È il momento del Mobile o della Live Culture? #ADailyCTA

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Mobile Culture

Ieri  Audiweb ha presentano i risultati della ricerca condotta con Nielsen sul Mobile e Digital Audiece. Nello specifico sull’uso del Mobile in Italia nel primo trimestre 2014.  Un dato su tutti sta generando dibattito: il numero di italiani che accedono a internet da Mobile ha superato quello degli italiani che accedono da Pc.

Numeri alla mano, 7,4 milioni di utenti accedono ad Internet esclusivamente da mobile nel giorno medio, contro i 5,3 milioni che si connettono da pc.

Questi dati non fanno solo il paio con le tendenze di mercato (un italiano possiede in media 3 device a testa) ma soprattutto con la fruizione da mobile delle principali piattaforme di social networking (in top twenty tra le app 2013)

Chi lavora nel settore digitale, avrà nel suo piccolo vissuto questo cambiamento in anteprima, guardando i report del  traffico di entrata e il bounce rate delle piattaforme ottimizzate o meno per il mobile.

Ma siamo sicuri sia solo una questione di tecnologia? Stiamo veramente solo vivendo l’epoca del mobile o si tratta di qualcosa in più?

Credo che la mobilità sia da considerare come fenomeno prima di tutto sociale: siamo nomadi geografici, prima che digitali, abituati ad una vita fluida e inclini alla flessibilità. Viviamo la velocità più come un valore che come un disagio. In questo nuovo scenario l’accessibilità sempre e ovunque alle informazioni diventa una condizione necessaria, una pretesa: la fine della “ownership” del dove e la presa di potere del quando. Il tempo, sempre di meno e quindi prezioso, è la vera moneta di scambio tra individui multitasking e player.

Non è un caso che la “fortuna” del mobile avvenga insieme a quella del net payment, del peer to peer e della sharing economy. Stiamo vivendo un momento storico in cui 25 mila persone diventano imprenditori affittando la propria casa attraverso un’applicazione, e non sono certa che la vera rivoluzione sia proprio AirBnB, o Uber, o piuttosto un profondo nuovo modo di vivere l’ambiente, l’individualità e la socialità che vede in qualche modo nella tecnologia un acceleratore di cambiamento.

Ieri Salvatore Ippolito, country manager di Twitter Italia, a IabSeminar, credo abbia centrato il punto, parlando di  Live Culture: una nuova attitudine alla creazione e fruizione di informazioni in cui l’individuo è il vero medium crossmediale, i contenuti sono conversazioni “in punta di dita”. Quindi le piattaforme e i device possono essere considerati degli “agevolatori”? I nuovi luoghi?

Il fine è entrare in connessione e lasciare la propria traccia “cogliendo l’attimo”, sia espresso nel real time marketing o in uno dei 35 milioni di selfie postati ogni giorno su Instagram. E se il l fine giustifica i mezzi: è il momento del mobile o della #LiveCulture?

@futurap

 

 

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