Prevenzione, partita iva e ipocondria

Prevenzione, partita iva e ipocondria

Questa mattina davanti alla mia cartella dei referti, la dottoressa mi ha guardata ed è sbottata in un: “Be’, signorina, vedo che ha fatto un bel po’ di visite preventive qui da noi ultimamente!”, con tono sarcastico.

“Sì signora” le avrei voluto rispondere “sa com’è. Ho 36 anni e per fortuna sono sana come un pesce. Però vede, ho 36 anni e ho anche una partita iva. Nel nostro caso mica possiamo ammalarci così, a sorpresa. Nel nostro caso la prevenzione diventa una triangolazione tra unico da presentare, fatture da consegnare e spese da dichiarare, da incastrare con il calendario del momento meno black del lavoro e la scadenza del pap test da ripetere.

Ed è un attimo che ti ritrovi quel mesetto che entri ed esci dagli ambulatori per il check up completo, rigorosamente da privato perché mica possiamo aspettare i tempi del pubblico con questo gantt serrato, vero?”.

Respiro profondo.

“Poi sa” avrei incalzato “prima dei 30 la prevenzione è solo una parola che senti a cadenze alterne nelle pubblicità progresso. Molto spesso a maggio, nel mio caso, nel nostro. E la cosa sembra non riguardarti.

Poi arriva un momento in cui ti cambia la prospettiva.

A me è cambiata quando la poca prevenzione mi ha portato via troppo velocemente un affetto caro, e quando poco dopo la buona prevenzione me ne ha salvato un altro. E poi è un attimo: hai 36 anni, una vita serena, un amore importante, una carriera avviata e dei sogni da realizzare.

E cominci a pensare che è troppo, troppo bello, per pensare anche solo di prendersi il minimo rischio di perderlo.

E allora facciamo tutto e anche di più. Controlliamo i nei, analizziamo il sangue, e non banalizziamo i cali di pressione o la stanchezza ricorsiva. Tutti i controlli del mondo. Pensi dottoressa, l’altro giorno mi hanno trovato 2 carie piccoline sui denti del giudizio. E manco sapevo fossero spuntati, le pare normale?!”

Respiro profondo e sorriso. A 36 denti, bianchi e freschi di pulizia. 😉

“E quindi sono venuta anche da lei. Sì lo so, é passato un anno giusto, e voglio sentirmi rassicurata. Che tutto sia a posto, ovaie, utero, e tutto quello che le compete, comprese le scomode questioni sull’orologio biologico.

L’anno scorso un suo collega, molto scrupoloso, consegnandomi il referto dell’ecografia, mi disse”. Tutto ok, vada e pensi solo a fare dei figli”. Come se fosse normale, come se fosse scontato.

Ecco, nel caso, questa parte la eviti pure. Non la riguarda. Voglio solo che lei mi guardi per bene e che mi dica che possiamo vederci il prossimo anno, e non se ne parlerà più. “.

Pausa. Respiro profondo. Silenzio.

Questo le avrei voluto rispondere, dottoressa. E invece ho solo sorriso imbarazzata e ho iniziato a spogliarmi.

E probabilmente lei avrà pensato di essere davanti all’ennesima 36enne affetta da ipocondria.

 

Questo pezzo lo dedico a Francesca, qui la sua storia.

Futura

 

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