Facebook e violenza: perché è ancora online la pagina di Grillo?

Facebook e violenza: perché è ancora online la pagina di Grillo?

La policy di Facebook permette di segnalare le pagine con contenuti violenti e offensivi. Ma qual è il metro di giudizio che decide cosa rimarrà online o cosa sarà bloccato?

Questo non è un post politico, non vuole dare giudizi sul M5S né sui suoi militanti o leader. Lo dichiaro in prima battuta, perché sia chiaro a chi vorrà in qualche modo strumentalizzare la mia analisi. Il mio intento è quello di dare una lettura da community manager a ciò che sta succedento su una pagina Facebook pubblica, i cui contenuti sono visibili a tutti, e perciò oggetto, spero, di una critica, sempre che sia costruttiva.

Oggi ho segnalato la pagina di Beppe Grillo, perché ho ritenuto che i suoi contenuti fossero lesivi, offensivi e incitassero all’odio. La pagina non è stata rimossa. I contenuti sono ancora lì.

Boldrini: offese e satira

Il post che mi ha portato a fare la segnalazione è al centro di molte polemiche e notizia che rimbalza di telegiornale in blog in queste ore. Accusata dal movimento di aver applicato il metodo della “ghigliottina” in Parlamento, la presidente della Camera, Laura Boldrini, diventa soggetto monotematico di una serie copiosa di post e sondaggi sulla pagina di Beppe Grillo. Eccone uno, quello “incriminato”, che posta una domanda molto esplicita. Quella che noi social media manager chiamiamo “call to action”. E questa, si, dato il momento storico, il luogo e gli animi in piena protesta, era una call to action ad alto tasso di engagement.

boldrini-insulti-1 boldrini-insulti-3

photo credits @giornalettismo

Quelli che leggete sono tra i primi commenti al post (fermati dallo screenshot di un utente nel mio feed). Sono solo alcuni dei 2881 (al momento), ma rappresentativi del tone of voice che l’interazione ha avuto fin dalle prime battute. Le prime centinaia, in particolare, probabilmente postati prima che gli attacchi di altri utenti indignati generassero un “contraddittorio” pro/contro, sono in gran numero degli insulti, offese e intimidazioni nei confronti di Laura Boldrini. Spiccano in modo particolare le minacce di morte e di violenza sessuale.

Casualità o strategia?

Non è la prima volta che questo accade, sulla pagina di Beppe Grillo. E per “questo” intendo una cosa molto chiara: centinaia, migliaia di utenti rispondono alle call to action del community manager (lo chiamo così perché, no, non ho dei dati sufficienti che mi facciano credere che sia Beppe Grillo in persona a postare su quella pagina, e credo nessuno qui li abbia, vero?) con commenti riportanti affermazioni lesive, offensive, violente per persone o personalità pubbliche (presentate come veri e propri “nemici numero uno” del movimento).
E questa escalation di “odio” (o semplicemente violenza e aggressività gratuita) è più evidente dove si ripete il medesimo, reiterato format: domanda volutamente generica sul soggetto (cta) + link esterno al contenuto di approfondimento.

Lo specifico caso del post “Boldrini” dimostra come la domanda messa in primo piano abbia portato a risposte d’istinto degli utenti, che esulerebbero dal contenuto “satirico” del video, dirette invece ad esprimere un “giudizio” sulla persona.

Segnalazioni e Facebook standard

Oltre ad avere un profilo “strumentale”, o quanto meno ambiguo, il format sembra essere stato confezionato ad arte anche per un altro scopo: evitare la rimozione da Facebook.

Se il contenuto postato sulla pagina non viola gli standard della “community”, allora nessun intervento, che sia ban o rimozione, verrà preso da Facebook. Andando più nello specifico, segnalando un post o una pagina, ti verrà chiesto di dare una motivazione in merito al solo contenuto postato dall’amministratore. Facebook non prenderà in considerazione i commenti e le interazioni, ma analizzerà (se analisi possiamo chiamare il giudizio praticamente subitaneo che rileva contenuti borderline nelle immagini) solo, in prima battuta, i contenuti visuali.

E Grillo, o chi per lui, si guarda bene dal postare immagini o messaggi che possano in qualche modo dar fastidio ai “censori” di Facebook (con metodi quanto meno ambigui). Ma può sicuramente esprimerli nei contenuti esterni, e istigare una precisa reazione nei commenti al post.

Schermata 2014-02-02 alle 20.27.11 Schermata 2014-02-02 alle 20.30.35

Il community manager e “il polso” del gruppo

Quella che tento di proporvi oggi è un’analisi spicciola e semplicistica, se volete, quanto è banale guardare ai fenomeni con gli occhi disincantati di chi, nelle community in rete, ci lavora. Che i social network siano “misurabili” lo insegna, prima di me, chi come Casaleggio ha costruito un piccolo impero sulle strategie di rete, e che quindi, immagino, insieme al suo staff, abbia tutti gli strumenti, tool e algoritmi per studiare nei minimi dettagli i comportamenti degli utenti, nella maniera più certosina e scientifica quelli delle proprie community.

Ma se una fan page può essere considerata una community di chi se non del community manager è la responsabilità della moderazione delle conversazioni?

E qui è doverosa una precisazione: quella del community manager sui social network è una professione onerosa, nella misura in cui lo spazio da moderare è aperto potenzialmente a un numero molto alto di utenti e soggetto a un tasso di interazione alto e velocissimo. Il CM di una fan page dovrebbe essere in grado di creare una netiquette interna, attraverso la prassi, la moderazione giornaliera e costante, rimarcando da un lato con i contenuti postati, dall’altro rispondendo agli utenti, cosa è accettato o meno all’interno del “gruppo”, a chi qui ci “vive” (i fan di ritorno) e soprattutto ai nuovi arrivati.

Se ve lo state chiedendo, nella pagina di Beppe Grillo non solo c’è assenza quasi totale di moderazione, ma risulta difficile delineare una netiquette, nel momento in cui commenti facilmente percepibili come violenti o offensivi sono lì, visibili e passibili del contraddittorio degli altri utenti, ma apparentemente ignorati da chi, con un post, li ha richiesti e “generati”.

Omissione di controllo

Quindi la responsabilità della violenza espressa sulla pagina di Beppe Grillo potrebbe anche non essere imputabile a Beppe Grillo, come sembra decidere, (con una leggerezza, a mio avviso, inaccettabile) la policy di Facebook.

Anche se sembrerebbe in qualche modo frutto di un’istigazione fatta ad arte.

Ma la responsabilità della non moderazione delle conversazioni, dell’incuria verso la propria community, dell’indifferenza verso l’escalation dei commenti intimidatori, deve essere imputata all’amministratore della pagina, in quanto detentore di tutti gli strumenti per evitare o comunque porre rimedio a situazioni simili.

Se Facebook è da considerare un medium e le fan page dei network nelle mani di chi lo crea, possiamo ipotizzare che l’omesso controllo di ciò che lì avviene sia da considerare come una mancanza? Come un chiaro segno dell’incapacità di presidiare il mezzo, di usarne le potenzialità in modo non lesivo, offensivo e, in qualche modo, pericoloso per terzi?

Questo perché immagino che Laura Boldrini, o chiunque ci fosse stato al suo posto, potrebbe sentirsi non tutelata dall’avere lì, adunati, sfacciati, eccitati, centinaia di individui che pubblicamente, nome e cognome alcuni, le augurano la morte, o che si dichiarano serenamente potenziali omicida, o stupratori.

Se così fosse, se le segnalazioni, o semplicemente un’analisi approfondita (che credo sia dovuta da parte di un social network che supera il miliardo di utenti) dimostrassero che Beppe Grillo non è in grado di tenere sotto controllo i suoi utenti, prima che il suo movimento, non vedo motivi per cui la sua pagina debba rimanere online. Che sia rimossa, e lui bannato, da Facebook come da altre comunità “sociali”.

Futurap

Commenti

commenti