Manuale d’uso di Twitter

Manuale d’uso di Twitter

A 10 anni dalla sua nascita, Twitter sembra vivere una vera e propria crisi di identità. Che sia reale o gonfiata dai media, i numeri e le dichiarazioni degli stessi founder parlano chiaro: Twitter, se confrontato con altri social media, perde in termini di crescita di account (nuove iscrizioni e account attivi, al momento poco più di 300 milioni), mentre guadagna nel fatturato (investimenti in adv).

La percezione che ridà questo social media, così importante per il mondo dell’informazione e della comunicazione professionale, sembra essere quella di un mezzo troppo complicato da usare, macchinoso, pretenzioso per l’uso della gente “comune”.

Il problema è reale, se consideriamo la “cittadinanza” di un social strettamente e direttamente collegata alla portata economica degli investimenti che il social attrae in termini pubblicitari. E, per una società quotata di borsa come Twitter, questa diventa una questione di sopravvivenza.

Per convincere gli investitori, Twitter deve riguadagnarsi la fiducia della gente. Semplificare le proprie funzionalità e renderle evidentemente utili a pochi scopi specifici. Che siano di informazione, professionali o di intrattenimento.

La specializzazione potrebbe essere un’altra strada vincente, in un momento in cui lo spazio per i network “generalisti” è cannibalizzato dal colosso Facebook, sempre più portato (con acquisizioni e funzionalità) a chiudere tutta l’esperienza utente all’interno della piattaforma.

Dieci anni fa, quando Twitter nasceva, io non ero su Twitter. Ci sarei approdata tre anni dopo, con @futurap, costruendomi una base utenti e facendone un mezzo di comunicazione personale, a piccolissimi passi. Ecco, oggi ritengo opportuno fare un regalo di compleanno a Twitter, ripartendo dalle origini, dai fondamentali.

Perché, ancora, quando faccio formazione (e soprattutto quando mi rivolgo a persone newbie del canale) Twitter sembra essere il mezzo più ostico da capire nel suo funzionamento.  Quindi noi, come addetti al settore, abbiamo il grande compito di rendere “potabili” gli strumenti, di farne capire il corretto uso e soprattutto le potenzialità intrinseche per le persone. E questo, come al solito, facendoci tante (e le giuste) domande:

Cos’è Twitter?

Twitter è un social network dove le persone hanno un proprio account e lo usano per svariati modi: per informarsi, per seguire persone, per trovare qualcuno con interessi comuni, per mettersi in contatto con loro, per raccontare la propria giornata, per stalkerare qualcuno, per stabilire contatti “diretti” di lavoro, per comunicare qualcosa. Essendo un social media ha come caratteristica intrinseca quella di dare la possibilità agli utenti di stabilire una relazione tra loro, una sorta di connessione, “attiva” (basata sul dialogo e l’interazione) o passiva (basata sull’ascolto) tra di loro.

I 140 caratteri

Su Twitter si è costretti (ancora) a postare in 140 caratteri. La caratteristica di Twitter è la velocità, che fa il paio con un’altra caratteristica: la sinteticità. Come usare al meglio quei pochi caratteri? Partendo dal presupposto che si può postare tutto quello che vogliamo, seguendo di base le norme di buona educazione (che qualcuno chiama netiquette, ma in realtà di buona educazione generica stiamo parlando), potremo usare quei 140 ct per soddisfare prima di tutto le nostre esigenze comunicative e poi quelle degli utenti che ci seguono. Condividere un post che ti è sembrato interessante? Dare il buongiorno a qualcuno? Raccontare un tuo pensiero momentaneo sul tempo, l’umore, la politica, lo spread, la cucina molecolare? Dire cosa stai facendo e con chi sei? Dialogare con qualcuno nella pausa caffè? Questo sta a noi deciderlo. Se decidiamo di usarlo come sfogatoio personale (mandare a quel paese il tuo capo, maledire Monti e le tasse e lamentarti di tua moglie) ecco, non non dobbiamo dimenticare che lo stiamo facendo in una piattaforma pubblica, e se il profilo è aperto i nostri tweet sono visibili a chiunque.

Come scrivere un tweet?

Scrivere un Tweet: non esiste un solo modo per scrivere un tweet. Possiamo comporre il nostro “messaggio” in tanti modi diversi, mixando le funzioni che l’applicazione ci suggerisce. E a volte sperimentando. Possiamo scrivere tweet con solo testo (in questo caso l’uso degli hashtag sarà fondamentale), o tweet con testo e foto o brevi video. Da poco è stata introdotta la possibilità di abbinare a un tweet una gif animata, da scegliere tra quelle suggerite da una library interna. A un tweet possiamo decidere di abbinare la posizione (geolocalizzazione) o anche un sondaggio.

Condividere su Twitter: per postare su Twitter non dobbiamo a tutti i costi aprire l’applicazione. Molto spesso se siamo su un blog, o una qualsiasi piattaforma editoriale online, possiamo usare le icone di condivisione per condividere, appunto, il contenuto e proporlo ai miei follower. Questa funzione ci fa capire come inserire le funzioni di condivisioni nel nostro sito o nel nostro blog, abbinate a contenuti editoriali, possa aumentare la portata “virale” di una notizia, e aiutarci a produrre traffico organico verso il sito.

Rispondere a un tweet: su Twitter, alla voce home, c’è la Timeline, quella lista di contenuti (per ora indicizzati in ordine cronologico) che raccoglie tutto il flusso dei tweet delle persone che seguiamo (con l’incursione, ogni tanto, di qualche tweet sponsorizzato). Se leggiamo un tweet: “Ho scritto un nuovo post su Twitter, a breve lo posterò” e vogliamo chiedere informazioni a riguardo, basterà usare la prima delle icone che troviamo sotto al tweet, quella con la freccia rivolta verso sinistra. Cliccandola comparirà una finestra di messaggio con l’user id della persona che ha scritto il tweet (es. “@futurap”) a cui potrai far seguire il tuo tweet, del tipo “Interessante, a che ora pensi di postarlo? Mi dai il link del tuo blog? Grazie”.

Se invece volessimo scrivere un tweet da zero a qualcuno, possiamo:

  1. scrivere un nuovo tweet  (icona quadrata con la penna “piuma” in alto a sx) digitando “@” futurap  (mio user). Se seguiamo già l’account, Twitter ti suggerirà automaticamente il contatto. 
  2.  Se invece non sappiamo l’user dell’account a cui vuoi scrivere potrai fare una ricerca “futura pagano” in alto nello spazio di ricerca. Otterremo tutti i risultati (comuni e popolari) che aggregano i tweet dove sono menzionata, ma anche tutti gli account “collegati” al mio nome. Se facciamo una breve ricerca tra gli account, troveremo il profilo giusto. Lì, nel profilo utente, sotto all’immagine di profilo, troviamo un’icona quadrata con una piuma. Basterà cliccarla e ci si aprirà la finestra di editing con il nostro account già scritto dentro.

Retwittare: oltre a scrivere e pubblicare tweet, abbiamo la possibilità diretwittare (ovvero ripubblicare un tweet altrui nella tua timeline, condividendolo così con i tuoi follower). Perché retwittare? Non esiste una regola, se non tacitamente condivisa con la nostra comunità: un RT può significare che ci piace quel tweet (e quindi in qualche modo equivale a un endorsement), che lo riteniamo tanto di interesse per i nostri seguaci da riproporglielo e suggerirglielo. Se volessimo in qualche modo chiarire l’intento di un RT possiamo aggiungere un commento.

Mandare un messaggio privato: ma non tutto è pubblico su Twitter. Possiamo anche comunicare in privato con singoli account, attraverso i Messaggi Diretti. Troviamo la call to action “invia un messaggio diretto a “account”” affianco a quella di “scrivi un tweet a “account” nella pagina del profilo, o nell’elenco delle funzioni che troviamo nel menù a tendina sotto al tweet dell’account. Possiamo inviare un DM (abbreviazione per Direct Message) solo se anche il destinatario ti segue.

 

Ricevere menzioni: abbiamo scritto tanti tweet, svariati pensieri d’amore, d’opinione e di informazione. Ma come fare a scoprire se qualcuno ci harisposto? Abbiamo detto che Twitter si basa proprio sull’interazione veloce ed immediata tra gli account. Per capire se qualcuno ci ha risposto, ci ha menzionato o ha apprezzato un nostro tweet, ci basterà cliccare sulla campanella che troviamo in in alto a sx nel browser e ci si aprirà una pagina uguale a quella della home, con la lista delle notifiche di chi ha interagito con noi, ritwittando, salvando i nostri tweet (con la funzione 3), rispondendo, seguendoci. Nella appmobile potremo abilitare le notifiche (nel menù impostazioni del tuo telefono) push di tutte le interazioni.

Salvare tweet: parlando di interazioni sul tweet, ho citato la funzione 3. Su Twitter abbiamo la possibilità di porre un tacito consenso ai tweet altrui, con il cuore, appunto. Nato come un pratico strumento per “salvare tra i preferiti” i tweet (in una lista a parte), il cuore ha con il tempo sostituito quella che era una stellina, e il suo uso è stato plasmato e piegato al costume  che ne hanno decretato gli utenti. Oggi viene usato quindi anche come “Like”.  Se apprezziamo il tweet di qualcuno, cliccando sul cuore possiamo notificarglielo senza ritwittarlo o commentarlo, e allo stesso tempo salveremo il tweet in una lista a parte.

Gli hashtag: cos’è un hashtag? Bene, è un incrocio tra una parola chiave e un filtro, e serve a classificare e tematizzare ogni tweet e ad introdurlo in un flusso di altri tweet con lo stesso hashtag. Cercando un hashtag su Twitter, la piattaforma ci aggregherà in un feed tutti i contenuti (popolari, in diretta, account, foto, video etc) che lo contengono.

Per rendere più digeribile questo concetto non proprio banale farò tre esempi di “uso tipico” di hashtag: dal serio, all’utile, al faceto.

#terremoto: è stato l’hashtag usato durante il triste momento italiano del terremoto in Emilia del 2012. Grazie all’uso nato spontaneamente di #terremoto chiunque ha potuto seguire in diretta quella vicenda drammatica, è riuscito a dare informazioni  in tempo reale sullo stato della calamità, segnalando situazioni su cui intervenire, commentando la mancanza di pronto intervento pubblico e dichiarando la propria solidarietà alle popolazioni coinvolte.

#xf10: è l’hashtag creato dagli autori della popolare trasmissione Xfactor, epersonalizzato di anno in anno, con il numero dell’edizione in corso. Usando questa “sigla”, preziosamente breve (sintomo di successo di un hashtag? essere insieme chiaro, rappresentativo e “corto”, in modo da non sprecare troppi caratteri dei già pochi 140) gli spettatori hanno potuto partecipare attivamente alla trasmissione, esprimendo una preferenza e commentando in tempo reale. Si crea così una community attiva di persona che insieme diventano “autori” di qualcosa che diventa più che un prodotto televisivo di cui usufruire passivamente. Si trasforma in un’esperienza divertente da co-creare e a cui partecipare.

#vadaabordocazzo: gli hashtag spesso nascono spontaneamente da un utente. Che lo crea, lo accompagna ad un tweet, spesso ironico, così accattivante da spingere gli altri utenti a ritwittarlo ed usarlo a loro volta per commentare il fatto accaduto. Questo genera un flusso virale e interminabile, come è successo nel caso di #vadaabordocazzo. Ricordate l’ordine dato dal Comandante della Capitaneria di Porto di Livorno, De Falco, al comandante Schettino che aveva abbandonato la Costa Concordia? Bene, Roberta di Maggio ne fa un hashtag, che diventa il modo tra il serio, lo sgomento e il faceto di far rimbalzare la notizia tra il tragico e il comico di quello che era successo. #Vadaabordocazzo diventa così il filtro che accompagnerà per giorni i migliaia di tweet di commento sulla vicenda.

Come scoprire un hashtag particolarmente popolare e farne uno strumento di monitoraggio e aggiornamento costante?

Trend topic: se un hashtag è usato nello stesso momento o periodo di tempo da tante persone, in un’area geografica, Twitter lo inserirà nella sezione Tendenze(box in home, in basso a sx sotto a quello “chi seguire). Potrai filtrarle per Paese(modifica), e quindi scegliere ad esempio, di farti suggerire solo quelle italiane o quelle in una determinata città. Quando un hashtag rientra tra le tendenze si dice che è un trend topic, e ci rimane grazie alla capacità nel tempo di generare interazione e conversazioni da un numero sempre maggiore di utenti. Essendo per filtrate per criteri quantitativi non è detto che le tendenze siano sintomatiche di argomenti di nostro interesse. Se vogliamo selezionare i nostri personali trend topic dovremmo osservare la nostra timeline nel tentativo di evidenziare gli hashtag più usati dai nostri contatti.

 

Chi seguire e chi no:  anche qui, non esiste una regola di base, se non quella del personale gusto, intuito e buon senso. Per me, che seguo pochi account (sempre meno di mille), ma che ho creato tante liste, il following perfetto ha una serie di caratteristiche che ci legano, da interessi in comune, a una conoscenza personale, a fattori puramente professionali. Oltre a una serie di attitudini e modi di usare Twitter che me lo fanno diventare “opportuno” e “piacevole” da leggere nella mia timeline. Eccone alcuni: il mio following perfetto è quello che risponde alle menzioni, anche se non sempre e per forza. Cordiale, gentile, ama partecipare alle conversazioni, non si introduce giornalmente in trenini di “tweet chat”. Un amabile chiacchierone, non prolisso né logorroico, ma simpatico ed essenziale. Il follower da seguire è quello che condivide giornalmente contenuti interessanti. Non lo fa solo per lavoro, non si limita a twittare link al suo blog, chiedendo retweet e condivisioni. Il follower opportuno sa “rimanere al suo posto”.

Le liste: le liste sono il segreto per fare “people curation” grazie a Twitter, e seguire l’attività di molti account, senza diventare loro follower. Le liste non sono altro che archivi di follower suddivisi per gruppi o categorie. Ci saranno utili per seguire tutti i tweet di una categoria professionale, per esempio, oppure tutti i tweet dei nostri colleghi di lavoro. Io ho usato spesso le liste per aggregare, e avere facilmente monitorabili e a portata di mano, tutti gli account di influencer e media che partecipavano ai miei eventi. Sbirciare le liste pubbliche dei nostri contatti è un altro modo per scoprire nuovi account da seguire. Non è certo una legge della fisica, ma se la lista è di un tuo contatto molto interessante, qualche “listato” potrebbe interessarti a sua volta!

 

Bio e personalizzazione del profilo Twitter: il vostro profilo Twitter racconta qualcosa di voi. Ecco che quindi oltre ai tweet, lo spazio di presentazione da non sottovalutare è quello della bio e dell’immagine fotografica, sia del profilo che di copertina.

Bio: è quella descrizione che trovate nella pagina del profilo di un account. È molto importante, perché spesso è proprio sul contenuto della bio che ci basiamo per decidere se seguire o meno un account sconosciuto. Quali sono le bio più funzionali?

a) la bio esaustiva ma essenziale: in questa bio trovo tutte le informazioni che mi danno un quadro completo sulla persona che c’è dietro ad un account. Ovviamente variano a seconda se vogliamo dare un taglio più professionale o personale al nostro profilo. Il segreto per scrivere una bio di questo tipo è chiedersi: come mi presenterei, spiegando chi sono e cosa faccio, in 1, massimo 2, tweet? Proprio perché di lunghezza tweet stiamo parlando, se usate anche nella bio qualche hashtag sulla vostra attività lavorativa o per identificare i vostri interessi, vi aiuterà a fare rete e ad essere più incisivi.

b) la bio ironica ed originale: considero la capacità di parlare di se stessi con ironia una grande virtù, capace di ispirare simpatia ed empatia. Ricordate però che l’ironia non è da tutti. Dovete saperla usare, senza offendere i sentimenti altrui, o risultare inopportuni verso i valori condivisi.

c) la bio umile ma non forzata: presentarvi come “guru” di qualcosa non vi aiuterà nel personal branding.

Immagine del profilo: anche qui, abbiate coraggio, e abbandonate l’ovetto per sostituirlo con un’immagine in primo piano, chiara, di buona qualità e sorridente. A questo proposito, vi suggerisco qualche foto profilo da evitare, soprattutto se usate Twitter anche per intrattenere rapporti professionali:

NO! alle foto di voi quindicenni e poi in realtà avete quarant’anni.

NO! alle foto in costume, se non fate i modelli/e di professione.

NO! alle foto con gli occhiali da sole, perché “gli occhi sono un po’ lo specchio dell’anima”. Vi renderanno anonimi, nascondendo la vostra vera identità.

NO! ad una foto diversa ogni giorno. Potrebbe disorientare i follower.

Link e immagine di copertina: per completare la sezione profilo Twitter ci mette a disposizione due altre funzioni.

Aggiungere un link: molto utile a generare traffico organico verso un nostro sito, blog, o quello che più ci rappresenta (magari il sito del nostro posto di lavoro, o del nostro network di riferimento). Serve a dire qualcosa in più di noi, a suggerire un approfondimento. Nel mio caso, per ovvie ragioni, ho inserito il link al mio sito professionale futurap.com. In altri momenti della mia vita professionale ho inserito il link alla mia pagina About.me, o al sito della società o del progetto per cui lavoravo.

La copertina: si tratta di un’immagine di contesto, rettangolare e molto ben visualizzata su desktop, meno da mobile. Può essere usata come sfondo grafico, particolarmente creativo, o dare qualche informazione in più sul nostro account. In generale dovrebbe seguire, ed esplicitare, il “mood” del nostro account. Io ho deciso di inserire una parte del mio nuovo logo con il mio claim.

3 modi per usare Twitter in modo strategico.

Dopo avervi riassunto “i fondamentali”, vi lascio qualche suggerimento a mò di ispirazione per iniziare a fare di Twitter un utile strumento per il branding e il personal branding.

Spiegare l’uso di Twitter ai fini strategici e professionali non era l’intento di questo breve manuale. Servirebbe ben altro spazio e un diverso contesto (i dettagli si trovano nei miei corsi di formazione online e in aula). Ecco solo una lista di trend e di propositi che fanno di questo media una piattaforma da non abbandonare e da usare in modo esclusivo.

Usa Twitter per…

Surfare i trend: grazie ai trend topic e seguendo gli hashtag usati dalla tua TL, potremo costantemente rimanere aggiornati su “cosa si dice”, “di cosa si parla”. Avere quindi gli spunti e i contenuti giusti per essere sempre up to date sugli argomenti che ci interessano e interessano al nostro network. Ricordiamo però che su Twitter non si parla potenzialmente di tutto, ma ci sono degli argomenti, i trend, che catalizzano di più l’attenzione mediatica, e generano più conversazioni. Tra questi sicuramente i più importanti fatti sociali (nel 2015 gli hashtag più popolari sono stati proprio quelli con cui si twittava in merito a importanti, e, ahimè, spesso tragici “media events”: #JeSuisParis#MarriageEquality#RefugeesWelcome. Fonte Blog.Twitter.com) 

Raccontare il nostro punto di vista: su Twitter possiamo decidere se essere solo spettatori, e non utilizzarne il 90% delle potenzialità, o partecipare da protagonisti. Uno dei modi per farlo e raccontare il nostro punto di vista su qualcosa che è di potenziale interesse per il nostro network: un evento a cui assistiamo, una trasmissione tv (la 66esima edizione del festival di Sanremoha registrato 2.114.417 tweet inviati da 357.737 utenti unici nelle cinque giornate. Fonte Spot and Web) un fatto politico o sociale. Se decidiamo di esserci, però, dobbiamo sapere che il nostro punto di vista sarà pubblico, e potenzialmente soggetto al commento o alle critiche altrui. Ricordiamocelo e, prima di Twittare, facciamoci una domanda in più su quello che stiamo scrivendo e sul “percepito” comune.

Condividere i tuoi contenuti (e suggerire quelli di altri): abbiamo detto che Twitter è un potentissimo mezzo di diffusione di contenuti pubblicati online. Ci basti pensare come ogni minuto vengano pubblicati su Twitter più di 300 mila tweet, e molti di questi contengono un link (quindi formalmente portano a un contenuti esterno a Twitter). Personalmente, nel calendario editoriale che creo per la mia attività personale e per quella dei miei clienti, cerco sempre di inserire, a giorni alterni, almeno un tweet che porti a contenuti brandizzati (prodotti in house, e su piattaforme proprietarie, o che parlano di noi) e di intervallarli con contenuti suggeriti, che ritengo particolarmente utili ai miei follower.

Entrare in contatto con gli account più influenti: la grande forza di Twitter è quella di essere un social media senza barriere, senza gradi di separazione, senza grossi filtri. Chiunque, anche un account anonimo, può potenzialmente conversare con account influenti e molto seguiti, di personaggi pubblici o di vip. La verità è però che molto spesso i cosiddetti “influencer” usano Twitter più come megafono che per l’interazione, di fatto trasformandolo in una “agenzia di stampa” personale, e dando l’idea di un utilizzo particolarmente elitario. Con gli anni ho imparato, quindi, che Twitter non è poi così democratico come sembra, ma che con un lavoro costante e di qualità può renderci interessanti per gli altri, e trasformarci in voci autorevoli e influenti. Messaggio tra le righe: non ci basterà avere tanti follower; la portata di influenza del nostro account sarà misurata dagli “esperti” anche e soprattutto in base alle interazioni costanti che i nostri contenuti riusciranno a produrre.

E per i brand?

Per i brand le cose si complicano decisamente. Se per gli account personali l’uso efficace di Twitter comporta un minimo di pianificazione strategica, per gli account commerciali Twitter è una vera e propria sfida: è un mezzo orizzontale, non da loro, come Facebook, delle funzioni particolarmente dedicate (se non quelle di pubblicità, disponibili anche per i singoli account personali, in realtà, ma abbastanza onerosi). Essendo inoltre un social che è particolarmente basato sull’interazione costante, quindi sul coinvolgimento e il dialogo tra account, aumenta l’effort di monitoraggio, controllo e attività di community management always on. Le sue caratteristiche intrinseche, però, se viste in chiave positiva, ne fanno un potentissimo mezzo di brand presence e di strategia di ingaggio, utile a diffondere i messaggi di brand in un ottica meno commerciale, più naturale, creativa, umanizzata. Inoltre, proprio perché usato continuamente da tutti per postare commenti, opinioni e punti di vista, è un mezzo utilissimo al monitoraggio delle conversazioni, dei trend (su cui i brand devono mantenersi sempre aggiornati, per massimizzare la portata virale delle conversazioni, partecipandovi con contenuti propri. Su questo principio è nato il fenomeno particolarmente in voga del real time marketing – ne parlo con un articolo dedicato nel prossimo numero di digitalic) e delle menzioni del proprio account (particolarmente utile se si vuole dare un servizio di social customer care ai clienti).

Quando ho presentato il modello “Social Media Core Model“, ho evidenziato come la produzione di contenuti brandizzati debba tenere conto dell’interesse e dell’utilizzo che ne faranno gli utenti, in prima istanza. E cercare di ottimizzarli in questa chiave “user centrica”, sfruttando le funzioni messe a disposizione dal canale stesso e per raggiungere gli obiettivi che il brand si è posto nell’utilizzarlo.

Per chiudere ti propongo il “Twitter Core Model“, che ci mostra la mia analisi e i miei suggerimenti su come usare strategicamente Twitter, e creare contenuti “core” che aumentino la portata di ingaggio del mio account di brand.

Se siete interessati a scoprire di più su come usare questi modelli come strumenti di lavoro strategici, potreste partecipare a uno dei Digital Strategy Day che porterò in tour in Italia a partire da Aprile.

Non mi resta che concludere, augurando non solo un buon compleanno al mio social preferito per eccellenza, ma anche augurandomi che, magari partendo proprio dai fondamentali, e con un ritorno alle origini, riscopra le caratteristiche che ne hanno fatto un mezzo di comunicazione che ha cambiato il modo di fareinformazione, branding, marketing.

Per tutto il resto, si sa, c’è Facebook.

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