorcizzare il timore di viverlo?

La vita di coppia
Se il novello partner pubblica di meno quando inizia la sua relazione, i suoi post sembrano rivelare uno stato d’animo migliore e i suoi contenuti hanno di giorno in giorno un “livello di positività” maggiore, come mostra questo grafico.

love Facebook

Che l’inizio di una relazione sia denso di bei momenti e positività, non è propriamente una notizia, né dobbiamo approcciare all’analisi del sentiment basata sui dati di un algoritmo come a una scienza esatta. Quello che trovo interessante non è il dato sulla coppia in sé, ma come questo si intrecci e venga rappresentato dal comportamento online, dall’andamento della nostra “timeline”, come a mostrare l’assenza di una vero e propria separazione, anzi, un’ interessante complementarietà, tra ciò che viviamo fisicamente/sentimentalmente e la rappresentazione/racconto che ne facciamo sui nostri spazi sociali “virtuali”.

L’amore può finire
L’amore può finire, non è questo studio ad insegnarcelo. Ma che questo momento difficile non coincida per forza di cose con uno di “solitudine” -almeno non virtuale- si.

Osservando un campione di utenti ritornati “single” dopo almeno 4 settimane di “in relazione con” si registra un aumento delle interazioni con i loro contatti, da un mese prima della “dichiarata” rottura dei rapporti col partner. Come se crisi del rapporto di coppia e aumento delle interazioni su Facebook fossero direttamente proporzionali. Che questo sia portato da un bisogno di conforto? O dal timore di una nuova solitudine? O ancora da un “virtuale” desiderio di svago e di leggerezza, in un momento in cui lo stato d’animo e la vita di coppia si fanno pesanti?

Qualunque sia la ragione, i dati che riguardano i legami che stringiamo su Facebook prima e subito dopo il cambiamento del nostro status sentimentale, ci mostrano come il bisogno di compensazione si manifesti anche nel nostro comportamento online, sotto forma di messaggi privati, post sulla timeline o commenti.

Lovers gonna love
Parziali e fallaci, i dati che questa ricerca porta alla luce mi portano ad una conclusione: il bisogno di socialità, la creazione di legami e la condivisione di sentimenti sono tra i bisogni umani che hanno fatto di Facebook il più medium sociale da 1 miliardo di utenti che è oggi. Ed è su questa importante intuizione, quella che ha permesso di aumentare una realtà fisica con una virtuale e di intessere un numero potenziale di legami tra diversi spazi e momenti, che gli analisti dovrebbero basare la crescita di questa piattaforma, in cui le connessioni “relazionali” sembrano, in barba agli algoritmi, all’advertising, all’edge rank, resistere a quelle per “interesse”.

Perché, come sempre e ovunque, nella Storia, haters gonna hate, e lovers gonna love.

Futurap

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