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Di quando ho scoperto che rimanere bambina è il solo modo che conosco per diventare grande....

A 10 anni dalla sua nascita, Twitter sembra vivere una vera e propria crisi di identità. Che sia reale o gonfiata dai media, i numeri e le dichiarazioni degli stessi founder parlano chiaro: Twitter, se confrontato con altri social media, perde in termini di crescita di account (nuove iscrizioni e account attivi, al momento poco più di 300 milioni), mentre guadagna nel fatturato (investimenti in adv).
Il documento che ti condivido oggi contiene la presentazione completa del mio intervento a #CCome16 su Social Media Core Model, dal titolo "Is Collaboration The King?". Nel post precedente ti ho spiegato quando un social media di brand diventa core e illustrato nel dettaglio come compilare  il template generale del modello.
Che cos'è un manifesto se non un esercizio? Un esercizio, sì. Personale: per individuare ed elencare chi siamo, in cosa crediamo, le nostre attitudini e gli aspetti significativi del nostro modo di essere. O strategico: figurarsi sotto forma di elenchi puntati l'identità di un brand, di un marchio, può essere molto utile quando andiamo a sviluppare idee  su come e cosa comunicare. Il tono di voce con cui farlo, le sfumature del carattere di marca, le sue posizioni su di sé e sul mondo.
Core è una parola inglese che, a seconda del contesto in cui la si usa, può significare cose diverse. Principale, fondamentale, profondo, se usata come aggettivo. Ma anche nucleo, nocciolo, essenza, come qualcosa da "figurarsi". Core si traduce anche cuore. Nell'accezione de "il cuore delle cose", "il cuore del problema", "andare dritti al cuore".
I fatti sono su tutti i giornali, anche se ancora molto confusi e con notizie approssimative.
Ieri sera tra le 20 e le 21 Stazione Termini a Roma è stata evacuata e le persone che erano sul luogo messe in stato di allerta a causa dell’avvistamento di uomo armato. L’uomo è stato intercettato, pare, prima nella metro B, poi dalle telecamere della stazione, poi fermato ad Anagni, dove si è scoperto che quello che sembrava a tutti gli effetti un vero mitra era “solo” un giocattolo che l’uomo stava portando al figlio. Questi, sembrano, i fatti.
Lo so, non è da me parlare di fatti politici su questi canali. Ma ho trovato l'occasione giusta per farlo, molto brevemente, dal punto di vista strategico digitale. C'è un evento che oggi è riuscito ad accavallarsi - mediaticamente- all'uscita del film Star Wars VII nelle sale. Sto parlando del lancio della campagna elettorale di Frank Underwood per la ri elezione a Presidente degli Stati Uniti d'America, #FU2016, avvenuto ieri sera (orario americano) su Twitter.
Il concetto di resilienza nel corso della mia vita, personale e professionale, sta assumendo un' importanza centrale, e sfumature esperienziali sempre nuove. Le definizioni che incontriamo in letteratura di resilienza (dal latino resilire, ‘saltare indietro, ritornare in fretta, di colpo, rimbalzare, ripercuotersi’, ma anche, traslato ‘ritirarsi, restringersi, contrarsi’) sono tante, e spaziano in diversi ambiti. Ve ne ripropongo alcune:
Cari giovani universitari, oggi voglio raccontarvi una storia. Mi chiamo Futura Pagano, e di mestiere faccio la Digital Strategist. E qualche anno fa -non vi dico quanti, che non sta bene- sono stata una studentessa universitaria anch'io. Sono sempre stata innamorata dello studio, e ho compiuto le mie scelte universitarie cercando di seguire il mio interesse verso le materie che più mi ispiravano e che mi interessava approfondire.
Eccoti una piccola guida critica ad Asana, il mio digital tool per il project management preferito. Perché ho abbandonato Trello e Basecamp per scegliere Asana? Lo considero il tool più completo, che mi permette una visione più olistica: su me stessa, il mio team, i miei progetti e l'andamento del lavoro.
I nostri recenti esperimenti sulla content curation e il time management dovrebbero averci lasciato spazio per la lettura. Come riempirlo nel modo migliore? Da parte avevo una mole infinita di libri da leggere, molti dei quali strettamente connessi con il mio lavoro: manuali su marketing, project management, digital strategy. Ho deciso invece di iniziare con qualcosa di diverso: un mini ebook regalatomi da Alessio Carciofi. Alessio è stato speaker del Digital Smart Working Day di quest'anno. Tema del suo intervento, e di questo ebook, è il Digital Detox
Quali sono le competenze più importanti per trovare "lavoro digitale" oggi? E cosa in generale bisogna fare, cosa bisogna imparare, quando il lavoro c’è, per non perderlo?
La routine non è per forza una cosa negativa, o noiosa. A volte trasformare dei piccoli gesti da sporadici a quotidiani può aiutarci a ordinare la mente, dare sicurezza a un atteggiamento ansioso, tenere le fila delle proprie attività.
Ricorderemo la giornata di oggi con tutta la tragicità e il dolore che merita la notizia di centinaia di uomini morti, naufraghi nel mare di Sicilia, in fuga dalle coste della Libia. Spaventa che l'indignazione per una strage ad opera di indifferenza e mala politica internazionale venga sostituita, o sorpassata, da quella per le reazioni e i commenti pubblici all'accaduto. Una sorta di meta comunicazione che svilisce, mercifica e appiattisce tutto.
Con il mio intervento "It's a digital revolution, baby!" ho cercato di raccontare come il digitale ha cambiato la mia storia, umana e professionale. L'ho fatto con un vero "life storytelling", partendo un po' dalle origini, arrivando alla creazione di questo blog e alla sua evoluzione, all'inizio del mio lavoro come social media strategist e poi di digital project manager e per approdare a DoLab.
No, io una macchina per me non la voglio. Non fraintendetemi, io un'auto ce l'ho già. È una Aygo, tuzzata sul fianco destro e pure con l'assicurazione scaduta. Per questo è da un mesetto che, con l'occasione, la lascio al fresco in garage.

Ahimè, è dura essere il fidanzato di una blogger. Dico blogger, ma leggete pure "chiunque abbia una vita online con...